Mi chiedo spesso: "Come mai ho atteso più di 10 anni di diabete per mettere il micro?"
Elena67
| Tenacia e controllo




   >> ARCHIVIO DELLE INTERVISTE
Giuseppe Pipitone
sportivo di livello nazionale in un'immagine della maratona d'Italia del 2003
 
Tenacia e controllo

«È come passare da una 500 a una Ferrari». Così Pippo, maratoneta di livello nazionale descrive la sua conversione al microinfusore che gli consente di gestire meglio gare dove il perfetto funzionamento del metabolismo conta e conta ancora di più la forza di volontà.


Giuseppe se la ride. E si prende anche il gusto di canzonare bonariamente gli ‘esperti’ che gli dissero, una volta diagnosticato il diabete, che la sua carriera agonistica era finita, che un diabetico non può fare sport. A un congresso di medici Giuseppe, che tutti chiamano Pippo, intervenne con una proiezione che intercalava queste frasi fatte a immagini che lo vedevano impegnato in estenuanti maratone, gare nelle quali l’atleta di Marsala si è sempre classificato fra i primi. Il segreto? Una non comune forza di volontà e una grande capacità di autocontrollo.
Chi non ha mai fatto gare di fondo, prima fra tutte la maratona, pensa che il segreto per arrivare al traguardo sia una straordinaria forza fisica. Non è così. Ci vuole un fisico allenato, ovviamente, ma soprattutto una grande capacità di controllare il corpo e la mente. È la forza di volontà che permette di partecipare con risultati di alto livello alle principali maratone italiane (quella ‘in casa’ di Palermo, quella di Carpi, di Roma), a molte mezze maratone e a competizioni su distanze minori come i 10 mila metri, per non parlare dei chilometri macinati ogni giorno in allenamento.

Da dove viene questa forza di volontà?
Da sempre lo sport è la mia passione. Una passione che – senza mai puntare al professionismo – ho costantemente cercato di esprimere a buoni livelli. Ho iniziato con il tennis e poi ho scoperto il fondo, le lunghe distanze.

Fino a quando il diabete ha... scoperto te.
A 30 anni, è stata una mazzata, anche perché molti mi dicevano – o mi facevano capire – che sì, avrei potuto riprendere una vita normale, forse fare anche qualche corsetta ma certamente senza esprimermi ai livelli cui puntavo.

E invece...
E invece la mia carriera è proseguita. Ho corso distanze più lunghe e ho avuto piazzamenti migliori ‘dopo’ il diabete che prima. Certamente mi sono fermato per un po’, ho dovuto raggiungere un buon equilibrio glicemico, imparare molte cose in più sul metabolismo in generale, allenarmi dapprima su distanze medie, 5 chilometri, poi 10, poi mezze maratone, ne ho corse 22, e infine la regina delle gare, la corsa di 42 chilometri che ho corso dieci volte anche in meno di tre ore.

Molte cose in più... perché un maratoneta è già un esperto di metabolismo?
Sì, è una gara che impegna una dopo l’altra tutte le fonti di energia dell’organismo. Quando corri devi sapere che ‘carburante’ stai usando: glucosio o grassi o gli stessi tessuti. E devi cercare di prevedere quando passerai da una fonte all’altra. In questo senso partivo ‘avvantaggiato’. Una persona che fa sport di questo tipo conosce e rispetta il funzionamento del proprio corpo.

Da come parli sembra che il diabete sia un vantaggio...
No, non lo è, ovviamente. Devi agire per ottenere un risultato, il compenso glicemico, che negli altri atleti è garantito. Ma non è nemmeno un ostacolo impossibile da superare. E una buona conoscenza del tuo metabolismo, la possibilità di controllarlo è anche un aiuto. Il diabete aggiunge una dimensione in più al rapporto con il mio corpo. Devo fare ancora più attenzione alla alimentazione, devo sapere quanta insulina vuole, devo sapere se durante il percorso ha bisogno di ingerire zuccheri o controllare se sta bene.

Il diabete non è un ostacolo per chi vuole fare sport.
Il messaggio che io porto correndo è proprio questo “chi ha il diabete, se vuole, può fare sport anche agonistico”. Tuttavia vorrei dire una cosa. Io correndo dimostro qualcosa, ma non corro per dimostrare qualcosa.

Perché allora?
Semplicemente corro perché mi piace, mi piace molto e non tolleravo che il diabete me lo impedisse. Mi piace quasi quanto mia moglie e le mie due gemelle. Grazie anche a lei, a loro, il diabete non ha distrutto i miei sogni. Ecco, credo che questo sia un messaggio che vale per tutti, anche per chi non ama correre o non ama fare sport. Il diabete non deve distruggere i tuoi sogni. Sei diverso, inutile negarlo, ma non devi sentirti malato. Detto in altre parole, sconfiggere il diabete nel senso di eliminare il problema ancora non si può. Ma sconfiggere l’idea che ci si fa del diabete è possibilissimo. Basta volerlo.

E veniamo ora al microinfusore che usi da qualche mese.
È come passare da una 500 a una Ferrari. A dire il vero anche con la ‘500’, con le penne, riuscivo a tenere ben sotto controllo le glicemie, ma quasi tutti gli amici che fanno sport con il diabete usano il microinfusore e mi sono convinto che questo tipo di terapia poteva essere utile anche per chi compie sforzi di lunga durata ed estenuanti come avviene nel podismo. Ho iniziato e mi trovo bene, anche se ho dovuto imparare molte cose.

Risultati?
Ancora non ho partecipato a gare ma sono molto fiducioso. Vedo in questi allenamenti che ho fatto che – oltre a rendere più semplice la gestione del diabete – mi permette di gestire meglio la gara. Faccio un esempio: io ero costretto a iniziare la gara in iperglicemia. Se l’avessi iniziata con le glicemie in equilibrio avrei rischiato l’ipoglicemia che significa doversi fermare e uscire dalla gara stessa o interrompere l’allenamento. Con il microinfusore invece posso dosare in ogni momento della gara l’insulinizzazione, posso partire in equilibrio e mantenerlo per tutta la gara. Tra l’altro il microinfusore mi aiuta a gestire anche le ore dopo un allenamento o una gara. Nelle ore seguenti a uno sforzo importante infatti i muscoli recuperano le riserve perse assorbendo glucosio dal sangue. Se non hai un mezzo per gestire bene questa fase, rischi di trovarti con una inattesa ipoglicemia. Nei primi mesi continuavo a correre e controllare la glicemia raccogliendo dati e informazioni. Le prime gare le farò più tardi, dapprima 5 e 10 mila metri e poi mezze maratone e maratone e credo sinceramente che ne trarrò vantaggio.

Cosa dirai quando concluderai la prima maratona con microinfusore?
Credo che dirò quello che ho detto quando ho concluso la prima maratona con il diabete, in tre ore e cinque minuti. Un tempo di tutto rispetto: «Forza Pippo sei stato grande ancora una volta».

Ultima modifica: 16/06/2009

Roche Accu-Chek, Vivi la vita. Come vuoi.
© Copyright 2010. Roche Diagnostics S.p.A. - Società unipersonale - P.IVA 10181220152
 
Genitori Ragazzi Adulti