Anche a me è capitato di cambiare il set in ritardo qualche volta, ma, a partire dal 3º giorno le glicemie cominciano a peggiorare... meglio evitarlo!
elio
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Michele
Michele, romano, è da sempre appassionato di musica. Fa parte di una band e registra dischi (foto di archivio).
 
Questione di ritmo

Michele è chitarrista in una band: due dischi all’attivo, un terzo a settembre, un calendario di concerti. Una cosa seria insomma. Una passione che magari non dà da vivere (Michele lavora in uno studio) ma assorbe energie e regala enormi soddisfazioni. Una passione che è nata a 15 anni, oggi Michele ne ha 32.


Fare un concerto ha riflessi sulla glicemia come capita nelle performance atletiche?
Sì, non tanto per lo sforzo fisico, quanto per quello mentale. Credo che l’impegno mentale assorba molto glucosio. Di fatto temevo più le ipo che le iperglicemie. Anche perché le ipo rovinano di più la concentrazione.

E come ci si prepara?
Prima di un concerto o di una prova in studio di registrazione tengo la basale più bassa possibile e prima ancora cerco di ridurre il valore calorico dei pasti.

Il microinfusore aiuta anche chi fa musica?
Non c’è dubbio. Banalmente, nei concerti si fa tardi. Specie se si tengono fuori da Roma, dove abito, e devi tornare a casa. Non di rado si va a letto alle quattro o alle cinque di notte. Ovviamente il microinfusore ti permette di recuperare la mattina, altrimenti ti devi svegliare per l’iniezione. E poi ci sono le prove, le registrazioni. Affittare uno studio costa decine di euro al minuto. Non sempre puoi permetterti di interrompere il lavoro per l'orario del tuo pasto. L’ultima cosa di cui hai bisogno quando stai cercando di creare il suono giusto è avere in testa la scadenza della ‘penna’. Insomma non ci sono orari e io dovevo fare salti mortali per adeguare la terapia alla vita: prolungavo con un po’ di rapida la ritardata del pomeriggio o lavoravo sulle dosi...

E i risultati?
Se parliamo di equilibrio glicemico erano molto buoni. Prima di mettere il microinfusore avevo una glicata di 5,4%

Caspita!
Eh sì! Ovviamente anche io agli inizi ho avuto i miei alti e bassi, ma a un certo punto con disciplina ho mirato a mettere a posto queste glicemie e ci sono riuscito. Ma a quale prezzo! Insomma mi stavo rovinando un po’ la vita, diciamolo. Ho iniziato a provare una forma lieve ma persistente di ansia, che successivamente, accostata ad altri motivi, è sconfinata in depressione che curavo con un antidepressivo.

E cosa ha fatto?
A quel punto ho detto ‘basta, posso fare di più’, o meglio posso fare lo stesso ma in modo diverso. Sono passato da un medico singolo a un Team che tra l’altro ha molta esperienza con i microinfusori. E loro mi hanno proposto questo strumento.

Anche se la glicata era perfetta?
Sì. Il mio obiettivo era quello di raggiungere un altro livello di autonomia. Per quanto ne sapevo il microinfusore poteva soddisfare le mie esigenze. Complicarsi la quotidianità per curarsi dà alla malattia un peso maggiore di quanto in realtà ne abbia.

E cosa è successo?
Messo il microinfusore è accaduta una cosa stranissima. Nel giro di pochi giorni l’ansia e la depressione sono sparite. Dopo un po’ ho anche smesso di prendere pillole. Devo dire che non me lo aspettavo.

Cosa ti aspettavi dalla terapia con microinfusore?
In un certo senso molto di più, in un altro molto di meno Devo dire che non sapevo molto del microinfusore. Per esempio pensavo che ti proponesse lui delle soluzioni, che facesse insomma una parte del tuo lavoro. D’altra parte non pensavo che fosse così flessibile, che ti desse questa libertà e che migliorasse il tuo modo di vivere le cose. E‚ stato un salto di qualità notevole.

E ora?
La qualità della vita è migliorata moltissimo. La depressione è sparita, l’ansia è ridotta e la glicata è migliorata ancora, dal 5,4 è scesa al 5,2%.

Ma la musica e il controllo glicemico hanno qualcosa in comune?
Forse. In fondo in ambedue i casi si tratta di numeri che – posti un certo ordine – nel primo caso diventano note, nel secondo... salute.

Ultima modifica: 16/06/2009

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