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Articoli | Penso, dunque sarai |
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Penso, dunque sarai
Il compito dei genitori di bambini e ragazzi, spiega la psicologa Annalisa Saggio, con il diabete non è solo consegnare al Pediatra diari glicemici perfetti, quanto superare le loro ansie e sensi di protezione aiutando i figli a dare il giusto valore al diabete e alle sfide che questo pone. Insomma il genitore dovrebbe mettere più attenzione a quello che pensa e meno a quello che fa.
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 | | Annalisa Saggio, siciliana, laureata a Padova in Psicologia, Psicoterapeuta lavora a Catania sia in un Team interdisciplinare specializzato nel trattamento dei disturbi del comportamento alimentare, sia nel Team di Diabetologia Pediatrica del Policlinico Universitario. |
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I bambini e i ragazzi di oggi ci stupiscono per quante cose imparano al di fuori della famiglia. Attenzione però! Il ruolo ‘formativo’ dei genitori rimane fondamentale. Se le nozioni possono provenire da ogni parte, il figlio trae solo e sempre dai genitori le valorizzazioni. Solo dai genitori il bambino o il ragazzo coglie se una cosa è buona o cattiva e quanto. Il modo in cui i genitori ‘vivono’ il fatto che un loro figlio abbia il diabete segna, io credo per sempre, l’atteggiamento che il ragazzo e il futuro adulto avrà nei confronti di questo aspetto della sua vita. Questo processo di valorizzazione è continuo. Ovviamente i bimbi non chiedono: “Mamma cosa devo pensare del fatto che ho il diabete?”. I bambini ascoltano (più di quello che pensiamo) e fanno domande che sembrano frasi. Quando dicono “Mi sento uno sfigato”, “Che vita di m… !”, sono delle provocazioni che i figli ci lanciano. Aiutiamo molto i nostri figli se diamo loro risposte che inquadrano il problema diabete entro un contesto realistico, senza cadere né in un ottimismo di maniera (“in fondo non è nulla”) né in una compassione amcora più dannosa: “Poverino, vieni qui da mamma che ti consola”. Il Centro con il quale collaboro ha proposto ai genitori dei bambini che avevano avuto l’esordio nel 2007 di svolgere un percorso di incontri di gruppo di condivisione e confronto con la sola presenza – non giudicante – dello psicologo. Sono emerse molte cose. Ovviamente l’esordio sconvolge gli equilibri relazionali e affettivi della famiglia. In una prima fase è facile che entrino in gioco negazioni, proiezioni e sensi di colpa, soprattutto quando il diabete è presente nella famiglia di uno dei due partner. Molto forte è la sensazione di isolamento e di chiusura sentita e quindi creata. Siccome – cito le frasi emerse negli incontri – “nessuno può capire il mio dolore”, molte famiglie cessano di confrontarsi con l’esterno. Una madre racconta di essersi chiusa col figlio in una fortezza e di aver “messo i coccodrilli nel fossato” per difendersi dalle percepite aggressioni esterne. Segue una fase lunga in cui l’accento è posto sulla gestione quotidiana e ‘tecnica’ del diabete. Capita che ogni glicemia ‘alta’ sia vissuta dalla madre con senso di inadeguatezza e di colpa, viceversa con orgoglio si portano al Diabetologo diari glicemici perfetti. Mettere l’accento sulla gestione tecnica risolve l’ansia del genitore ma potrebbe riversarla sul figlio e renderlo sempre più dipendente dal genitore. In effetti la reazione più frequente e duratura dei genitori è l’iperprotezione. I sensi di colpa provati dai genitori e la sensazione di isolamento hanno come conseguenza un atteggiamento di espiazione e di risarcimento verso il figlio che viene considerato fragile, indifeso. Si alternano atteggiamenti iperprotettivi o di eccessiva indulgenza che possono creare nel bambino insicurezza e sfiducia, ostacolando il cammino verso l’autonomia. Il diabete invece di inserirsi come una delle sfide che capitano nella vita di ogni famiglia, diventa il perno della vita familiare. le vecchie abitudini vengono stravolte e i suoi ritmi vissuti (chissa perché, con le nuove terapie) in modo ossessivo scandiscono i tempi della vita di tutti. Il genitore difficilmente si fida degli altri (insegnanti, nonni) per la gestione della malattia. Anche il padre è spesso lasciato da parte. La madre si sente come l’unica che può capire e soddisfare i bisogni e le esigenze del figlio: si assiste a una sorta di regressione in cui si ricrea la simbiosi madre-figlio con conseguenze deleterie per lo sviluppo del bambino. In questa situazione diventa determinante l’atteggiamento della figura paterna. So bene che i padri, a volte, sono ben felici di delegare alle mogli la gestione del diabete ma devono avere voce in capitolo nella sua valorizzazione. Possono e devono ridimensionare l’atteggiamento iperprotettivo delle madre e proporre istanze di normalità. “Diabete o non diabete ce ne andiamo in montagna lo stesso come gli altri anni”, “Ma dai restiamo a pranzo fuori, calcoleremo le dosi di carboidrati a occhio. Non sarà questo…”. Tra l’altro il padre/marito quando non perde totalmente voce in capitolo, riesce a contenere l’eccessivo coinvolgimento emotivo della moglie aiutandola a vivere in modo più ‘razionale’ ed equilibrato la gestione delle cure. Un poco di razionalità e buon senso può fare molto per correggere atteggiamenti dettati dall’ansia. Per esempio il fatto che il bambino non possa mangiare le stesse cose degli altri quando va a casa di amici, è vissuto spesso dal genitore come una ingiustizia terribile. Il genitore si immagina da parte del figlio una grande sofferenza davanti a questa diversità. Il risultato è di crearla. Io credo che l’esordio del diabete non faccia che esasperare un atteggiamento che è presente oggi sempre di più nella generalità delle famiglie: aumentano le aspettative. I nostri figli devono avere tutto quello che esiste di buono e non devono entrare in contatto con nulla di cattivo. Non gli raccontiamo quella favola perché c’è la strega cattiva, andiamo a protestare dal preside se il compagno di banco gli ha tirato un pugno… questi atteggiamenti non aiutano il figlio a sviluppare autostima o capacità di gestire il negativo. E il ruolo del genitore è proprio quello di dare al figlio tutti gli strumenti necessari per gestire realtà dove il negativo esiste… eccome.
Annalisa Saggio Psicoterapeuta
Ultima modifica: 07/11/2008 |
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