strSQL: SELECT TOP 1 * FROM [Interviews] WHERE [Type] = 1 AND [IDInterview] = 92 AND [PublicationDate] <= getdate() ORDER BY [PublicationDate] DESC
DM1.it | Adulti | | Lo sport logora... chi non lo fa
Mi chiedo spesso: "Come mai ho atteso più di 10 anni di diabete per mettere il micro?"
Elena67
| Lo sport logora... chi non lo fa




   >> ARCHIVIO DELLE INTERVISTE
Servizio di diabetologia Ospedale Bassini
Da sinistra: Alberto Rocca, responsabile della Unità Operativa di Diabetologia dell’Ospedale Bassini di Cinisello Balsamo e Paolo Rumi, endocrinologo specializzato in Medicina dello Sport.
 
Lo sport logora... chi non lo fa

Tutti i medici cercano di convincere le persone con diabete ad abbandonare la sedentarietà. Ma chi aiuta la persona con diabete di tipo 1 che ama lo sport e teme, o scopre, di non riuscirci e assegna la colpa al diabete? Per rispondere ci vuole un Team capace di trasformare un sedentario programmatore in entusiasta maratoneta e altro ancora.


In una fredda giornata di novembre correrà a Milano la sua seconda maratona. Il tempo? «Non mi interessa proprio», commenta il 42enne programmatore milanese che, a differenza degli altri appassionati non snocciola risultati, intertempi, record personali e ufficiali. «I numeri che contano per me sono quelli che segna il lettore: partire, correre e arrivare con la glicemia sempre nella norma, non fermarmi e, soprattutto, divertirmi».
Avrete capito che il nostro amico che desidera firmarsi con la sigle 'BBG' è uno come tanti. Da ragazzo aveva fatto corsa, certo ma poi come spesso capita aveva lasciato perdere. Il diabete, il lavoro, la famiglia. Si sa...
Lo segue un Servizio di Diabetologia un po’ particolare, un Servizio che usa il microinfusore per seguire 45 dei suoi 100 pazienti con diabete di tipo 1, un Servizio che quando decide di promuovere l’esercizio fisico fra i suoi pazienti Dm1 non si limita a generiche raccomandazioni o a far circolare qualche opuscolo informativo, ma carica tutti su un pullman e li porta a Pavia a seguire un corso residenziale sulla gestione dell’attività fisica per persone con microinfusore appositamente organizzato dal Centro universitario sportivo con il contributo di Roche Diagnostics.
«Mi telefonarono per invitarmi due giorni dopo la nascita del mio secondo figlio», racconta, «dissi: “Ma come faccio c’è qui il bambino!”. “Sarà felice di avere un papà sportivo”. Fu la risposta. E... andai».
Da questa esperienza è nato un interesse per l’attività fisica intesa come piacere e vita all’aria aperta «che ci ha soddisfatto aver promosso ma che non poteva essere lasciato a se stesso», spiega Alberto Rocca, responsabile della Unità Operativa di Diabetologia dell’Ospedale Bassini di Cinisello Balsamo. Sulla base delle valutazioni delle performance realizzate a Pavia dai Dm1 ‘runners’ ed analizzate da due laureati in Scienze Motorie, Rocca, insieme al collega Paolo Rumi, endocrinologo e specializzato in Medicina dello Sport, hanno realizzato delle schede personalizzate con degli itinerari di allenamento «e due mesi dopo siamo tornati a Pavia per un secondo step», racconta Rumi.
Insomma, se l’entusiasmo e i risultati conseguiti sono tutti merito di BBG, il processo che ha creato le condizioni per questa e altre ‘cotte per lo sport’ è tutt’altro che casuale. «Il medico che vuole motivare il suo paziente a lasciare la sedentarietà deve solo affidarsi alla buona volontà e alle sue capacità di motivazione? Io non credo», commenta Rocca, «io credo che se l’esercizio fisico è un obiettivo terapeutico debbano essere poste, con professionalità e rigore, tutte le condizioni per raggiungerlo, esattamente come facciamo per l’alimentazione o le dosi di insulina».
Avere dal 2005 nel Team un medico sportivo in tutti i sensi della parola (Rumi ha giocato, anche a livello agonistico, in squadre di basket e pallavolo) era la carta che mancava. Unendo le competenze è stato possibile definire programmi personalizzati in termini di introito di carboidrati, dispendio energetico e, soprattutto, schemi di insulinizzazione. «Credo che il nostro asset principale sia la competenza maturata in ormai otto anni nella gestione della terapia con microinfusore», afferma Rocca.
