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| Finalmente mi sento libero |
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Chi si occupa di arti marziali non può non conoscerlo, Mario è da 50 anni presidente della più importante associazione italiana nel settore, è stato discepolo dei più importanti maestri giapponesi, molti li ha invitati in Italia, facendo conoscere nel nostro Paese diverse discipline che magari decenni dopo hanno 'sfondato'. Mario che ha insegnato per decenni judo è appassionato soprattutto dalla filosofia e dalla mentalità, insieme 'cavalleresca', potremmo dire cercando nella storia europea qualcosa di analogo, e dall'etica di cui le arti marziali sono una conseguenza.
Non molti sanno che a questi cinque decenni di insegnamento e di impegno (anche fisico) oltre che di studio e di passione si sono affiancati quasi altrettanti decenni di diabete. Un diabete difficile, quasi intrattabile, nonostante l'impegno personale di Mario e del suo diabetologo l'attuale presidente della Sid Paolo Cavallo Perin. «Glicemie che salgono improvvisamente senza una chiara spiegazione», descrive Mario, senza traccia di quella autocommiserazione con la quale molte persone anziane raccontano i loro problemi di salute.
Già, perché Mario a 81 anni è anagraficamente una persona anziana. E ha 'festeggiato' i suoi 80 anni decidendo di passare al microinfusore. Ne parla volentieri, superando la naturale riservatezza, «perché troppo spesso incontro persone che a 70 o a 80 anni si adagiano, si ripiegano nella autocommiserazione e vedono l'inevitabile problema di salute non come una sfida da raccogliere ma come un ostacolo, un destino ineluttabile».
Il diabetologo, divenuto negli anni un amico, da sempre consiglia a Mario la terapia per microinfusore per gestire il suo diabete, «avevo visto dei microinfusori dieci anni fa e più, quando erano massicci, fastidiosi da portare, difficili da maneggiare», racconta Mario, «e ero affatto convinto». Un giorno mentre Mario era in ambulatorio per i soliti esami gli cadde l'occhio su un microinfusore di ultima generazione. «Dissi al diabetologo: "Me lo fa vedere?" e scoprii che nel frattempo questi strumenti erano cambiati: ridotti in dimensione e peso, con agocannule meno invasive, intuitivi nel funzionamento e chiari nei messaggi. Insomma iniziai a pensare "Quasi quasi...”».
Nemmeno per un secondo Mario ha avuto la sensazione di essere, a 80 anni, troppo vecchio per usare un micro. Né l'ha avuta Giorgio Grassi, punto di riferimento fra i diabetologi del Piemonte nella terapia con microinfusore che ha seguito per Mario lo stesso protocollo utilizzato per ragazzi e giovani adulti: incontri con il diabetologo, scelta dello strumento, sessioni con l'infermiere e con l'esperto della casa produttrice. «Forse avrò impiegato qualche ora in più di un giovanotto nell'imparare i comandi, ma non ho mai pensato "Questo è troppo difficile, non fa per me", non ho mai avuto l'impressione che l'età anagrafica possa essere in sé un ostacolo al microinfusore», commenta Mario.
A 81 anni è difficile sentire qualcuno che racconta con entusiasmo il passaggio al microinfusore. «È stato un salto di qualità: la mia vita è cambiata». Mario era arrivato a fare 7 iniezioni di insulina al giorno, metà delle quali per 'domare' le iperglicemie: «Ero sempre con una siringa in mano. Ora 'mi buco' una volta ogni 2-3 giorni, c'è una bella differenza». Le fluttuazioni si sono ridotte di molto sia nella frequenza che nella portata. «Finalmente sono riuscito a mettermi in quadra», nota il decano delle arti marziali italiane che ancora oggi si reca in palestra a fare lezioni e stages.
Trattandosi di uno sport di contatto il micro in quei casi è meglio levarlo, «posso staccarlo e stare tranquillamente un'ora senza», commenta Mario, «forse anche di più». Non parliamo dell'alimentazione. Mario adotta istintivamente, anche grazie alla sua formazione 'giapponese', una dieta parca e sana. Ma capita di dover partecipare a pranzi o banchetti che ieri erano caratterizzati dalla preoccupazione per la glicemia o dalla prospettiva di dover fare iniezioni di insulina chiudendosi nei bagni, magari poco puliti, dei ristoranti. «Oggi basta un attimo, il micro lo tengo come un portaocchiali attaccato al collo e tutti sono convinti si tratti di un telefonino di ultima generazione (Mario usa normalmente il computer anche per scaricare, tenere in ordine e visualizzare i dati scaricati dal microinfusore e dal lettore della glicemia).
«Insomma, oggi vivo il diabete in libertà», afferma ripetendo le stesse parole e concetti che in questa rubrica di microinfusori.it troviamo ripetute da ragazzi di 16 o giovani donne di 30 anni. Con una differenza: che Mario ha il diabete dal 1963, (tanto per mettere le cose in prospettiva, era l'anno della morte di Kennedy e di Papa Giovanni XXIII). I primi glucometri arrivarono qualche anno dopo e avevano un margine di errore di 30 mg/dl. «Per fortuna avevo scoperto il Judo che, prima ancora di una pratica sportiva e di una tecnica, è una filosofia, prevede un certo atteggiamento nei confronti delle difficoltà, ti insegna il sacrificio e la capacità di concentrare le proprie forze verso un obiettivo anche difficile e lontano», racconta Mario. Oggi molte mamme spingono i loro figli a 'fare judo' quasi si trattasse di una semplice tecnica o di un modo per 'sfogarsi' ma le arti marziali sono molto di più. «Molti si chiedono che senso ha fare ancora arti marziali a questa età. Il judo è, se possibile, più utile a 81 anni che a 18», conclude Mario, «nel judo la sensazione di essere sconfitti a priori, non esiste. Né c'è spazio per l'indulgenza e per quella pigra accettazione che porta la persona ad abbandonare l'attività fisica, a fare sempre più eccezioni alla dieta. Il rigore che ho imparato mi ha permesso di affrontare tante sfide e il passaggio al microinfusore fra queste è stata tra le meno difficili».
Ultima modifica: 17/12/2009 |
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