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Ad Annagrazia non va quando i conti non tornano. Matematica le piaceva da ragazza e nel lavoro ha imparato che dietro i numeri ci sono delle persone, e che quando i conti non tornano c’è qualcosa che non va anche nelle persone. Almeno questa è una ipotesi, Annagrazia lavora alla Agenzia delle Entrate, nel fisco insomma. Quasi sempre allo sportello, a cercare di capire e di associare... delle cifre a delle persone. “Il diabete è una questione di numeri”, si lascia sfuggire. È una donna adulta, piacevole e precisa, fa un lavoro faticoso allo ‘sportello’ ma parla spesso del contatto con le persone come di un valore.
Cosa è cambiato nella sua vita da quando è passata alla terapia con microinfusore? Moltissimo. Non mi sono mai fatta sopraffare dal diabete, ma questo tipo di terapia mi offre una sensazione di assoluta autonomia e libertà. Non ho problemi di orari e di tempo. Se all’intervallo di pranzo decido di mangiare solo un toast e utilizzare quell’ora e mezza per fare shopping o guardare le vetrine posso farlo, idem se all’ultimo momento con le amiche si decide di andare in palestra o in piscina. C’è un altro aspetto poi. Ieri se dovevo iniettare insulina dovevo alzarmi, salutare tutti, andare da qualche parte e fare l’iniezione, ora mi basta premere due tasti. E poi, oltre ad avere meno disagio, creo anche meno disagio.
Non so se capisco bene... Intendo dire disagio negli altri. Anche agli amici più cari forse faceva un po’ impressione vedermi fare una iniezione, le penne sono più simpatiche delle siringhe, ma l’ago... colpisce un po’ tutti, anche gli adulti. Ora invece il problema non c’è più o quasi.
Bisogna cambiare il set di infusione. Sì, su questo punto ci vuole attenzione. Due o tre volte la settimana occorre qualche minuto di calma per cambiare ago e filo. Ci si mette di più che a fare una iniezione e forse è anche un pochino più doloroso, ma prima di tutto stiamo parlando di due o tre volte la settimana, non di trenta volte e poi posso sempre scegliere il momento. Se al mattino non posso o non ho voglia, posso aspettare il pomeriggio... vuoi mettere la comodità? E c’è un altro aspetto che mi piace del microinfusore e mi fa pensare spesso “Ah, se l’avessi avuto prima!”.
Quale aspetto? Il fatto che con il microinfusore i conti tornano. Mi spiego, il diabete è una questione di numeri. Io passavo la vita a chiedermi, ma perché i conti non tornano? Perché ho questa glicemia a 250 o questo inizio di ipoglicemia? E trovare la causa non è semplice, con la terapia multi-iniettiva ci sono troppe variabili. Prima di tutto usi diverse insuline. Potrei aver sbagliato insulina usando una penna al posto dell’altra? Poi è facile sbagliare nell’iniezione, dopo un po’ di tempo l’iniezione si fa un po’ troppo velocemente, si prendono delle scorciatoie... che ne so, non si tiene l’ago infilato contando fino a cinque. Le stesse insuline, soprattutto le lunghe, non hanno sempre il medesimo comportamento. Una volta durano di più, una volta di meno.
Lei ha il diabete da molti anni… Sì, ma forse una volta avevo più tempo e voglia di pensare. Con l’età la complessità si sopporta meno. Si ha meno voglia e tempo di porsi domande. Si apprezzano - molto di più che da ragazzi – le soluzioni semplici e razionali.
E con il microinfusore i conti tornano? Sì, e soprattutto hai meno variabili da tenere d’occhio. L’insulina è una sola, non puoi sbagliare. Basta una occhiata al display e sai quanta insulina hai fatto nel bolo e quando, essendo una ultrarapida non devi stare lì a chiederti quanta insulina hai ancora in corpo dalla precedente iniezione.
Non hai ‘magazzino’ come si direbbe in contabilità. Esatto. Non ci sono partite pregresse come avviene con le insuline medie e lente. Insomma, non dico di non avere mai glicemie ‘strane’ da quando uso il microinfusore, ma oltre ad accadere meno spesso, mi è più facile trovare una spiegazione. E questo mi rende più serena.
Quando qualche conto non torna cosa fa? Se la glicemia è più alta del normale e non mi viene subito in mente una spiegazione logica, io non sto tanto lì a pensare: cambio tutto, ago e filo. Porto sempre con me un set infusionale e una batteria di riserva, occupano meno posto della penna. Prima agisco e poi mi chiedo.
Mi faccia indovinare: si chiede perché i conti non tornano. Esatto, ma a quel punto è una curiosità, perché il problema è risolto e molto probabilmente non si ripresenterà.
Ultima modifica: 17/12/2009 |
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