Mi chiedo spesso: "Come mai ho atteso più di 10 anni di diabete per mettere il micro?"
Elena67
| Ho vinto tutto tranne la paura (degli altri)




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Emanuela
insegnante di inglese, è stata fra le maggiori velociste italiane e tuttora è campione italiano seniores nei 200 e 400 metri. (Foto di archivio)
 
Ho vinto tutto tranne la paura (degli altri)

Poche volte Emanuela ha visto qualcuno tagliare il traguardo prima di lei. Una forma fisica perfetta aiutata da un allenamento costante e da un ottimo controllo. Peccato solo che antichi pregiudizi le abbiano impedito di correre alle Olimpiadi.


Poche volte Emanuela ha visto qualcuno tagliare prima di lei il traguardo dei 400 metri. A vent’anni volava con tempi che le avrebbero garantito, se
non una medaglia, almeno la partecipazione alla finale olimpica dei 400 alle Olimpiadi di Mosca. Il diabete, arrivato nel pieno della preparazione atletica non l’ha fermata. Con un perfetto controllo e utilizzando uno dei primi lettori della glicemia, è riuscita a mantenere le sue performance a livelli olimpici.
Come tante persone capaci di accettare il diabete, Emanuela è stata danneggiata dalla paura che gli altri hanno del diabete. I dirigenti le hanno negato il biglietto per Mosca. Ancora oggi comunque Emanuela corre ancora, è spesso prima ed è anche la ... prima persona seguita dal centro della sua città a usare un microinfusore.

Quando ha scoperto di essere una sportiva di livello agonistico?
L’amore per l’atletica è nato prima del diabete: in seconda media. Ho iniziato a correre e a vincere facilmente. Ho vinto tutte le gare studentesche e poi i giochi della gioventù e le varie gare in giro per l'Italia. A quel punto sono entrata nella nazionale di velocità femminiledopo essermi classificata quarta nei 400 metri ai Campionati Assoluti a Roma nel 1978: il faticosissimo giro di pista che molti atleti cercano di evitare. A quel punto, avevo vent’anni, è
arrivato ild diabete.

È stata una mazzata?
Sì, ma fino a un certo punto perché, nonostante il diabete, sono riuscita a mantenere per un paio di anni le mie performances agonistiche ad alto livello. Nessuno mi poteva fermare e il mio obiettivo era quello di tutti gli atleti: arrivare alle Olimpiadi, nel mio caso per l’esattezza quelle di Mosca del 1980. Correndo i 400 metri in 54 secondi avrei potuto benissimo farcela ma...

Ma?
I dirigenti della Federazione non ritennero opportuno mandarmi nella selezione azzurra alle Olimpia di Mosca. Dicevano: "se poi ti succede qualcosa in pista o fuori...", e avevano troppa paura delle conseguenze per ignoranza della malattia. Era assurdo. Io ero seguita dai migliori medici, controllavo perfettamente il diabete, si figuri che avevo uno dei primi glucometri fatti venire dalla Gran Bretagna, un oggetto scomodissimo grande come una scatola da scarpe. Eppure...

Sembra incredibile, tra l’altro a quella Olimpiade non parteciparono gli Usa e numerose nazioni, le possibilità di vincere una gara di atletica erano quindi molto maggiori del solito...
Esatto, ma al tempo non si parlava come oggi di diabete e sport, non c’erano le testimonianze di decine di persone che, nonostante il diabete, hanno
vinto gare in ogni disciplina. Il diabete faceva paura.

Avrebbe vinto a Mosca?
L’oro dei 400 metri no, lo vinse Marita Koch che scese sotto i 50 secondi per poi far scendere il suo record a 49 e poi a 48’16, un mito dell’atletica. Per salire sul podio avrei dovuto scendere sotto i 51
secondi il che era davvero difficile visto che l'ottava classificata Linsey McDonald segnò 52,40 che non era ancora un tempo nelle mie possibilità. Comunque avrei potuto ben figurare fra le ragazze della staffetta nazionale azzurra della 4x400 ma, al di là di tutto, mi sarebbe bastato partecipare a una Olimpiade che è sempre stato il sogno della mia vita. E invece ho perso l’aereo per Mosca e anche qualcos’altro...

Cioè?
Ho perso il mio allenatore, che aveva puntato su di me in vista di una carriera di livello internazionale e anche un po' di amore verso lo sport organizzato infatti ho continuato a correre a livello italiano ancora per un po’, poi mi sono laureata, sposata e ho preferito abbandonare lo sport organizzato per altre scelte di vita.

