Io vorrei qualche consiglio su come portare il microinfusore. A volte lo inserisco sotto il reggiseno, ma in estate la cosa è un po' più problematica.
Elena67
| Una vita speciale




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Sabina
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Una vita speciale

All’esordio tutti i diabetologi insistono nell’assicurare che chi ha il diabete può avere una vita normale. Ma dimenticano di aggiungere che volendo può avere anche una vita speciale. Come quella di Sabina che a 35 anni ha fatto più cose di molte persone senza il diabete in tutta la loro esistenza.


Danzatrice classica fino all'età di 27 anni, laureata con successivo master, ricercatrice universitaria, da pochi mesi ha un sanissimo bimbo, conducendo la gravidanza con la massima serenità. Ha un microinfusore, è una delle vincitrici del concorso “Scrivi la tua vita. Come vuoi”. Il curriculum di Sabina che ha solo 35 anni conferma che chi ha il diabete di tipo 1 può vivere non solo una vita normale ma anche una vita un po’ speciale ricca di soddisfazioni di ogni tipo.
«Avevo 22 anni quando ho scoperto di avere il diabete», racconta Sabina; «che qualcosa non andasse se ne era accorto il mio maestro di danza. Continuavo a dimagrire, lui con una scusa o con l’altra cercava di farmi mangiare qualcosa. Dopo mi spiegò che aveva temuto che io, come capita a non poche ragazze che praticano la danza, evitassi appositamente di mangiare per un eccesso di attenzione alla forma, insomma che stessi diventando anoressica. Mi convinse a parlarne con un medico che capì subito di cosa si trattava. Da quel momento cominciò una lunga trafila di ricoveri e visite».

Uno choc. Hai pensato di dover abbandonare la danza?
Neanche per un momento. Rimasi molti giorni al Policlinico, ma il giorno dopo l’uscita dall’ospedale ero già a scuola di danza. Non ho trovato affatto difficile conciliare la mia passione con il diabete. Anzi direi che le cose sono state più facili. Vede: chi fa danza è abituato a esercitare un certo controllo sul suo corpo, a seguire un certo regime di vita. In fondo è tutto lì. Non solo sai come muovere il tuo corpo, ma impari anche ad ascoltarne le esigenze e ad assecondarle.

Già, la danza è l’arte dell’equilibrio, e non solo in senso fisico.
Esatto. Ovviamente. Prima del diabete mi alimentavo in modo irregolare. Parlo dei consueti eccessi e della normale alimentazione. In quegli anni facevo l’università e quando si sta tutto il giorno fra aule e biblioteche è difficile mangiare in modo sano. In questo senso il diabete mi ha stimolato, se non vogliamo dire obbligato, a fare le cose per bene.

Il diabete non ha avuto impatto sullo studio?
No, se escludiamo il primo anno. Ero e sono seguita a Napoli, che è a oltre 100 chilometri di distanza. Ogni visita, tra andare e tornare, richiede un giorno intero e i primi mesi ne ho fatte diverse. Ad ogni modo sono riuscita a conciliare studio danza e diabete e a laurearmi in economia e commercio.

E poi hai fatto il Master…
Sì, mi sono resa conto che avevo voglia di approfondire un tema specifico e ho fatto un master in ingegneria informatica. A quel punto è stato facile trovare lavoro. In Campania ci sono molte realtà anche importanti nell’information technology e nelle telecomunicazioni e l’Università presso cui lavoro ha un centro di ricerca sull’informatica e le telecomunicazioni. Insomma mi è stato possibile lavorare nel settore che desideravo: la ricerca. Il mio ruolo è a cavallo fra il management e la ricerca. Molto piacevole, devo dire, ma come tutti i lavori in tale ambito prevede un impegno intenso che ancor di più marca la sfida tra la mia vita e la malattia.

Col lavoro hai abbandonato la danza, ma hai intrapreso un’altra sfida, che fa rima: la gravidanza.
Sì, dopo la laurea e il master mi sono sposata con Luca e…

A proposito il diabete ha influenzato la tua vita di relazione, insomma fidanzati etc…?
No, anzi sì, in senso positivo però. Quello che oggi è mio marito era già il mio fidanzato nei giorni in cui ho scoperto di avere il diabete. Questo ha dato profondità al rapporto.

