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| In caso di iperglicemia |
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«Chetoacidosi? Per fortuna oggi se ne vedono raramente: l’attenta selezione dei pazienti, l'attuazione di un percorso formativo prima di avviarli alla somministrazione subcutanea continua di insulina e l'affidabilità dei microinfusori di ultima generazione rendono rari i casi di vere emergenze iperglicemiche e rarissimo il riscontro di chetoacidosi vera e propria» afferma Gabriele Forlani, diabetologo presso l’Unità Operativa Malattie del Metabolismo del Policlinico Universitario Sant’Orsola-Malpighi di Bologna. «Occorre comunque essere preparati».
Quindi il rischio esiste? Il rischio di chetoacidosi in teoria è superiore con il microinfusore rispetto alla terapia multi-iniettiva. La chetoacidosi è una condizione di severo scompenso metabolico che si instaura quando nell’organismo l’insulina è pochissima o manca del tutto. In corso di terapia con microinfusore l’organismo non ha 'scorte' di insulina ad azione prolungata come avviene nella terapia multi-iniettiva; il microinfusore infatti rilascia solo insulina ultrarapida in piccole dosi e questo fa sì che la sospensione del funzionamento dell’apparecchio, anche per poche ore, porti a un severo deficit di insulina nell’organismo. In realtà oggi è molto più raro rispetto a 20 anni fa il riscontro di una chetoacidosi sia nei pazienti in terapia con microinfusore sia in quelli in terapia multi-iniettiva. Le persone affette da diabete di tipo 1 oggi ricevono percorsi educativi che li rendono in grado di gestire in modo appropriato la terapia insulinica intensificata e quindi anche di affrontare precocemente e in modo efficace le 'crisi iperglicemiche'. Il microinfusore dovrebbe essere proposto solo ai pazienti diabetici che sono già abili nella gestione della terapia insulinica intensificata multi-iniettiva e prima di iniziare la terapia con microinfusore dovrebbero effettuare un ulteriore intervento di formazione specifica.
Cosa bisogna fare in caso di emergenza? Prima di tutto dobbiamo definire cos'è una emergenza. Partiamo dal caso più raro e più serio, una vera chetoacidosi. Questa si può presentare con i classici sintomi: sete, un frequente bisogno di urinare, spossatezza intensa, nausea, vomito e aumentata frequenza del respiro. In questo caso consiglierei di verificare la glicemia e la presenza di acetone nelle urine. Se la glicemia è molto elevata e c’è acetone nelle urine è necessario recarsi al più presto in un centro specialistico o al pronto soccorso del proprio Ospedale.
Pensiamo allora a uno scenario di ‘quasi emergenza’... Capita, a volte, che si riscontrino delle glicemie inspiegabilmente alte che soprattutto non mostrano tendenza a correggersi in seguito alla somministrazione di un supplemento insulinico. In questi casi è bene capire cosa sta succedendo.
Come ci si deve comportare in concreto? Se non vi sono segni clinici di scompenso severo (come sete intensa, poliuria, nausea) e la ricerca di acetone nelle urine è negativa o lievemente positiva ci si può gestire da soli. Per prima cosa occorre misurare la glicemia e fare un supplemento di insulina ultrarapida con la penna o con la siringa (naturalmente il dosaggio del supplemento di insulina dovrebbe essere già stato concordato con il diabetologo sulla base del proprio fattore di sensibilità alla insulina). A questo punto occorre accertarsi che il microinfusore e il set stiano funzionando correttamente e che non vi siano problemi nel punto di inserzione dell’ago. Bisogna quindi chiedersi se viene segnalato un errore di funzionamento sul display, se c’è ancora insulina nel serbatoio, se ci sono bolle d’aria o sangue nel set. Se, staccando il set dall’ago e programmando un piccolo bolo, si vede uscire l’insulina dal tubicino e se sono presenti arrossamenti, prurito o dolore al tatto nel punto di inserzione dell’ago. Per ognuna di queste evenienze c’è un comportamento da mettere in pratica. Se c’è un malfunzionamento del microinfusore è necessario passare alla terapia multi-iniettiva; se il problema è nel set di infusione o nel punto di inserzione dell’ago è possibile continuare la terapia con microinfusore dopo aver cambiato set di infusione, ago e punto di inserzione dello stesso.
Quali sono le cause più frequenti di iperglicemia in corso di trattamento con microinfusore? La maggior parte delle iperglicemie è spiegabile con uno 'sfasamento' fra l’azione dell’insulina somministrata e il fabbisogno reale di insulina in quel momento. In questi casi un supplemento di insulina è in grado di riportare alla normalità la glicemia. Le altre, quelle ‘inspiegabili’ dove un supplemento di insulina non corregge il quadro, sono dovute probabilmente a un problema tecnico, nella maggior parte dei casi si tratta di un problema di assorbimento dell’insulina nel sottocute. Per esempio? Se si tiene il set di infusione per più di tre giorni è possibile che avvenga una reazione infiammatoria a livello del tessuto sottocutaneo che può determinare una degradazione e quindi un cattivo assorbimento dell’insulina iniettata. L’insulina diventa così inefficace. Quindi la persona in terapia con microinfusore che nota un peggioramento della glicemia deve chiedersi prima di tutto se ci sono ragioni legate ai propri comportamenti, in secondo luogo verificare che non ci siano problemi tecnici e infine pensare quanti giorni prima ha cambiato l’agocannula.
E riguardo alle ipoglicemie? Nella persona con microinfusore le ipoglicemie sono più rare, meno gravi e più facili da gestire. Con la terapia insulinica multi-iniettiva la gestione dell’ipoglicemia è resa difficile dalla presenza di scorte di insulina presenti nei punti di iniezione che possono continuare ad agire anche per molte ore. Per questo l’assunzione ottimale di carboidrati per la correzione della ipoglicemia non è facilmente prevedibile. Con il microinfusore non ci sono depositi di insulina nel sottocute e assunzioni di piccole quantità di carboidrati a rapido assorbimento (es. 15-20 grammi di zucchero) sono sufficienti a risolvere il problema. In genere non è necessario staccare il set di infusione e spesso nemmeno ridurre la somministrazione basale di insulina.
Ultima modifica: 16/06/2009 |
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