Dialoghi | Allergie, diabete e altro... la soluzione è nella pancia




 
Allergie, diabete e altro... la soluzione è nella pancia

Diabete di tipo 1 e allergie alimentari, sono parenti stretti: si tratta infatti di risposte autoimmunitarie. Non solo le allergie ma forse anche altre patologie autoimmuni possono essere prevenute con una dieta 'amica' dell'intestino ricca di fibre.


Lorenzo, 26 anni, meccanico.
Sono pieno di allergie dottoressa, cosa posso fare?
Ma si tratta di allergie o intolleranze? Ha fatto dei test?

Non so bene la differenza. Ho fatto dei test e qualche allergia è venuta fuori: le fragole ad esempio, altre invece le riscontro io. Latte, cioccolato... mi provocano fastidi alla pancia e puntini rossi o pelle secca all'interno del ginocchio e dei gomiti. La farmacista mi ha detto che è colpa del diabete. È vero?
Non è esattamente colpa del diabete. Ma non è nemmeno vero che non ci sia nessun legame. Lei sa bene che il diabete è una malattia autoimmunitaria. In pratica, le cellule beta che producono l'insulina sono state distrutte dalle difese stesse dell'organismo che le avevano 'scambiate' per un corpo estraneo. Molte altre malattie hanno una origine auto immunitaria. La celiachia, l'asma, le allergie...

Ah già, l'asma, mia mamma ne soffre.
Vede che stiamo rintracciando la genetica di questo diabete? Ovviamente la gran parte delle persone con asma o con allergie non ha il diabete di tipo 1, e viceversa, ma la persona con diabete rischia più degli altri celiachia, asma e allergie. Attenzione, parlo di 'vere' allergie, mentre per le intolleranze il discorso è diverso. Per esempio, l'intolleranza al latte deriva semplicemente dal fatto che, crescendo, viene prodotto in misura sempre minore un enzima, la lattasi, che permette di digerire gli zuccheri del latte i quali, altrimenti, fermentano nell'intestino provocando aria nella pancia e forse anche altre reazioni.

Ma cosa si può fare per le allergie e per evitare l'asma. Ci mancherebbe solo questo!
Premetto che ci sono solo pochi studi sull'argomento, ma molto fa pensare che la base di molte reazioni immunitarie sia nell'intestino.

Laureata in Medicina e specializzata in Endocrinologia e malattie metaboliche all'Università di Padova, Lucia Bondesan è dirigente medico presso l'Unità operativa semplice a valenza dipartimentale di Malattie metaboliche e Diabetologia della Ulss 21 presso l'ospedale Mater Salutis di Legnago in provincia di Verona.

L'intestino? E cosa c'entra? Quello serve per digerire.
Vede, noi sappiamo che il diabete, la celiachia e, probabilmente, l'asma e altre malattie autoimmunitarie, hanno un meccanismo doppio. C'è una predisposizione genetica e una causa esterna, ambientale che le fa scattare. È come una pistola carica. Se non si preme il grilletto non succede nulla. Se lo si preme spara. E se si preme il grilletto di una pistola scarica non accade nulla. Il grilletto è la causa ambientale. E qual è quel punto dell'organismo in cui l'interno viene a contatto con l'esterno? La pelle, certo, ma la pelle è una protezione, è poco permeabile. Soprattutto nell'intestino. Lo stato di salute dell'intestino potrebbe, quindi, determinare la probabilità di sviluppare una reazione autoimmunitaria e, di conseguenza, allergie e celiachia.

Anche il diabete?
Questo non lo sappiamo ma è possibile. Del resto, è noto che nei bambini celiaci diagnosticati per tempo e che seguono con attenzione la dieta, l'incidenza di diabete di tipo 1 è inferiore rispetto ai bambini celiaci, diagnosticati tardi, o che seguono poco la dieta. Questo conferma l'idea che 'trattando bene' l'intestino si riduce la probabilità di sviluppare delle reazioni autoimmunitarie, allergie comprese. Si potrebbe impedire la manifestazione di una genetica che altrimenti si sarebbe manifestata.

Allora cosa devo fare?
Direi che diventano ancora più importanti le raccomandazioni che da tempo i diabetologi, e in generale tutti i medici, fanno: l'intestino per funzionare al meglio ha bisogno di fibre e le fibre – che solo 100 anni fa rappresentavano la base dell'alimentazione nelle nostre campagne – sono oggi emarginate e forse questo non è un caso, visto che alla riduzione delle fibre si associa un aumento nell'incidenza di tutte le malattie autoimmunitarie.

In concreto?
In concreto: usiamo pane e pasta integrale al posto di quella raffinata, mettiamo una porzione di verdura o di frutta in ogni pasto, colazione e eventuale merenda compresa. E se non basta io non sono nemmeno contraria ad assumere crusca in pillole come integratore. Ricordiamoci che in un pasto ricco di fibre gli zuccheri non entrano tutti in una volta nel sangue. La glicemia quindi si innalza meno e in modo più graduale.

Ma io ho una glicata del 7%!
Ne sono soddisfatta. Ma guardiamo come variano le glicemie giorno per giorno. Nel diabete di tipo 1 la glicata non è poi così importante, o meglio, è importante solo se è fuori target. Se è accettabile, diciamo fra il 6 e il 7%, come accade nella maggior parte dei casi, l'attenzione va posta alle variazioni della glicemia durante la giornata. Perché se una persona ha la glicemia a 250 dopo ogni pasto e a 50 per due ore ogni notte, il valore di emoglobina glicata ci restituisce una sensazione di equilibrio assolutamente falsa. Certo, oggi con gli analoghi possiamo graduare la 'copertura insulinica' di ogni pasto, ma la cosa migliore è mangiare meglio. Molte fibre in pancia – che, tra l'altro, rinforzano i denti, provocano sazietà presto e non hanno nessun apporto calorico – e buona parte delle allergie se ne vanno!

Ultima modifica: 15/06/2010

Roche Accu-Chek, Vivi la vita. Come vuoi.
© Copyright 2010. Roche Diagnostics S.p.A. - Società unipersonale - P.IVA 10181220152
 
Genitori Ragazzi Adulti