strSQL: SELECT TOP 1 * FROM [Interviews] WHERE [Type] = 1 AND [IDInterview] = 22 AND [PublicationDate] <= getdate() ORDER BY [PublicationDate] DESC
DM1.it | Adulti | | Soddisfatti e compensati
Anche a me è capitato di cambiare il set in ritardo qualche volta, ma, a partire dal 3º giorno le glicemie cominciano a peggiorare... meglio evitarlo!
elio
| Soddisfatti e compensati




   >> ARCHIVIO DELLE INTERVISTE
Laura Tonutti
dirigente del Servizio di Diabetologia dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine
 
Soddisfatti e compensati

Spesso si dice che il microinfusore consente un miglior compenso glicemico 'e' una migliore qualità della vita. Le due cose sono però strettamente legate. La flessibilità offerta dalla terapia con microinfusore si traduce infatti in una migliore accettazione del diabete, maggiore disponibilità a controllare le glicemie e a ottimizzare la terapia stessa.


Molti medici, presentando le opportunità offerte dal microinfusore, lasciano in secondo piano i netti miglioramenti che il paziente può attendersi in termini di qualità della vita, quasi si trattasse di aspetti secondari, ‘cosmetici’. «Si dice che questa terapia riduce l’emoglobina glicata e migliora la qualità della vita. In realtà si dovrebbe dire che l’emoglobina glicata scende perché la qualità della vita sale», spiega Laura Tonutti, dirigente del Servizio di Diabetologia dell’Ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine. «A parte che – a mio parere – basterebbe questo secondo aspetto per prescrivere senza tentennamenti il microinfusore».

Cosa intende dire?
A cosa deve mirare un medico? Alla salute del paziente, e per salute non intendiamo semplicemente la cessazione della malattia. Prima di tutto perché ormai è acclarato che la salute è uno stato di benessere psicologico e fisico, e in secondo luogo perché se così fosse i diabetologi sarebbero a mal partito dovendo curare per definizione malattie che non cessano. Quindi una terapia che risulta più sopportabile, meno fastidiosa e che si adatta meglio alla vita del paziente è automaticamente una terapia ‘migliore’ e va prescritta anche se non portasse alcun ulteriore miglioramento.

I miglioramenti ‘psicologici’ sono quindi sufficienti...
In molti casi sì, ma io andrei oltre. In realtà la divisione fra ‘clinico’ e ‘psicologico’ è artefatta e antiquata. Noi diabetologi lo sappiamo bene. Ci serve uno strumento ‘psicologico’ e relazionale come l’educazione terapeutica per ottenere un risultato ‘clinico’ come il miglioramento del compenso glicemico. Il diabete è ‘nella testa’ e la migliore tecnologia così come la migliore terapia non servono a molto se il paziente non ha il giusto atteggiamento. E il microinfusore funziona ‘clinicamente’ perché aiuta a raggiungere il giusto atteggiamento mentale.

Proviamo a fare qualche esempio.
Noi chiediamo a tutti i pazienti – seguiti con o senza microinfusore – di interpretare le glicemie anomale. Davanti a un 300 o a un 60 di glicemia il paziente non solo deve intervenire per correggere, ma deve anche pensare cosa può aver sbagliato.

E sbagliando si impara...
Non è sempre vero che sbagliando si impara. Sbagliando poco si ha il tempo e la voglia di imparare, ma quando si sbaglia spesso la motivazione cala, anzi si inverte. Mi spiego. Se ho una glicemia ‘strana’ ogni due o tre giorni posso aver voglia di capire perché’. Ma se mi capita ogni giorno mi demotivo e basta. E inizio a pensare di non essere io a controllare il diabete ma lui che controlla me. Tanto è vero che lo sappiamo bene: chi ha le glicemie davvero sballate finisce per controllarle meno spesso di chi le ha generalmente normali.

