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| Day hospital o reparto, per me pari sono |
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L'inserimento del microinfusore richiede una degenza ospedaliera o può essere effettuato in regime ambulatoriale, magari con la formula del Day Hospital o del Day service come ora si inizia a chiamarlo? A dire il vero il problema si pone solo per quella minoranza di Servizi di Diabetologia che dispone anche di un reparto. La Struttura Complessa di Endocrinologia - Diabetologia - Dietetica dell'Ospedale Santissima Annunziata di Taranto, diretto da Stefano Albano, è uno di questi. Ma la risposta di Albano al quesito è sorprendentemente semplice e pragmatica. «In astratto nulla impedisce di effettuare l'inserimento in regime ambulatoriale e nulla impedisce – nemmeno sotto il profilo burocratico amministrativo se il paziente ha meno di 35 anni – di utilizzare una breve degenza. Tutto dipende dal paziente», afferma Stefano Albano, «dal suo stato di ansia, dalla distanza fra la sua residenza e l'ospedale, dal fatto che viva da solo o insieme ad altre persone che possono supportarlo. Insomma la scelta ‘letto o ambulatorio’ viene fatta senza dogmi chiedendoci: quale soluzione farà sentire più a suo agio il paziente?». Potenzialmente la terapia con microinfusore può interessare un gran numero di persone con diabete. E quando un Servizio di diabetologia serve una città e una provincia popolosa come Taranto e ha oltre 22.000 mila utenti, un set di criteri definito è necessario.
Quali sono i criteri da voi adottati? Viene avviato all'ipotesi di utilizzo del microinfusore il paziente con diabete di tipo 1 che - nonostante almeno un anno di terapia ottimizzata e intensiva, accompagnata dalla necessaria educazione alimentare, all'autocontrollo e alla terapia - non riesce a scendere sotto gli 8,0 – 8,5% di emoglobina glicata. Questo è il primo elemento.
La presenza di complicanze non entra in linea di conto? No, anche perché, non dimentichiamolo, il nostro lavoro è prevenire le complicanze, ci basiamo sull'emoglobina glicata. Ma non solo. Dopo una selezione con criteri per così dire matematici, passiamo a una analisi della persona. Nono dimentichiamo che noi non mettiamo il microinfusore al primo che arriva, sono pazienti che seguiamo e conosciamo da tempo e sui quali come ho detti almeno per un anno abbiamo investito molto nel tentativo di riportare a norma la loro glicemia.
Quali sono i parametri con i quali valutate la persona? Un primo aspetto riguarda ciò che il paziente ha fatto: per esempio il grado di compliance che ha mostrato, un secondo aspetto ciò che potrebbe fare. I microinfusori sono sempre più semplici da usare, è vero, ma rimane preferibile proporli a persone che abbiamo certe caratteristiche culturali e sociali e soprattutto una certa stabilità emozionale. Se il paziente prova ansia all'idea del microinfusore, se non riuscirà a sviluppare una certa manualità, una certa capacità di dialogo con lo strumento, allora forse non gli facciamo un gran favore a proporglielo.
L'età è un fattore preso in considerazione? Non direttamente, anche se l'età avanzata rende più probabili certe difficoltà. L'età massima al momento è di 50 anni, anche se non abbiamo preclusioni di principio a utilizzarlo per pazienti con età più avanzata. Non usiamo il micorinfusore invece in pazienti in età pediatrica, anche se ne seguiamo diversi.
Una volta selezionato il paziente a quale tipo di percorso è avviato? Prevediamo una serie di incontri in cui vengono illustrati non solo i vantaggi ma anche le necessita del microinfusore. Insomma non solo quel che la terapia può offrire ma anche quel che richiede. Ci fa piacere se a questi incontri partecipano anche i familiari del paziente. Poi passiamo a una informazione sempre più specifica, cogliendo l'occasione per ripassare le regole dell'autocontrollo e dell'educazione alimentare.
A quel punto si arriva all'inserimento. Esatto che avviene in day hospital se siamo sicuri che il paziente tornerà a casa tranquillo e invece in reparto se abbiamo la sensazione che il paziente nei primi giorni vivrà in uno stato di ansia e preoccupazione. Noi non vogliamo che il paziente in questa fase importante della sua storia si senta abbandonato, anche solo per pochi giorni. Se opta per la degenza approfittiamo per valutare lo stato clinico generale del paziente in relazione alle complicanze
E, immagino, per mettere a punto uno schema basale adatto. Sicuramente uno dei vantaggi della degenza è che il paziente alla dimissione ha uno schema basale adeguato. È anche interessante la possibilità di effettuare insieme al paziente la sostituzione del set e le variazioni temporanee. Comunque le stesse cose avvengono anche in regime di day hospitalm il paziente torna nei giorni successivi. In teoria nei primi tre mesi l'inserimento è per così dire sperimentale, solo dopo un primo trimestre l'apparecchio viene formalmente acquistato dalla Asl che lo affida in comodato d'uso al paziente. In pratica il numero di persone che hanno rinunciato è molto basso.
La terapia con microinfusore richiede all'inizio molte risorse al Servizio di diabetologia. Voi come vi siete organizzati? Cerchiamo di non fare il passo più lungo della gamba, non dimentichiamo che la nostra Struttura Complessa di Endocrinologia segue solo come diabetologia migliaia di pazienti ai quali si aggiungono i pazienti metabolici non diabetici, gli obesi, le consulenze agli altri reparti dell'ospedale, tutta l'attività di nutrizione artificiale, l’ambulatorio endocrinologi e la degenza per patologie in acuto di pazienti endocrino metabolici. Nel corso dell’attività svolta nella anno 2006 abbiamo impiantato 20 micorinfusori. Seguiamo i pazienti al pomeriggio sulla base di una programmazione interna attraverso due medici dedicati, le dottoresse Turrisi e Braione che seguono il paziente dalla prima proposta fino al follow up, mentre la competenza è diffusa fra tutto il personale infermieristico.
Ultima modifica: 03/12/2009 |
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