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Mi chiedo spesso: "Come mai ho atteso più di 10 anni di diabete per mettere il micro?"
Elena67
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Donatella Zavaroni
responsabile Unità operativa di Diabetologia e Malattie metaboliche Ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza
 
Non ho l'età

Avere 50 anni non è una controindicazione. La terapia con microinfusore può esprimere i suoi vantaggi in termini di compenso glicemico e di qualità della vita anche nei non più giovanissimi che anziani non sono, non si sentono e non vogliono nemmeno diventare.


Nel 1964 la canzone 'Non ho l'età' vinse il festival di Sanremo. I giovani di allora che oggi, come Gigliola Cinquetti, sono nel pieno degli 'anta' la ricordano benissimo. «I cinquantenni di oggi sono molto diversi da quelli della scorsa generazione», sottolinea Donatella Zavaroni responsabile Unità operativa di Diabetologia e Malattie metaboliche Ospedale Guglielmo da Saliceto di Piacenza, «definirli anziani è improprio. Hanno davanti a sé molti decenni di vita e sono determinati a viverli nel modo migliore possibile».

Il microinfusore potrebbe aiutarli o non hanno... più l'età?
Certo che potrebbe aiutarli! La terapia con microinfusore va presa in considerazione quando la terapia multi-iniettiva tradizionale non riesce a raggiungere un compenso accettabile. Questo vale sia per pazienti con diabete di tipo 1 sia per quelli con diabete di tipo 2 insulinodipendenti.

L'età non conta?
Se parliamo di cinquantenni no, per i sessantenni il discorso è diverso.

Spieghiamo meglio questo concetto.
Ci sono due aspetti da prendere in considerazione: il microinfusore non è indicato per chi non ha una buona manualità fine, una vista normale e una mente lucida. Questo è chiaro. Quando questi elementi sono presenti, in teoria il microinfusore potrebbe essere applicato. Occorre però una grandissima motivazione da parte del paziente che deve cambiare abitudini ormai radicate. Il microinfusore è una strada che permette di raggiungere un miglioramento del compenso glicemico, e non è una strada ardua, ma nemmeno tutta liscia e in discesa. Non è impossibile ma non è nemmeno frequente trovare in un anziano la convinzione necessaria per affrontare questo cambiamento. Io nei fatti mi comporto così. Se un paziente potrebbe avere bisogno di un microinfusore per gestire il suo diabete meglio di quanto avvenga con la terapia multi-iniettiva e ha, diciamo fino a 55 anni, io mi faccio avanti e glielo propongo. Se ha oltre 60 anni non mi faccio parte attiva, ma se lui viene da me e mostra la motivazione necessaria... perché no?

Quali vantaggi percepisce dal microinfusore una persona che non è più giovane?
Curiosamente il primo vantaggio è quello di non doversi più iniettare insulina. Sembra curioso che persone che magari hanno il diabete fin dall'infanzia non si siano ancora abituate all'idea delle 4 punture al giorno, ma è così. L'agofobia permane anche dopo decenni. La prima reazione è proprio lo stupore di essersi liberati da quella 'schiavitù' delle iniezioni che – magari lo ammettono solo dopo – aveva inciso profondamente sulla qualità della loro vita.

La flessibilità concessa dalla terapia invece è meno importante visto che si tratta di persone di una certa età, abitudinarie...
Niente affatto! Una persona di 50 e anche di 60 anni oggi ha una vita lavorativa, di svaghi e affettiva assai intensa. Lo sport, per esempio, è molto importante per loro, così come la possibilità di uscire a cena, di decidere all'ultimo un programma per il weekend. Per certi versi hanno una vita più imprevedibile a 50 o 60 anni che non a 30, quando il peso del lavoro è al massimo e ci sono i figli piccoli da accudire in casa. Non parliamo poi dell'alimentazione: vanno al ristorante o si scambiamo inviti a cena fra amici... Hanno quindi pienamente modo di apprezzare i vantaggi che questo tipo di terapia offre. Tra l'altro, noi chiediamo a tutti i nostri pazienti in terapia con microinfusore di apprendere il calcolo dei carboidrati. Potendo adeguare le dosi di insulina nei boli all'introito glicemico questi pazienti, che prima magari si astenevano da molti cibi, si sentono liberi nelle loro scelte alimentari.