Nel senso che il diabete spinge a progettare sia a breve sia a lungo termine?
Qualcosa del genere. Il diabete è una cosa seria e se il compagno è una donna o un uomo con il diabete si parla più facilmente, e prima, di cose serie. Un bambino, per esempio, non può arrivare per caso, la gravidanza va desiderata ovviamente ma anche progettata.

E qui ti ha aiutato il microinfusore…
Sì, avevo letto del microinfusore, parlato con qualcuno che ce l’aveva e mi sono appassionata. Ho cercato un diabetologo che me lo impiantasse, il quale si è stupito della mia richiesta. Ero il primo paziente a chiedere spontaneamente il microinfusore. A dire il vero il ‘micro’ non l’ho chiesto per la gravidanza, ma prima ancora per correggere una tendenza alle iper e ipoglicemie notturne. Nonostante tutte le variazioni possibili allo schema insulinico, finivo per svegliarmi di notte per le ipo o per la paura di una ipoglicemia. Passavo molte notti in bianco o quasi. Tra l’altro, nonostante tutte le attenzioni, l’equilibrio glicemico non era ottimo: oscillavo fra il 7,5 e l’8,5% di emoglobina glicata, che sono valori piuttosto alti in generale e sconsigliabili per chi vuole iniziare una gravidanza.

Imparare a usare il micro non deve essere risultato difficile…
No, avendo confidenza con le tecnologie partivo avvantaggiata. Ma non c’è bisogno di un master in ingegneria informatica per usare al meglio un microinfusore.

Con il microinfusore la glicemia è migliorata?
Sì, prima di tutto sono scomparse le ipo e le iper notturne. Insomma ho iniziato a dormire la notte. E i risultati in termini di glicata sono stati ottimi. Lo dico non per vantarmi, il merito è in buona parte del dottor De Feo, il mio medico; ma per dare coraggio a chi sta pensando di avere un bambino e teme di non riuscirci. La mia glicata è scesa sia prima, sia durante la gravidanza, sotto il 6% che è un valore che si riscontra spesso nelle persone che non hanno il diabete. In certi momenti è arrivata a 5,4% e questo senza ipoglicemie severe o pericolose per il bimbo che avevo in grembo. Senza la flessibilità del micro non ci sarei riuscita. E così a metà del 2006 è nato Francesco.

Mentre aspettavi Francesco hai partecipato al concorso “Scrivi la tua vita. Come vuoi” e lo hai vinto…
Sì, ho mandato un racconto (se vuoi leggere il racconto di Sabina, clicca qui) non per vincere sinceramente ma per far conoscere la mia esperienza, insomma per la stessa ragione che mi ha spinto a dare la disponibilità per questa intervista.

Perché ritieni importante far conoscere la tua esperienza?
Io vivo in una città relativamente piccola, non conoscevo nessuno che avesse il diabete, intendo dire il diabete di tipo 1. Quando ho iniziato a cercare su internet informazioni, ho scoperto che mi interessava molto conoscere l’esperienza delle altre persone, dialogare con loro. Certo: la sfida del diabete è tua, ma viverla in una dimensione in qualche modo di gruppo aiuta moltissimo. Mi accorgo di avere molte cose da dire e da imparare.

Suvvia, da imparare… chi ha una glicata inferiore a 6 può ben dirsi un esperto!
E invece no, questo è un errore nel quale è facile cadere. Sbaglia chi pensa di sapere tutto, così come sbaglia chi pensa di non poter insegnare nulla a nessuno. È sempre importante condividere le esperienze. Per esempio io ora ho un bambino piccolo. La mia vita è ben diversa da prima. Mi è utile parlare o leggere l’esperienza di una mamma che ha avuto un bimbo piccolo e sapere come affronta o ha affrontato certe sfide.

Con un bimbo piccolo non ci sono orari…
Diceva bene un neo-padre intervistato proprio da Microinfusori.it: “Non ci sono orari e decide tutto lui”. Devo dire che il mio Spirit mi aiuta. Si dice che il microinfusore aiuta a mantenere l’equilibrio in gravidanza, ma ancora di più aiuta dopo la gravidanza!

Insomma non si finisce mai di imparare e di condividere informazioni. Un’ultima domanda: come mai una persona che si definisce attenta all’alimentazione e al controllo ha come indirizzo mail ‘marmellata@…’?
Beh, che dire… nessuno è perfetto!

Ultima modifica: 17/12/2009

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