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Io vorrei qualche consiglio su come portare il microinfusore. A volte lo inserisco sotto il reggiseno, ma in estate la cosa è un po' più problematica.
Elena67
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Vincenzo Di Blasi
diabetologo ‘esperto’ di terapie insuliniche avanzate per la ASL1 di Salerno
 
Quando gli imprevisti sono la regola

Una vita normale oggi significa viaggiare. Il microinfusore può aiutare in maniera significativa a godersi la vacanza o a restare sereni durante un viaggio di lavoro.


Il diabete di tipo 1, si potrebbe dire, non ama le sorprese e gli imprevisti. L’ideale per chi segue una terapia insulinica classica è avere una vita scandita da tempi precisi e abitudini regolari sulla quale si può modellare facilmente uno schema insulinico (o viceversa come a volte purtroppo accade).
Viceversa il microinfusore purché in mano a una persona attenta a eseguire tutti i controlli glicemici del caso e in grado di intervenire con discernimento sui boli e sulle basali, permette di gestire non solo gli imprevisti veri e propri ma anche le situazioni dove gli imprevisti sono la regola: per esempio i viaggi brevi o lunghi, per vacanza o per lavoro che siano. Vincenzo Di Blasi è il diabetologo ‘esperto’ di terapie insuliniche avanzate per la ASL1 di Salerno; come tale segue una quarantina di ragazzi, adolescenti e giovani adulti e una ventina di non più tanto giovani cinquantenni con microinfusore «che paiono avere in comune una grande voglia o necessità di viaggiare», afferma. Si va dal giovane manager che si sposta tanto spesso da avere impostato nel suo microinfusore uno schema basale ‘New York’ e uno per l’Italia fino agli studenti che d’estate vanno in Spagna o Grecia.

Perché il microinfusore serve in viaggio?
Perché il viaggio nella maggior parte dei casi comporta una variazione significativa delle proprie abitudini: prima di tutto perché spesso coincide con una vacanza e quindi per definizione con una fase nella quale si fa più attività fisica, si fa più tardi la sera e si dorme di più la mattina. In secondo luogo perché ‘paese che vai, usanza che trovi’. In Spagna si cena verso mezzanotte, in Germania alle sette di sera.

L’alimentazione crea problemi in viaggio?
Sì e a due livelli. Prima di tutto quando ci si sposta non sempre si può predeterminare l’orario dei pasti, in secondo luogo... spesso si ordina senza avere la minima idea né di quando il piatto verrà servito né di cosa ci sarà dentro. Con il microinfusore si può ordinare, attendere l’arrivo dell’incomprensibile portata letta sul menù, assaggiarla per vedere se si è disposti a mangiarla e a quel punto fare il bolo di insulina valutandone anche il contenuto in carboidrati. Eccezionalmente se il piatto non è ad alto contenuto di zuccheri semplici, si può fare il bolo dopo averlo finito.

In viaggio d’estate in luoghi caldi la conservazione dell’insulina è un problema?
Questo è un problema un po’ sopravvalutato. Prima di tutto l’insulina resiste bene al caldo, e altrettanto vale per il microinfusore. Si può cercare di non tenere la cartuccia a contatto diretto con il sole cocente per ore, ma in ogni caso l’insulina nella cartuccia è ben difficile che faccia tempo a degradarsi. Bisogna avere qualche cautela con le cartucce o le fiale di riserva, che effettivamente se fossero tenute per giorni a una temperatura calda potrebbero rovinarsi. Ma io starei attento più a non rovinarmi le vacanze. In ogni caso questo problema, o non problema che sia, è identico a quello che conoscono le persone che usano le penne.

Bisogna portare con sé una dotazione completa di pezzi di ricambio?
Sì, le persone insulinodipendenti hanno ormai imparato a non spostarsi mai senza una dotazione adeguata di ‘ricambi’, questo accade anche a chi usa le penne. Se si va in vacanza un po’ lontano per esempio fuori Italia io consiglio di portare con se una dotazione non adeguata ma esagerata. Se si sta via per 15 giorni portate i ricambi per un mese, dico sempre. Tutto sommato non occupano così spazio.

Cosa bisogna portare con sé?
Tutto, set di infusione e insulina, ma anche batterie, adattatori e pezzi di ricambio della macchina, ovviamente una penna o due, cerotti... tutto quello che si usa abitualmente. Ma, ripeto, a ciò i nostri ragazzi sono abituati, anche i più scapestrati sanno essere metodici su questo aspetto.

Portare il microinfusore crea problemi quando si è all’aeroporto?
Per chiunque debba passare un controllo di sicurezza con qualcosa di strano addosso non è un buon momento. Le difficoltà maggiori si incontrano negli Stati Uniti. Noi forniamo una lettera in inglese che spiega cosa è un microinfusore e in cui si sottolinea che il paziente non può toglierlo. Alleghiamo alla lettera la foto del microinfusore stesso per maggiore sicurezza. Generalmente così ce la si può cavare in qualche minuto. Comunque sono inconvenienti che i nostri ragazzi, e non ragazzi, conoscono bene perché si sono presentati eguali con le penne e le siringhe.

E come la mettiamo con i fusi orari?
Se il viaggio è più lungo di qualche giorno, consigliamo di attendere un poco, uno o due giorni, prima di adeguare l’orologio del microinfusore all’ora locale, e in quella fase intermedia di fare qualche controllo in più. Dopodiché, trovato il ritmo dal punto di vista basale, una settimana di mare a Cancun assomiglia a una a Rimini.

Ma è così importante viaggiare?
Certamente, oggi non poter viaggiare, o doverlo fare pieni di dubbi e preoccupazioni, è un serio handicap. La civiltà di oggi ha dei vantaggi e uno di questi è aver dato la possibilità, il diritto a tutti di viaggiare. E il microinfusore aiuta molto a esercitare con serenità tale diritto.

Ultima modifica: 16/06/2009

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