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Anche a me è capitato di cambiare il set in ritardo qualche volta, ma, a partire dal 3º giorno le glicemie cominciano a peggiorare... meglio evitarlo!
elio
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Silvio De Berardinis
responsabile del Centro di Diabetologia del Presidio Ospedaliero di Giulianova - ASL3 di Teramo
 
La prova del fustino

Ansia e difficoltà non sono rare nelle prime giornate di vita con il microinfusore. Il Diabetologo deve rispondere con disponibilità ed empatia ma anche con fermezza. I tentennamenti non giovano a nessuno e l'esperienza mostra che i pazienti preoccupati all'inizio, sono quelli che non darebbero mai indietro il 'loro' microinfusore.


«Le persone felici si assomigliano tutte» diceva qualcuno. È inutile quindi approfondire cosa accade in quella maggioranza di casi in cui, fin dai primi giorni, tutto va bene e il microinfusore è accettato con gioia, addirittura con euforia. Cosa succede invece in quella minoranza di situazioni in cui le ‘preoccupazioni della vigilia’ non si dissolvono e anzi la risposta al microinfusore è di ansia? Silvio De Berardinis, responsabile del Centro di Diabetologia del Presidio Ospedaliero di Giulianova - ASL3 di Teramo non è solo un bravo diabetologo ma è anche un uomo dalle particolari capacità empatiche e relazionali. Un medico ‘come ce n’erano una volta’, insomma.

Che sensazione riportano i pazienti nelle prime settimane di ‘vita col microinfusore’?
La reazione più frequente è l’euforia: “Dottore, che meraviglia. Vado al ristorante, mangio tutto, faccio quello che voglio. Non mi sembra più nemmeno di avere il diabete!” mi dicono molti pazienti. In alcuni casi invece la comprensibile preoccupazione verso un cambiamento radicale di abitudini non si risolve e diventa ansia.

Come viene manifestata questa ansia?
In maniera molto diretta. Mi telefonano ma non per un consiglio, quanto per condividere le loro sensazioni. “Dottore non ce la faccio”, “Stamattina avevo 300 di glicemia, ieri ero sceso a 50”, “Non lo voglio più, voglio tornare alle iniezioni”. Frasi di questo tipo.

Come deve reagire il Team?
Con empatia ma anche con fermezza. Mi spiego. Il paziente ansioso sembra voler ‘tirar dentro’ il medico nelle sue ansie. Sembra chiedere una conferma delle sue inquietudini. In realtà è vero l’opposto. Guai a manifestarsi titubanti o anche solo accondiscendenti.

Non bisogna quindi dire, “potrebbe avere ragione, vediamo... non si preoccupi, caso mai lo togliamo..”
Mai. Rispondendo così si toglie davvero il terreno sotto i piedi del paziente. Bisogna essere cortesi ed empatici, ma fermi. Mi spiego. Dobbiamo metterci nei panni del paziente e capire che questi possa essere turbato da un cambiamento radicale che coinvolge una sfera così intima del suo essere, ma dobbiamo mantenere la testa del clinico.

È difficile...
Non troppo, tutto sommato è una situazione genitoriale. Qualunque padre o madre capirà benissimo quello che sto dicendo. È anche più facile perché a differenza dei genitori, un medico si muove confortato da una scienza e basa le sue decisioni per esempio sulla terapia da adottare, su una solida base di dati e studi.

Quindi il comportamento corretto quale è?
Freddezza, fermezza e pazienza. La risposta giusta è: “Capisco che tu sia in ansia e ti sono vicino ma come medico sono convinto che la terapia con microinfusore nel tuo caso porterà a risultati positivi: se questi non appaiono, evidentemente hai sbagliato qualcosa. Vediamoci domani e parliamone”. Tra l’altro in questi casi il paziente si presenta all’incontro molto più calmo e anche molto meno negativo nei confronti del microinfusore.

Come si svolgono questi incontri ‘di emergenza’?
Premesso che parliamo di una emergenza ‘psicologica’ perché le emergenze cliniche sono tutt’altra cosa, questi incontri si svolgono riprendendo in mano l’educazione del paziente, chiedendogli di raccontare nel dettaglio cosa ha fatto e quando. Deve essere chiaro che non è assolutamente in discussione la scelta che è stata compiuta. Non stiamo mettendo in dubbio la terapia ma l’utilizzo che ne fa il paziente. Velocemente si trova l’errore e si ripassano le nozioni chiave.

Questo lavoro viene svolto dal Team?
Un Centro di Diabetologia che intenda applicare la terapia con microinfusore ha bisogno di una squadra competente e affiatata. Io posso contare su due dietiste, infermieri, una persona che fa solo educazione sanitaria e un giovane collega. Senza questo gioco di squadra non potremmo applicare microinfusori. Però in queste situazioni il medico è chiamato a impegnarsi in prima persona.

Come si evolvono i casi in cui la risposta è ansiosa?
L’aspetto interessante, perlomeno nella mia piccola casistica, è proprio questo. L’ansia scompare velocemente; all’inizio capisci che tutto va bene perché il paziente non telefona più. Poi, dopo alcuni mesi, i pazienti che avevano avuto una risposta negativa, risultano addirittura più convinti ed entusiasti degli altri.

Per quale ragione?
In estrema sintesi dalla terapia con microinfusore un paziente può aspettarsi un miglioramento dell’equilibrio glicemico e una migliore qualità di vita. Visto che il miglioramento glicemico è ‘certificato’ dalla emoglobina glicata con un certo ritardo, i pazienti ‘euforici’ sperimentano prima la flessibilità, la libertà e il non dover fare più iniezioni ,e poi il miglioramento clinico.

Scoprono prima la libertà e poi il compenso glicemico...
Sì, per usare le loro parole, prima si ‘sentono normali' e poi quando vedono emoglobine glicate fisiologiche, magari anche inferiori al 6%, scoprono di essere 'divenuti normali’. Viceversa, quella minoranza di pazienti ansiosi non sperimenta nei primi mesi un miglioramento nella sua qualità della vita. Questi prima scoprono che la loro glicata è migliorata di uno, due o tre punti percentuali, e poi quando già sono entusiasti e commossi – ho visto gente piangere di gioia – del loro miglioramento glicemico, scoprono, per così dire ‘in più’, i vantaggi che la terapia offre in termini di qualità della vita. Tanto è vero che a un certo punto, più per divertimento che per altro facciamo la prova del fustino.

Di cosa si tratta?
Si ricorda quella pubblicità in cui a delle massaie venivano proposti due fuistini di un qualsiasi detersivo in cambio di quello preferito? Accade lo stesso. Quando chiediamo al paziente: "Allora riprendiamo indietro il microinfusore”, ci rispondono allo stesso modo. “No no no, io il mio Dash no ve lo ridò”.

Ultima modifica: 16/06/2009

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