E il compenso glicemico?
Grazie alla flessibilità offerta dal microinfusore possiamo ottenere un netto miglioramento. Certo, questo richiede un impegno reciproco importante al paziente e al Team: si tratta di moltiplicare i controlli, tenere diari puntigliosi per determinare le variazioni fisiologiche nella sensibilità all'insulina nel corso della giornata. Spesso utilizziamo i sistemi di monitoraggio continuo della glicemia. Richiede molto lavoro un microinfusore, ma i risultati si vedono.

E il paziente come reagisce?
Con entusiasmo. Noi proponiamo questa terapia solo a persone che da tempo non riuscivano a ottenere livelli accettabili. Per queste persone rilevare sempre meno spesso glicemie strane o portare a casa glicate quasi normali rappresenta un motivo di estrema gioia. E anche per noi del Team, devo dire.

Il paziente anziano insulinodipendente scompensato ha spesso delle complicanze, è possibile notare che con il microinfusore queste complicanze si fermano o comunque rallentano la loro progressione?
È lecito attenderselo. Noi applichiamo il microinfusore solo da pochi anni, è quindi presto per dire se il microinfusore nella nostra casistica ha rallentato sensibilmente o ha fermato la progressione delle complicanze. Sicuramente è un dato che possiamo aspettarci, sia sulla base dell'esperienza di centri che hanno una storia più lunga alle spalle sia degli studi internazionali. Il paziente comunque sa bene che se la sua glicata si avvicina alla norma, il rischio di avere – o di peggiorare – una complicanza esistente è ridotto, e questo è importante perché oggi un cinquantenne ha davanti a sé molti decenni di vita ed è ben determinato a viverseli senza essere ostacolato da grossi handicap.

Mi pare che per molti anziani la preoccupazione maggiore sia non 'essere di peso' alla famiglia.
È così, e devo aggiungere che il microinfusore rende il paziente anziano più indipendente. Questa è una caratteristica del paziente anziano che per abitudine più che per necessità si fa aiutare da un familiare per esempio per le iniezioni. Col microinfusore torna a fare tutto da solo e questo aumenta la propria autostima.

La risposta di un paziente di 50 anni alla proposta del passaggio al microinfusore è simile a quella di un trentenne?
Sì, forse il paziente non più giovane è più preoccupato, è più restio a cambiare abitudini ormai radicate. Ma questo lo si vede un po' a tutte le età.

Dover adoperare un oggetto tecnologico è un problema per una generazione che è poco abituata all'elettronica?
No. Lo vediamo con i cellulari. Un ragazzino impara subito e l'anziano impiega un po' di più, ma a 50 anni non abbiamo problemi a utilizzare un cellulare. E i microinfusori sono più semplici dei cellulari, soprattutto le ultime generazioni di microinfusori sofisticati e... belli. Direi anzi che io mi sento più sicura a dare in mano un microinfusore a un paziente di 51 anni che a uno di 15.

Perché?
Il ragazzo è più a suo agio ma può sbagliare per eccessiva sicurezza. Il 'non più giovane' ha comunque paura di sbagliare, opera con più attenzione e risulta quindi più affidabile. Per esempio il nostro paziente più anziano con microinfusore che ha 65 anni non ha avuto problemi. I dubbi li avevo piuttosto io. Ma dimostrava una grande convinzione e mi sono lasciata convincere.

E adesso?
I risultati sono stati ottimi, mi pare che sia in vacanza con la moglie a Sanremo.

Ultima modifica: 16/06/2009

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