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Anche a me è capitato di cambiare il set in ritardo qualche volta, ma, a partire dal 3º giorno le glicemie cominciano a peggiorare... meglio evitarlo!
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Adolfo Ciavarella
Direttore dell’Unità Operativa di Diabetologia del Policlinico S.Orsola-Malpighi di Bologna.
 
In attesa insieme al ‘micro’

Già prima del concepimento e per tutta la gravidanza l’obiettivo è una glicemia assolutamente normale. E il microinfusore insieme alla particolare motivazione che caratterizza la donna in attesa permette di raggiungerlo. Senza contare l’utilità di funzioni come il bolo prolungato per gestire le nausee del primo trimestre e le digestioni difficili del terzo trimeste.


Le donne con diabete, fin dal primo momento e per tutta la durata della gravidanza, devono mantenere un controllo ottimale della glicemia. Ottimale non significa quel 7% di emoglobina glicata che è normalmente considerato il target da raggiungere, ma il 6% o anche meno. In pratica bisogna tendere alla normoglicemia, ossia ai livelli glicemici che si riscontrano in una persona che non ha il diabete.
Visto che questo equilibrio deve essere raggiunto fin dal concepimento e nelle prime settimane di gestazione, i diabetologi non si stancano di consigliare alle donne con diabete di programmare le loro gravidanze in modo da farle coincidere con una fase di perfetta glicemia.
Da diverso tempo il Team diabetologico della U.O. di Diabetologia dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Sant’Orsola Malpighi di Bologna ritiene che la terapia con microinfusore rappresenti la soluzione più efficace per raggiungere questo obiettivo. «Lo proponiamo alle donne con diabete, soprattutto di tipo 1, che si apprestano a una gravidanza o con gravidanza già in corso, se queste ci sembrano in grado – per scolarità, maturità e confidenza con gli strumenti elettronici – di affrontare questa piccola sfida», spiega Adolfo Ciavarella Direttore dell’Unità Operativa di Diabetologia del Policlinico Sant’Orsola-Malpighi di Bologna.

E i risultati?
Sono assolutamente all’altezza delle attese. Proprio questa mattina ho visitato una gravida diabetica di tipo 1 trattata con microinfusore con una glicata di 5,9%. Direi che con il microinfusore riusciamo quasi sempre a mantenere le emoglobine glicate più vicine al 6 che al 7%.

Risultati simili non possono essere raggiunti anche con la terapia multi-iniettiva?
Va detto che la gravidanza, e il periodo che la precede, sono caratterizzati da una notevolissima motivazione da parte della donna. Le donne moltiplicano i controlli, stanno attente all’alimentazione, fanno esercizio fisico, sono disponibili a effettuare diverse glicemie e iniezioni di insulina al giorno. In questo modo è possibile giungere a un buon equilibrio glicemico. Ma il microinfusore consente comunque, per il modo in cui opera, di raggiungere efficacemente anche obiettivi glicemici più ambiziosi. Pensiamo alla glicemia basale per esempio, il microinfusore consente di ottenerla in modo molto più fisiologico, sono inoltre assai rare, nelle pazienti in terapia con microinfusore, le ipoglicemie notturne. Insomma al 6% è molto più difficile arrivare con una terapia multi-iniettiva rispetto al microinfusore. Senza contare che un valore di glicata ottenuto con il microinfusore, e quindi in una condizione priva di forti sbalzi glicemici, è più significativa di un valore identico di glicata ottenuto con una terapia iniettiva anche se intensiva. In quest’ultimo caso il valore apparentemente accettabile potrebbe essere falsato da numerose e prolungate fasi di ipoglicemia.

A proposito di ipoglicemie. Queste danneggiano il feto?
Il feto è relativamente resistente agli episodi ipoglicemici, risente invece delle iperglicemie, sia quelle di ‘rimbalzo’ che fanno seguito a una ipoglicemia sia le iperglicemie che sono la conseguenza dello sconvolgimento ormonale tipico della gravidanza. Più frequente l’effetto delle ipoglicemie sulla retinopatia materna, che a volte si aggrava in una gravidanza non ben condotta sotto il profilo glicemico.

