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C'è sempre più tecnologia nei microinfusori, come è avvenuto e avviene nei lettori della glicemia la tecnologia è impegnata da una parte a rendere sempre più affidabile la gestione della glicemia nella persona con diabete e dall'altra a rimuovere uno per uno gli ostacoli che possono frapporsi al miglior utilizzo dello strumento stesso. La direzione di sviluppo più nota è quella che lega o cerca di legare l'insulinizzazione basale all'andamento della glicemia, nella direzione del mitico 'pancreas artificiale'. Ma esistono anche due altre direzioni che vedono migliorare, generazione dopo generazione, i microinfusori stessi. La prima è il calcolo dei boli. Boli di correzione delle iperglicemie e soprattutto i boli necessari a garantire glicemie ottimali dopo un pasto (e intendiamo per pasto qualsiasi assunzione di carboidrati: snack, gelati e bevande comprese). Cambia il tipo di supporto che i microinfusori danno, e cambia il modo in cui si può accedere a questo supporto. Prendiamo per esempio il calcolo dei carboidrati. «Il ragionamento che porta a definire il bolo necessario per 'smaltire' un pasto è diviso in due fasi», spiega Riccardo Schiaffini, pediatra diabetologo presso il Servizio di Diabetologia dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma, «il calcolo dei carboidrati e la stima del bolo». Il calcolo dei carboidrati a sua volta è diviso in due parti. Per prima cosa occorre stimare il peso della porzione che si sta per assumere. Di rado, soprattutto quando ci si trova fuori casa, si usa una bilancia. «Diciamo che ci si fa l'occhio, magari aiutandosi con le unità di misura più immediate: il pugno, il mestolo, il cucchiaio o il bicchiere», spiega Schiaffini. A proposito, nel sito Accu-Chek Friends il gioco Sai quanto pesa permette di allenarsi nella stima delle porzioni. Il secondo passo consiste nel ricordare la quantità di carboidrati presente in 100 grammi di quell'alimento. Una semplice moltiplicazione dei due dati permette di definire che per esempio quel piatto di pasta che ho davanti contiene 30 grammi di carboidrati. Di fatto, molte persone con diabete finiscono con il memorizzare direttamente il contenuto in carboidrati della porzione. Dopotutto, nove volte su dieci, ci troviamo a mangiare e a bere sempre le stesse cose, spesso cucinate dalle stesse persone nelle stesse porzioni. Le lasagne che la suocera fa la domenica 'valgono' sempre 50 grammi di carboidrati, il panino 'Valdostano' del bar sotto l'ufficio ne vale 36. Ad ogni modo prontuari elettronici o cartacei sono sempre utili quando ci si trova davanti qualcosa di nuovo. Il secondo passo consiste nel tradurre il contenuto in carboidrati in un bolo di insulina. In passato si tendeva a semplificare le cose: il diabetologo definiva per ogni paziente un rapporto insulina carboidrati più o meno fisso. Per esempio la persona con diabete sapeva che, mediamente, una unità di insulina gli consentiva di metabolizzare 20 grammi di carboidrati. Quindi le lasagne della nonna richiedono 2,5 unità e il panino Valdostano 1,8. Le cose, a dire il vero, erano più complesse: «Il rapporto insulina-carboidrati varia durante la giornata, per esempio, o in fasi di stress e malattia», ricorda Schiaffini. Non mancavano, poi, seri errori nella 'divisione finale'. Negli ultimi anni diversi microinfusori hanno previsto una funzione di calcolo del bolo prandiale (nonché dei boli di correzione), alcuni accettano come dato di partenza il peso della porzione e il tipo di alimento, altri direttamente il conto dei carboidrati. In questa direzione, l'innovazione più recente è di natura 'ergonomica': permettere di calcolare con precisione il bolo e impartire alla pompa l'ordine di infonderlo “senza mettere mano al micro e, dunque, senza andarlo a recuperare dai posti più impensati del nostro corpo” come ha scritto un utilizzatore su un forum. «Questo tipo di innovazioni, un po' sulla falsariga di quello che è avvenuto nei lettori della glicemia, rimuove uno degli ostacoli percepiti al reale utilizzo del supporto tecnologico, e cioè la privacy», conferma Schiaffini. Qualcuno non ha problemi a estrarre microinfusore e sondino e 'smanettarci' sopra magari mentre è a cena con dei conoscenti, o a pranzo con colleghi di lavoro: buon per lui ma la maggioranza preferisce non farlo. Diverso è calcolare e attivare il bolo da un comando remoto magari di buon design e dall'apparenza non medicale. «Il controllo remoto, in generale, è particolarmente adatto agli adolescenti e agli adulti che lavorano», concorda Schiaffini. Una seconda direzione di sviluppo, a volte meno considerata dagli utilizzatori, ma ben chiara ai diabetologi e alle aziende, è la possibilità di rielaborare e condividere i dati memorizzati dal microinfusore e dal lettore della glicemia. «La possibilità di elaborare e condividere i dati rende possibile una nuova forma di assistenza alla persona con diabete che possiamo definire 'tele-assistenza'» spiega con entusiasmo Schiaffini. Questa modalità coniuga l'esigenza oggettiva di contatto frequente fra il diabetologo e il suo paziente con i vincoli che rendono difficile all'uno o all'altro organizzare incontri a cadenza più che trimestrale. I dati, memorizzati e rielaborati, possono essere spediti come allegato a un messaggio mail, analizzati e commentati in breve tempo. «Nella mia esperienza l'aspetto comunicazione è, fra i tanti progressi della tecnologia, quello che ha l'impatto migliore sul successo della terapia» nota Schiaffini, «soprattutto in termini di mantenimento nel tempo del miglioramento riscontrato nella fase iniziale di terapia con microinfusore». Questo avviene sia perché informato per tempo dei problemi che possono sussistere e con a disposizione tutti i dati necessari, il diabetologo può dare suggerimenti puntuali sulle modifiche da fare allo schema insulinico, sia perché «utilizzare al meglio un microinfusore richiede motivazione e la condivisione dei dati con il diabetologo è una potente leva di motivazione», conclude Riccardo Schiaffini.
Ultima modifica: 02/07/2010 |
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