Il microinfusore quindi riducendo le iper e le ipoglicemie...
Mette il paziente nell’atteggiamento giusto, crea autostima, autoefficacia. Ho la sensazione di potercela fare. Molti pazienti con microinfusore dicono: ‘Ora ho la sensazione di essere io a condurre il gioco’. C’è anche un altro aspetto: con la terapia multi-iniettiva non è facile capire cosa c’è dietro una glicemia ‘sbagliata’. Da quando aspiri l’insulina a quando rilevi la glicemia ci sono mille variabili. Potresti aver sbagliato fiala, iniettato una dose sbagliata, l’ago poteva essere ostruito poteva esserci dell’aria, il sito poteva essere errato, un po’ di insulina potrebbe essere fuoriuscita, l’insulina potrebbe essere entrata in circolo prima o dopo il previsto e via dicendo. Con il microinfusore le variabili si riducono: le operazioni manuali sono pochissime, la precisione è garantita e l’insulina ultrarapida garantisce riproducibilità e assenza di ‘code’. Insomma, se uso un microinfusore quasi sempre posso scoprire dove ho sbagliato. Allora sì che ‘sbagliando si impara’, cresce la autoconsapevolezza e migliora il controllo. Questo si inserisce poi in un contesto più ampio che è l'‘atteggiamento’ nei confronti della malattia.

Perché dovrebbe cambiare?
Premesso che per accedere al microinfusore occorre una certa maturità, occorre essere abbastanza avanti sulla strada di quella che forse un po’ impropriamente chiamiamo accettazione della malattia, è anche vero che la terapia riduce ii vissuti negativi. Prendiamo l’aspetto sociale. Molti pazienti sono tutto sommato abituati a fare le loro glicemie e le loro iniezioni. Ma non sopportano di sentirsi diversi. E la diversità emerge nei contesti più inaspettati. Il diabete trattato con la terapia tradizionale per esempio richiede programmazione. Devo sapere prima a che ora mangerò o se andremo a ballare o al cinema. In una ‘compagnia’ questo è impossibile, c’è sempre qualcuno che arriva in ritardo o che ha una brillante idea che cambia i progetti. E la persona con il diabete frigge, si incavola non ha il coraggio di intervenire e si rovina la serata perché si sente diversa. Con il microinfusore questi problemi non ci sono. Non mi sento più diverso. Tutti questi ritorni positivi agiscono sulla accettazione della malattia.

Se non mi sento malato, mi curo.
Paradossalmente se mi sento poco malato, mi curo meglio, ho voglia di curarmi. C’è poi anche un aspetto molto concreto. Sappiamo benissimo che tra tempi della salute e tempi del lavoro alcuni scelgono, perversamente, il lavoro altri sono costretti a scegliere il lavoro. Con il microinfusore questi dilemmi non si pongono più. Chi si alza alle 17 e lascia una riunione con il boss perché a quell’ora l’effetto della iniezione, foss’anche di glargine, è finito e deve fare l’iniezione di insulina? Parliamoci chiaro: nessuno. Si lascia salire la glicemia e si spera che la riunione finisca. Con il microinfusore questo problema non c’è.

Quindi?
Quindi stiamo attenti a non tornare a fare i fisiologi solo perché abbiamo in mano un apparecchio che fornisce una secrezione fisiologica. Noi diabetologi dobbiamo prescrivere il microinfusore in quanto questa terapia sia, operando direttamente sulla glicemia sia indirettamente attraverso i vissuti del paziente, permette un miglioramento globale della salute. E questo vale per tutti i diabetologi, sia quelli che operano in centri specializzati sia quelli che lavorano in strutture che – giustamente – non hanno ritenuto di specializzarsi ma devono avere la professionalità e l’onestà intellettuale di approfondire la terapia quel tanto necessario a identificare i pazienti che potrebbero trarne giovamento, mandarli al Centro specializzato e seguirli al loro ritorno nella messa a punto della terapia per microinfusore. Altrimenti si creerebbe un assurdo distacco fra pazienti di medici che hanno approfondito la terapia e pazienti di medici che non l’hanno fatto. E non possiamo fare sì che i nostri limiti personali divengano limiti per il paziente.

Ultima modifica: 16/06/2009

Roche Accu-Chek, Vivi la vita. Come vuoi.
© Copyright 2010. Roche Diagnostics S.p.A. - Società unipersonale - P.IVA 10181220152
 
Genitori Ragazzi Adulti