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A quarant’anni, bisogna ammetterlo, si diventa un po’ conservatori. Si cambiano malvolentieri le proprie abitudini, ogni ‘grande passo’ viene soppesato mille volte. «È stato difficile decidere», ammette Gaetano, 46 anni, «anche se, devo dire, avevo tutti gli elementi a disposizione».
Cosa la frenava? Mah... le solite ansie. Devo dire che era un qualcosa di abbastanza irrazionale. Ho fatto un corso insieme ad altri pazienti e mi hanno spiegato tutto quello che c’era da sapere, i medici che mi seguivano avevano consigliato con una certa forza per risolvere il mio problema principale: improvvise e assai serie crisi ipoglicemiche. Mi hanno dato perfino per un paio di giorni il microinfusore da tenere a casa, ho letto il libretto delle istruzioni...
Sono servite queste informazioni? Sì, soprattutto gli incontri con persone che già avevano il microinfusore. In ogni caso l’incertezza irrazionale rimaneva.
E quindi? E quindi ‘mi sono buttato’ e ho detto al mio medico: OK, proviamo, assicurandomi che non ci sarebbe stato nessun problema se l’avessi riportato indietro. Ovviamente oggi non ci penserei nemmeno, ma i primi giorni temevo, chissà perché, che non facesse per me.
Cosa consiglierebbe a un amico che si trovasse nella stessa incertezza? Di provare. Per quanto ti possano dare informazioni, non c’è nulla come provare a metterlo per qualche giorno, diciamo una settimana. Solo così puoi davvero convincerti che le tue ansie sono senza fondamento.
Nel suo caso nei primi giorni come è andata? Ero un po guardingo, controllavo continuamente il display, le prime notti mi svegliavo... ma già dopo una settimana, anche prima, era tutto a posto.
Scarsa fiducia nella tecnologia? No, anzi, io uso computer, telefonini e quant’altro. Solo che quando la tecnologia è collegata al tuo corpo... è un’altra cosa: ‘ai voija’ come dicono a Roma.
Come ha superato questa diffidenza? Con i fatti. Ho notato subito un miglioramento netto.
Nella qualità della vita o nell’equilibrio glicemico? In tutti e due. Nel mio caso poi i due aspetti erano collegati. Io soffrivo di ipoglicemie molto serie che mi coglievano all’improvviso, o meglio avevo perso la capacità di accorgermi dei sintomi premonitori. Mi trovavo da un momento all’altro con la glicemia a 20 o 30, e poi magari rimbalzava a 400. A parte i rischi è proprio... deprimente subire questi bassi e alti. Ti sembra proprio di aver perso il controllo sulla tua vita. Qualsiasi cosa fai ti chiedi... e se mi succede?
Sui libri c’è scritto che - se si riescono a evitare ipoglicemie per alcune settimane o pochi mesi - la capacità di percepire i segni premonitori della ipo si ristabilisce. È successo così anche nel suo caso? Sì, il diabetologo mi aveva spiegato che questo era uno degli obiettivi che ci si poteva attendere dalla terapia con microinfusore: smussare gli ‘alti’ e i ‘bassi’ della glicemia, rendere meno frequenti e meno gravi le ipoglicemie e riprendere la sensibilità. In effetti così è successo. Le ipo non sono sparite del tutto, ma sono molto più rare, meno gravi e me ne accorgo prima. Anche intervenire è più facile. Solo questo mi ha cambiato la vita, devo dire. Poi bisogna aggiungere il miglioramento dell’equilibrio e soprattutto la flessibilità e la qualità della vita. Io e mia moglie usciamo spesso, la primavera e l’estate a Roma ci sono un sacco di cose da fare, gli amici... ho anche ripreso a fare sport. Con il microinfusore puoi decidere all’ultimo momento, puoi fare un bolo senza alzarti da tavola. Insomma un successo pieno.
Una scommessa vinta, quindi. Sì, sembrava una scommessa anche se in realtà non c’era nulla da perdere e solo da guadagnare. E pensare che io di lavoro mi occupo proprio di scommesse e concorsi a pronostici!
Ultima modifica: 17/12/2009 |
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