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Mi chiedo spesso: "Come mai ho atteso più di 10 anni di diabete per mettere il micro?"
Elena67
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Marco Tagliaferri
responsabile della Unità Operativa Complessa di Diabetologia-Dietetica e Nutrizione Clinica-Endocrinologia del distretto Basso Molise è presidente della sezione molisana della AMD (Associazione Medici Diabetologi).
 
Questione di etica

Prescrivere il microinfusore secondo Marco Tagliaferri, diabetologo e docente di etica significa amplificare le prospettive del paziente e permettergli di realizzare i suoi desideri, esprimendo al meglio il progetto di vita che è insito nella sua persona.


All’ospedale di Larino, cuore storico dell’area più vicina al mare del Molise, il telefono squilla abbastanza spesso. Sono persone con diabete, generalmente insulinodipendenti, che vogliono sapere se davvero a Larino ‘mettono il micro’. La risposta è sì. Non a tutti certo, ma «in tutti i casi dove ne riscontriamo la necessità», afferma Marco Tagliaferri, attivissimo responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Diabetologia – Dietetica e Nutrizione Clinica – Endocrinologia della zona del Basso Molise. Figura di riferimento sia nelle scienze nutrizionali che nella diabetologia, Tagliaferri vede nel microinfusore non solo una ‘modalità di infusione’ ma uno strumento che consente alla persona con diabete di «amplificare le sue prospettive per realizzare i propri desideri ed esprimere al meglio il progetto di vita che è insito nella sua persona». Tagliaferri insegna bioetica nelle sedi di Cambobasso e Larino dell’Università Cattolica Sacro Cuore e ha presentato nel giugno 2007 un libro intitolato Bioetica, nutrizione e diabete nel quale cerca, (cosa piuttosto rara per una disciplina che finora si è misurata più con quanto attiene alla nascita e alla morte) di trasportare i principi etici nella quotidianità della malattia e della patologia cronica. Quando parliamo di microinfusore parliamo di libertà, un valore assoluto che non può essere assoggettato a considerazioni di secondo piano. «La maggiore libertà», spiega Tagliaferri, «per la persona con diabete è garante non solo di una ricchezza di motivazioni in più ma anche di una maggiore e migliore realizzazione del proprio progetto di vita». Una speranza che non può essere delusa da condizionamenti che spesso impediscono alla persona con diabete di realizzarsi. «Eppure in molti contesti l’applicazione del microinfusore è subordinata non alla valutazione del Diabetologo e alla libertà che potrebbe regalare alla persona con diabete ma alla disponibilità di risorse. In altri contesti si va a misurare il miglioramento atteso del compenso glicemico espresso in termini di glicata. Un punto? Non va bene. Due punti? Allora sì... Se le guardiamo alla luce dell’etica come ho proposto di fare nel mio libro queste cose appaiono come assurde».

Voi quanti microinfusori avere inserito finora?
In tre anni 25, non è poco per un ospedale che vive la propria realtà in una piccola regione soggetta anche a specifici vincoli finanziari. Ovviamente vorremmo fare di più. Per questo ci siamo dati una organizzazione interna che sicuramente ci consentirà di raggiungere ulteriori traguardi in futuro.

Come funziona?
In una prima fase si valutano i possibili candidati, scelti tra le persone che afferiscono alla nostra Unità operativa, anche provenienti da altre aree. Se riscontriamo l’esistenza dei presupposti necessari proponiamo alla persona con diabete un primo incontro nel quale la scena è dominata dal diabetologo, che volge la propria attenzione sulle differenze fra la terapia con microinfusore e quella multi-iniettiva praticata. Se la persona con diabete desidera ulteriori approfondimenti si organizza un secondo incontro nel quale protagonista diventa l’infermiera delegata a trattare il tema del funzionamento pratico dello strumento e la manualità necessaria per un suo buon funzionamento. Al successivo incontro, il terzo, dopo avere valutato l’abilità nell’utilizzo del microinfusore si procede al suo affidamento. Contestualmente o in un incontro successivo entra in scena la dietista che dopo avere spiegato il calcolo dei carboidrati e l’indice glicemico, aiuta la persona con diabete a calcolare i boli prandiali attraverso esercitazioni pratiche. Vorrei sottolineare che la persona con diabete si trova di fronte ad un gruppo multi professionale a diverse competenze, che costituiscono un sistema di particolare tutela convergente su un unico obiettivo: garantire alla persona con diabete una maggiore libertà di vita nella sua quotidianità.

Si tratta di incontri singoli?
No, e qui sta un’altra delle caratteristiche del nostro modello, si tratta, il più delle volte, di incontri in piccoli gruppi. Questo non tanto per risparmiare tempo, ma perché abbiamo constatato che in gruppo le persone con diabete apprendono più facilmente e rapidamente le informazioni ricevute e appaiono anche più motivate a causa di un reale scambio di esperienza. Avviene una cosa molto interessante: i pazienti in gruppo mettono a confronto le loro esperienze passate e ciò consente loro di progettare meglio il proprio futuro, perché la scelta del microinfusore rappresenta volgere lo sguardo verso il proprio futuro di vita: questo è indubbio.

E il follow up?
Sia gli incontri di preparazione sia il follow up vengono organizzati in un giorno dedicato della settimana. Questo è interessante perché in sala di attesa si incontrano sia i ‘candidati’ alla terapia con microinfusore, sia quelli che già l’hanno scelta in precedenza, e ne conoscono i vantaggi. Valutando l’importanza che questi incontri hanno per le persone con diabete abbiamo deciso di istituzionalizzarli e ora spesso capita che in tali incontri partecipa anche una persona che racconta la propria esperienza vissuta con il microinfusore rispondendo alle domande, il più delle volte dubbi e preoccupazioni, di chi non ha ancora deciso come rimodulare il proprio futuro. Se con o senza la microinfusione.

Ultima modifica: 03/12/2009

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