Cosa c’entra il microinfusore? Lo spiega Biagio: «Con la terapia tradizionale, anche la più avanzata, una corsa lunga è impossibile da gestire in equilibrio glicemico. Per forza di cose parti con la glicemia alta, durante la corsa rischi ipo anche gravi e al termine ti ritrovi con la glicemia altissima per diverse ore». Non parliamo poi di quando l’obiettivo non può esser raggiunto. «Ricordo una mezza maratona che divenne per me un... quarto di maratona. A metà strada arrivò una ipoglicemia che nessun introito di zuccheri riusciva a mandare via. Arrivai al traguardo camminando e pensando una sola cosa: “Ecco, vedi: io sono diabetico, è inutile, queste cose non me le posso permettere”».
«Questa è la frase chiave», commenta Rumi, «noi fatichiamo tantissimo per motivare le persone con diabete a fare sport, ma quante sono le persone con diabete che volevano fare sport e hanno rinunciato dopo una esperienza come quella di Biagio?». La domanda ha senso perché, come l’esperienza ha poi dimostrato, il problema di Biagio era una terapia non adeguata. «Quando finalmente sono passato al microinfusore mi si è aperto un mondo. Con il micro non devi più partire alto di glicemia, puoi gestire anche piccole variazioni della glicemia letteralmente ‘in corsa’ e nelle ore dopo la gara, con un bolo subito dopo ed il ripristino della basale al 100% per 2 ore, evito l’iper».
Nella nidiata di sportivi seguiti dal Bassini nati da questo corso, Biagio è quello che ha dato le maggiori soddisfazioni, il ‘testimonial’. Ma ve ne sono anche altri negli sport di squadra e individuali, aerobici e anaerobici. «Più che un testimonial sono un ‘testinormal’», racconta, «la mia esperienza è interessante proprio perché sono una persona normalissima che, né giovane né vecchio, si è messo a fare dello sport, non poco ma nemmeno troppo, ottenendo qualche risultato», si schermisce Biagio, «quando ho iniziato ed era solo due anni fa, dopo 15 minuti mi fermavo con il fiatone esattamente come chiunque altro. Solo che poi sono diventati venti minuti e poi trenta e poi ho imparato a mantenere il carico di lavoro su livelli aerobici tali da evitare il fiatone. Tutto qui».
In effetti c’è un poco di understatement nelle sue parole perché trovare i profili glicemici ideali per le varie situazioni di allenamento e di gara non è affatto facile.
«Mancano delle linee guida e anche i lavori in letteratura sono pochi», racconta Alberto Rocca.
L’obiettivo del Servizio di Diabetologia del Bassini è ora quello di dare vita, insieme ad altri Centri in Italia, soprattutto nel Nord, un’area che a differenza del Centro e del Sud Italia non ha una tradizione di riflessione e di attività in materia, ad «un network di competenze, una rete che, lasciando la gestione del paziente al suo Centro di riferimento, gli consenta di accedere a un expertise specialistico per quel che riguarda uno specifico piano di allenamento o evento sportivo», nota Rocca.
Una soluzione di questo tipo permetterebbe ai Servizi di diabetologia che non hanno le risorse di accompagnare ancora meglio e di incoraggiare i loro pazienti interessati a fare sport a certi livelli, «e darebbe anche una risposta a tutti quegli sportivi che hanno visto in un episodio sfortunato la conferma di una ‘condanna’ quando invece era semplicemente frutto di una preparazione non adeguata», conclude Alberto Rocca, «insomma, i nostri obiettivi sono due: da una parte aiutare le persone con diabete divenute sedentarie a riscoprire l’attività fisica non tanto come ‘cura’ ma come piacere. Dall’altra recuperare tutte quelle persone con diabete soprattutto di tipo 1 che hanno provato a fare attività sportiva e che si sono trovate davanti difficoltà o limiti che erano dovuti semplicemente a una terapia non adeguata, non al diabete».

Ultima modifica: 02/03/2010

Roche Accu-Chek, Vivi la vita. Come vuoi.
© Copyright 2010. Roche Diagnostics S.p.A. - Società unipersonale - P.IVA 10181220152
 
Genitori Ragazzi Adulti