Molti lettori del sito ci hanno posto domande assai concrete che potremmo riassumere in due quesiti "chi decide se posso avere il microinfusore?" e “come posso fare ad averlo?”
Attualmente in Italia non esistono Linee Guida sui criteri di selezione dei candidati alla terapia con microinfusore. Le differenze di approccio da un Servizio di diabetologia all’altro sono significative e lo stesso Servizio può cambiare nel tempo la sua politica, in base ad esempio alla disponibilità di personale dedicato e di risorse economiche.
Ecco quindi un tentativo di risposta basato sulla media delle opinioni espresse dai diabetologi e dai loro pazienti nel corso delle numerose interviste che io come giornalista ho condotto.
Alberto Pattono
redazione Microinfusori.it
Chi può utilizzare un microinfusore?

Nel mondo i microinfusori sono stati utilizzati con successo su persone insulinotrattate di tutte le età (da 0 a oltre 70 anni) e con diversi tipi di diabete e livelli di controllo glicemico; all'esordio così come dopo decenni di 'classica' terapia multi-iniettiva; per periodi di tempo limitati o illimitati.
Di fatto, la gran parte dei Servizi di diabetologia in Italia utilizza il microinfusore per gestire meglio l'equilibrio glicemico di persone con il diabete di tipo 1, preferibilmente fra l’età scolare e i 60 anni.
Sono richieste caratteristiche come una buona 'educazione al diabete' sia in termini di conoscenze, sia in termini di accettazione, l’abitudine a controllare la glicemia e la capacità di interpretare i propri valori e fare delle scelte (alimentari, di dosaggio farmacologico) conseguenti.
Ovviamente sono necessarie motivazione e capacità di gestire un dispositivo elettronico.
Chi decide se fa al caso mio?

È il diabetologo 'a suo insindacabile giudizio', come si usa dire, a decidere se e quando proporre a un paziente il 'passaggio' al microinfusore. Ovviamente il paziente può declinare l'invito, chiedere tempo per riflettere, rimandare la sua decisione. Ma la scelta della modalità di infusione, come tutte le scelte terapeutiche chiave, fa parte delle responsabilità del Medico.
Con quali criteri il diabetologo decide 'a chi dare' il microinfusore?

Il numero di microinfusori che un Servizio di diabetologia può applicare in un dato tempo è limitato sia dall’impegno che questa terapia, soprattutto nei giorni precedenti e immediatamente seguenti all'avvio, richiede a infermieri, dietiste e diabetologi (parliamo di decine di ore), sia dalle lentezze ed eventuali restrizioni poste dalle Asl.
Questo fa sì che molti Team diabetologici debbano stilare delle priorità per la scelta dei candidati.
I criteri per stabilire queste priorità sono diversi e il peso dato a ciascun aspetto varia molto da Centro a Centro (e si evolve nel corso del tempo). Ecco i più importanti:
- la persona nonostante metta in atto diligentemente la terapia, ha una emoglobina glicata alta.
- la persona deve raggiungere velocemente obiettivi di perfetto controllo glicemico (per affrontare una gravidanza, per far fronte a un peggioramento delle complicanze)
- la persona ha un serio problema di variabilità delle glicemie per esempio con frequenti, gravi e inavvertite ipoglicemie o lunghe ipoglicemie notturne e i conseguenti 'rimbalzi'.
- la persona ha uno stile di vita che non è compatibile con la classica terapia multi-iniettiva.
Quindi per le persone con diabete di tipo 2 o con diabete di tipo 1 ma anziane la strada è sbarrata?

Si sta iniziando solo ora ad esplorare l'utilità del microinfusore nella gestione del diabete di tipo 2, ovviamente insulinodipendente. I risultati sono incoraggianti, ma le applicazioni della terapia per microinfusore nei pazienti di tipo 2 è una eccezione in Italia, non la regola. Quanto alle persone anziane, anche qui ci sono eccezioni ma generalmente si preferisce non proporre il microinfusore ad anziani sopra diciamo i 60-65 anni. Probabilmente si potrebbero fare eccezione per persone che nonostante l'età hanno una ottima manualità, buona vista e udito, confidenza con gli apparecchi elettronici e rispondono ai criteri sopra indicati.
Ma il fatto che io voglio un microinfusore non significa nulla?

Sì e no. Sicuramente la motivazione e la disponibilità da parte del paziente sono due aspetti importanti nella accettazione e nell'efficacia di una scelta terapeutica. Ma non bastano. Anzi qualche diabetologo ha notato che i pazienti più... impazienti nel chiedere il microinfusore hanno manifestato dopo alcuni mesi o anni, più remore e difficoltà di quelli che all'inizio erano poco convinti. Forse questo accadeva anni fa quando gli apparecchi erano più scomodi e l'informazione minore. In ogni caso la motivazione è una condizione necessaria ma non sufficiente.
Cosa succede se cambio diabetologo?

In una condizione cronica, la continuità dell'assistenza è una condizione importante per la cura. In linea di principio è sempre sconsigliabile cambiare Centro di diabetologia. Se si è seguiti da un Centro che utilizza i microinfusori ma non ritiene che facciano al caso di un determinato paziente, ben difficilmente cambiando Centro si otterrà un risultato diverso.
Differente è il caso di una persona seguita da un Centro di diabetologia che - per qualsiasi ragione - non utilizza microinfusori. In questo caso la soluzione migliore è quella di mantenere il contatto con il 'proprio' Centro, e riferirsi a un Servizio che invece utilizza il microinfusore solo per l'applicazione del microinfusore stesso (e le relative fasi di educazione prima e di messa a punto dello schema insulinico poi).
È un modello simile a quello che si mette in atto per i pazienti che hanno bisogno di una prestazione che il Team non fornisce all'interno. E' importante però che questo avvenga con il consenso, il contatto e la compartecipazione di tutti gli interessati. Definito lo schema insulinico e completata la formazione, il paziente tornerà a essere seguito dal 'suo' Centro.
Cambia qualcosa se compro il microinfusore con i miei soldi?

In linea di principio no. Se il diabetologo non ritiene opportuna questa terapia, il fatto che il paziente metta a disposizione le risorse economiche necessarie non cambia la sostanza delle cose. Non esistono pazienti di serie A e di serie B. La disponibilità economica del paziente non deve influire sulle scelte terapeutiche.
Nel caso in cui il diabetologo decida di avviare la persona con diabete all’utilizzo del microinfusore ma non abbia la possibilità di prescriverlo per restrizioni economiche può mettersi d’accordo con il paziente per acquistarlo, contattando direttamente la casa produttrice.