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«Io il diabete me lo vivo benissimo, nessun problema a parlarne ma... quando e con chi voglio io». Sabina, 33 anni, impiegata in una grande azienda della sua zona fa una vita normalissima, anzi un po’ più che normale: riceve fornitori (si occupa di macchine per la produzione di mobili) e molti weekend sale sulla moto e, insieme a un gruppo di amici, gira l’Italia o partecipa a motoraduni dormendo, se capita, in tenda. Molte sere esce a ballare e il mare è... a mezz’ora di macchina. Al microinfusore è arrivata per ragioni cliniche, un diabete un po’ difficile da trattare con la terapia iniettiva classica. «Mi sono fatta le domande che si fanno tutti: ‘si vedrà?' 'non si vedrà?’, ‘al mio fidanzato farà o non farà un brutto effetto?’... poi mi sono resa conto che stavo sbagliando l’approccio: non sono io che devo adattare la mia vita al microinfusore ma lui che deve adattarsi a me».
Cosa intende dire? Facciamo un esempio concreto... Una delle prime cose che ho pensato è stata: “Oddio, adesso devo cambiare tutto il mio guardaroba, perché gli abiti che mi piacciono lo fanno trasparire”. Ma questo è sbagliato e ho fatto mille prove per vedere come fosse possibile metterlo anche con i vestiti che ho e che voglio tenere.
E adesso... Ora mi trovo benissimo con un trucco che mi ha consigliato l’esperto della Roche Diagnostics: metto il microinfusore alla caviglia, il catetere sale su e arriva alla parte alta del gluteo o della pancia dove c’è il set di infusione. È fantastico perché non si vede assolutamente e posso controllare il display semplicemente incrociando le gambe e sollevando un poco l’orlo dei pantaloni. Posso usare i miei jeans con tranquillità e con il sito di infusione nel gluteo posso anche tenere l’ombelico fuori.
Geniale! Ho provato di tutto, sono piccolina e magra per cui altre soluzioni classiche come appenderlo al reggiseno o sui fianchi non funzionavano. Questa è una delle migliori. Ma sono anche andata al mare sa? È stata una bellissima prova!
E come ha fatto? Sono andata da sola perché... era la prima volta. Mi sono sdraiata sul bagnasciuga e un’altra volta sul lettino, ho messo il microinfusore sotto un asciugamano più che altro perché non prendesse caldo, e stando a pancia in su non si vedeva nulla. Per fare il bagno ho controllato la glicemia, ho fatto un bolo piccolissimo, ho staccato il catetere, messo la protezione e via in acqua. Era la prima volta... ho il microinfusore solo da sei mesi. Rinuncio soltanto alle minigonne d’estate, ma per questioni di gusto. In inverno le indosso volentieri invece.
Insomma è una questione di abilità e di ingegno... È anche una questione di testa. Io ho girato tanti ospedali ho visto tanta gente che stava male per davvero. Per questo non sopporto che semplici conoscenti mi guardino con l’aria di dire ‘poverina’. Per questo non sempre mi va che tutti vedano il microinfusore, ma con i miei amici non c’è problema. Anche il mio fidanzato è tranquillissimo.
Bravo! Bravo lui e brava... io. Secondo me, quando per i fidanzati il diabete è un problema i casi sono due. O sono fidanzati che non valgono nulla o sei tu che in realtà vivi male il diabete e il fidanzato ti ributta il tuo disagio. E lo stesso vale per gli amici.
È un consiglio che darebbe a tutti? Certo. Per prima cosa devi chiarirti le cose in testa. Poi devi capire che il microinfusore è fatto per seguire quello che vuoi fare, e non viceversa. Quanto a nasconderlo: io sono alta 155 centimetri e peso 40 chili, ho un lavoro impegnativo e faccio la vita di una ragazza. Se sono riuscita a nasconderlo io e a non avere problemi, vuol dire che lo possono fare tutti.
Ultima modifica: 16/06/2009 |
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