C’è poi il problema dell’alimentazione durante la gravidanza… non sempre quel che si mangia viene poi digerito.
Certo, l’efficacia del microinfusore nella copertura dei pasti è ancora più evidente. La donna, nei primi mesi di gravidanza, spesso non è sicura di riuscire a consumare interamente il pasto che si appresta a fare per le ben note nausee, mentre negli ultimi mesi può avere problemi di compressione dell’utero sul diaframma e sullo stomaco. In questi casi una iniezione anche di analogo rapido rischia di risultare eccessiva, mentre è possibile con il microinfusore impostare un bolo prolungato o un bolo in parte dato in un'unica soluzione in parte ‘rateizzato’ nelle ore seguenti al pasto. Inoltre la donna in gravidanza consuma diversi pasti e spuntini, almeno cinque, spesso sei; devo aggiungere che la donna gravida può andare più facilmente incontro a episodi di chetoacidosi e questi potrebbero essere dannosi per il sistema nervoso del feto. Anche questo richiede spesso un ulteriore supplemento di insulina. E va bene essere motivate, ma… stiamo parlando di sei, sette iniezioni al giorno! Con il microinfusore invece basta premere un pulsante e via.

Per queste ragioni voi consigliate di routine il microinfusore alle donne in gravidanza?
Certamente. Siamo un Centro di riferimento in un ospedale di alta specializzazione e abbiamo quindi una grande esperienza. La Regione Emilia Romagna ha colto perfettamente la situazione e ci consente di prescrivere il microinfusore senza limiti burocratici, un esempio che va segnalato di fiducia delle istituzioni nei confronti del lavoro dei diabetologi. Qualche donna non accetta e noi rispettiamo senz’altro le sue preferenze. Ma grazie anche all’attenzione con la quale lo prescriviamo non è praticamente mai accaduto che qualcuna rinunciasse ‘in corsa’.

E dopo la gravidanza?
La donna che lo desidera può tenere il microinfusore. Molte fanno questa scelta perché nei nove mesi hanno avuto modo di valutare i vantaggi di uno stile di vita più libero e nel contempo di una maggiore capacità di raggiungere un soddisfacente equilibrio glico-metabolico.

Lei cosa ne pensa?
Sono d’accordo. Sotto il profilo clinico la fine della gravidanza non è certo una ragione per peggiorare l’equilibrio glicemico. Se ho raggiunto una glicata del 6 – 6,5% perché devo rinunciarvi? Sotto il profilo dello stile di vita, avere un neonato e un bambino piccolo in casa è, se posso così esprimermi, una ‘indicazione al microinfusore’. Un neonato in casa significa non avere più orari, mettersi a tavola in orari diversi e doversi alzare a metà pasto perché il bimbo piange, stare tutta la notte in piedi e riuscire poi a dormire la mattina. Insomma un tipo di vita che è faticosa per tutti e si adegua proprio male agli orari più rigidi dettati dalla terapia iniettiva.

Istintivamente una mamma pensa prima alle esigenze del figlio e poi alle proprie.
Esiste il rischio, per stanchezza, distrazione o per scelta, che la mamma possa trascurare il diabete. Con un microinfusore questo è più difficile in quanto esiste una copertura insulinica basale e per quanto riguarda i pasti la donna può ritardarli o anticiparli senza che il suo equilibrio metabolico ne possa risentire grazie alla possibilità, premendo un semplice tasto di autosomministrarsi un bolo di insulina. D’altra parte so che alcune donne rinunciano al microinfusore in quanto mal tollerano di accudire il loro bambino, per esempio per allattarlo, con un apparecchio e dei cateteri addosso. Io sono comunque convinto che i vantaggi del microinfusore siano di gran lunga superiori agli svantaggi.

Ultima modifica: 16/06/2009

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