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| I fattori genetici di rischio-nefropatia
Tra le complicanze del diabete, una delle più comuni è il danno renale (nefropatia) che può essere di gravità variabile tra lieve (non ci si accorge di nulla, solo le analisi di laboratorio sono alterate), grave (ci sono dei sintomi, come la pressione alta, e bisogna prendere dei farmaci) e molto grave (bisogna fare dialisi due o più volte alla settimana, oppure il trapianto di rene). Non tutte le persone con diabete, però, sviluppano danno renale e soprattutto, non per tutte le persone, l'intervallo tra inizio della malattia e comparsa della nefropatia è costante. Per capire quali sono le persone che più probabilmente andranno incontro a questa complicanza o quelle che la svilupperanno precocemente, è stato identificato un gene (CTFG/CCN2) che aumenta il rischio di nefropatia di circa 3 volte. Ovviamente, come per tutti i fattori di rischio genetici, la presenza/assenza del gene non annulla l'effetto, anche determinante, di altri fattori, quali peso, controllo metabolico, pressione sanguigna.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20522428
Wang B et al. DCCT/EDIC Study Group. J Med Genet. 2010 Jun;47(6):391-7.
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| Mangia cosa vuoi, ma conta i carboidrati
Nel trattamento del diabete abbiamo sostanzialmente due 'scuole di pensiero' o, se si vuole, due 'filosofie'. La prima prevede che il trattamento (e quindi anche l'alimentazione e l'attività fisica) siano determinati con una certa 'rigidità'; una volta costruito uno o più schemi personalizzati, la persona con diabete è chiamata a seguirli con grande costanza e precisione. La seconda, invece, lascia maggiore libertà alla persona (nel cibo per esempio), ma richiede anche maggiori capacità di analisi (conteggio dei carboidrati) e di intervento (adattamento delle dosi e delle somministrazioni). Lo studio DAFNE (Dose Adjustment For Normal Eating) mostra come sia possibile, con un training adeguato, ottenere un buon controllo metabolico senza particolari restrizioni dietetiche. Il segreto è nel conteggio dei carboidrati e nell'aggiustamento delle dosi di insulina.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20528716
McIntyre HD et al. Med J Aust. 2010 Jun 7;192(11):637-40.
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| Microinfusore: e se vedo poco e male?
L'uso del microinfusore si sta diffondendo rapidamente tra le persone con diabete di tipo 1 ed aumenta anche la quota di persone che lo usano ormai da diversi anni. Questo pone nuovi problemi, non solo in termini di affidabilità, precisione, facilità d'uso e robustezza degli apparecchi, ma anche in termini di apparecchi dedicati a persone con particolari tipi di necessità. Per esempio, le persone con problemi di vista (ed il calo della vista è una delle possibili complicanze del diabete) hanno bisogno di microinfusori specificatamente disegnati per loro, magari con messaggi acustici, istruzioni d'uso in Braille o interfacce particolari con software specifici. Attualmente, non esistono in commercio apparecchi appositamente progettati per ipovedenti, ma è evidente che presto il problema si proporrà.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/20444517
Marom L. Diabetes Res Clin Pract. 2010 May 3. [Epub ahead of print]
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