|
|
Si chiamava semplicemente 'Centro Antidiabetico'. Ora il Team diabetologico dell'Ospedale di Castiglione delle Stiviere ha un nome e un ambito operativo molto più ampio: Servizio di Patologia Nutrizionale Endocrino Metabolica e Vascolare. «Nasce dalla convinzione di dover applicare al trattamento di patologie quali obesità e diabete, i criteri della multidisciplinarietà, almeno dove è possibile farlo», spiega il suo responsabile Gianluigi Panzolato. La terapia insulinica continua con micorinfusore fa parte da tempo delle opzioni terapeutiche adottate dal Team di Castiglione delle Stiviere, che ha adottato al riguardo un protocollo che coinvolge tutte le figure del Team applicando i criteri guida della formazione. «La scelta infatti viene condivisa dopo la riunione del gruppo, successivamente segue una fase di approfondimento nutrizionale per il counting dei carboidrati con le dietiste, viene richiesto un diario alimentare che servirà come piattaforma iniziale. Questa fase, spesso noiosa per il paziente, chiarisce, almeno in parte quella che sarà la compliance. In parallelo inizia il training tecnico», nota Panzolato. Il protocollo, definito da poco tempo, prevede l'intervento della psicologa del Team, sia nella fase precedente all'inserimento sia come follow up nella fase seguente. Una sfida di grande interesse per Marta Olivieri, laureata in Psicologia a Padova, successivamente specializzata in psicoterapia cognitivo-comportamentale e con una formazione nella diagnosi e cura dei disturbi del comportamento alimentare (DCA) svolta al Centro per la diagnosi e la cura dei DCA presso la Casa di Cura Villa Margherita di Arcugnano e con corsi di formazione e giornate di supervisione con il centro Didasco. (Se vuoi sapere di più sui DCA puoi scaricare una intervista alla dottoressa Ventura cliccando qui). Dalla fine del 2005 Marta Olivieri fa parte del Team del Servizio di Patologia Nutrizionale Endocrino Metabolica e Vascolare.
Con quali compiti? Il nostro Servizio prevede, e questa è una sua caratteristica direi d'avanguardia, che tutti i pazienti siano sottoposti a dei test mirati a valutare, sia il comportamento alimentare, sia i disturbi dell'umore.
Detto in parole povere? Alle persone che, dall'elaborazione dei test, risultano avere disturbi come la depressione e disturbi del comportamento alimentare come bulimia e binge eating, la tendenza insomma a 'perdere il controllo' nelle proprie scelte alimentari, viene suggerito un colloquio con la psicologa. Il mio ruolo è quello di verificare se il problema esiste, portarlo all’attenzione del paziente, valutarlo insieme a lui e parlarne con il Team.
Quali terapie vengono proposte? Se il disturbo dell'umore, di solito la depressione, è importante, suggerisco al paziente un colloquio con lo psichiatra per definire un appoggio farmacologico. Seguo invece personalmente i disturbi del comportamento alimentare.
Il Team come recepisce i suoi suggerimenti? Chi segue i pazienti obesi e con diabete è genralmente cosciente dell'importanza degli aspetti psicologici sia nella genesi del problema sia, soprattutto, nelle possibilità di cura. Anche senza parlare di empowerment e di educazione terapeutica, sicuramente si coglie la centralità dell'aspetto motivazionale. Ci si rende conto che una persona con un disturbo del comportamento alimentare, o con depressione, deve ricevere una terapia personalizzata e quindi potenzialmente diversa da quella che riceverebbe altrimenti. Ciò detto, non nascondo qualche difficoltà. Uno psicologo e un medico internista guardano alla stessa persona con una ottica diversa che a volte suona opposta. Sappiamo tutti che si tratta di due sguardi complementari ma i linguaggi e le culture di riferimento dell psicologo e dell'internista sono davvero diversi!
E ora parliamo delle persone candidate al microinfusore... Devo premettere che parliamo per ora di piccoli numeri. Il protocollo è avviato da poco. A regime la persona candidata al microinfusore sarà invitata a un colloquio teso a valutare con ancora maggiore attenzione la presenza di latenti disturbi del comportamento alimentare, l'umore e i vissuti.
Che potrebbero essere di ostacolo all’utilizzo del microinfusore? Certamente sì, va detto che generalmente il Team sceglie i candidati al microinfusore tenendo d'occhio istinitivamente anche questi aspetti. Il micorinfusore presuppone grande autonomia, equilibrio e capacità di controllo da parte del paziente, in misura ancora maggiore forse rispetto alla tradizionale terapia insulinica. È opportuno verificare con attenzione che questi requisiti psicologici ci siano.
Altrimenti? In linea teorica il carico psicologico e di responsabilità legato al microinfusore potrebbe essere mal vissuto dal paziente e peggiorare la qualità della vita e forse anche del suo compenso glicemico. C'è anche un'altra considerazione da fare: il microinfusore richiede un grosso impegno di risorse da parte del Team, il quale si aspetta un miglioramento importamnte del compenso glicemico e, a parità di compenso, della qualità della vita del paziente. Cerchiamo quindi di sincerarci che la persona cui viene proposto possa davvero trarre il meglio, per esempio in termini di libertà e flessibilità, da questa modalità di infusione dell'insulina.
C'è una attività di verifica di questi parametri? Esattamente, questa è la parte più importante e impegnativa del mio lavoro per quel che riguarda i microinfusori. Dopo un primo periodo di assestamento, i pazienti vengono a colloquio da me ogni 15-30 giorni.
Con quale obiettivo? Ci sono tre tipi di obiettivi. Da una patrte verificare il vissuto di questi pazienti, per vedere come si sta evolvendo il loro rapporto con il diabete e con il microinfusore, dall'altra valutare, anche con l'aiuto di questionari, se è migliorata la qualità della loro vita. Ci sono anche degli obiettivi di supporto generale. Approfittando del clima disteso che si viene a creare posso aiutare i pazienti a superare, anche in modo concreto, i piccoli problemi, soprattutto nel rapporto con se stessi e con gli altri che il microinfusore può comportare: come indossarlo, come comportarsi in situazioni intime o di notte.
Ma non è un lavoro che dovrebbero fare altre figure del Team? È un lavoro di cui il Team nel suo insieme deve farsi carico. Va detto che lo psicologo ha dalla sua un atteggiamento non giudicante, e poi... non dà nulla per scontato. Vede, i giovani con diabete di tipo 1, soprattutto quelli cui viene proposto il microinfusore, si considerano e sono considerati dal Team dei veri esperti di diabete.
E lo sono, non è vero? Sotto un certo profilo è vero, ma se hanno tante informazioni non sempre sanno come usarle. L'informazione non diventa azione, qualcosa blocca la loro traduzione in azioni che possono migliorare la qualità della vita. D'altra parte non si può neanche dire loro “Guarda, ecco come devi fare”, perché si mina la loro autostima. Abbiamo impiegato anni per convincere queste persone che possono farcela da sole e non si può certo dargli l'impressione che sono inadeguati. Allora, un suggerimento che proviene da una figura 'esterna', può essere meglio accettato. Insomma queste cose, forse non fanno parte dello specifico mestiere di psicologo ma danno soluzione a una domanda concreta di aiuto cui il Team può e deve dare risposta.
Ultima modifica: 03/12/2009 |