Ma non l’attività fisica...
Quella mai. Pensi che in Africa ho vinto una gara amatoriale ma combattuta ed ero al quarto mese di gravidanza. Non sono mai stata più di un mese senza correre salvo seri motivi. Poi sono tornata in Italia e ho ritrovato l’entusiasmo per lo sport su pista grazie alle gare Master che sono sportivi che vogliono ancora mettersi in gioco dopo i 35 anni di età. Esistono infatti campionati regionali, nazionali, europei e mondiali: io sono stata campionessa italiana dei master 35 nei 200 metri indoor, dei master 40 nei 200 e 400m. all'aperto nel 1998 a Viareggio e dei master 45 nei 200 e 400 m a Caorle nel 2004. Mi alleno tre volte a settimana, conosco un sacco di gente e mi diverto. In un certo senso c’è anche un' atmosfera più sana fra i master che fra i giovani.

Cosa intende dire?
È un discorso lungo. Vede: uno sportivo deve amare e quindi rispettare il proprio corpo per cui non è un problema controllare la propria alimentazione, rinunciare anche a un bicchiere di vino, andare a
dormire presto, perché sa bene che qualunque cosa può influire anche se in misura limitata sull’efficienza del suo organismo. E questa è una cosa positiva. Quando è arrivato il diabete mi è stato facile inserirlo nel mio autocontrollo’. È una cosa che rimane per sempre. Ci sono però degli
eccessi che sono sempre controproducenti. Lo sport deve essere divertimento, la perfetta efficienza del corpo è un mezzo non un fine. In questo senso da giovani si esagera, forse ancora
di più oggi che perfino nell’atletica sono arrivati interessi economici e guadagni che una volta erano sconosciuti.

Fra gli 'anziani’ invece...
C’è divertimento. Si fanno le gare e ci si allena per il gusto di fare una vita sana e di conoscere persone con gli stessi interessi. La voglia di vincere rimane, per carità. Ma se mi alleno correndo tre volte a settimana è prima di tutto per il piacere di farlo.

Dove si allena?
A Macerata esiste un sodalizio sportivo, la Società Educazione Fisica, S.E.F., che compie quast'anno 100 anni di storia e che attualmente si dedica unicamente all'attività dei master. Abbiamo quindi un campo sportivo a nostra disposizione. Solo che... mi rattista un po' notare che su quella stessa pista a vent’anni mi bastavano 55 secondi per fare il giro, dieci anni fa 64 e oggi se va bene ne impiego 66.

Ma suvvia, lei ha anche più di 45 anni. La gran parte delle sue coetanee non riescono a fare tre piani di scale a piedi senza ansimare!
È vero, ma uno sportivo di solito fa paragoni solo con altri sportivi e con se stesso. Ieri come oggi per esempio, mi secca molto quando in qualche gara vedo qualcuna tagliare il traguardo prima di me, anche se è più giovane.

Capita?
Di rado, ma capita. Nelle competizioni a carattere regionale sui 200 e 400 non mi è mai capitato né da giovane né da master. A livello nazionale poche
volte, non mi ricordo una gara nella quale non sia salita almeno sul podio.

Ci stavamo dimenticando il diabete...
In effetti come le ho detto il diabete in sé non ha cambiato la mia vita, è stata la paura che gli altri avevano del diabete a farmi del male. Anche per
questo io non ne ho mai parlato quasi con nessuno. Solo da poco tempo mi sono aperta, ho iniziato partecipando alle riunioni dell’Aniad.

E il microinfusore? Lei che è stata una delle prime in Italia a usare il microinfusore?
Ovviamente lo conoscevo da tempo, solo che fino a due anni fa ho vissuto all’estero in paesi non troppo avanzati peraltro. Quando sono tornata in
Italia ho preso dapprima contatto con il Centro di Perugia che sapevo essere particolarmente attento all’equilibrio glicemico e metabolico delle persone
impegnate in un importante esercizio fisico, poi mi sono affidata con grande soddisfazione alle cure del Centro di Macerata. Mi hanno consigliato con
forza il microinfusore e anche di passare dalle gare di velocità a quelle di mezzo fondo, i 3 mila metri per esempio.

E ha seguito questi consigli?
Per quanto riguarda il microinfusore sì, per quanto riguarda i tremila metri... ho qualche remora ma penso che lo farò.

Teme di non essere prima?
Guarda caso, io sono la prima persona che il mio Centro di Diabetologia di Macerata ha dotato di un microinfusore. Era destino.

Ultima modifica: 17/12/2009

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