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Donatella Bianchi
segue, per conto di Roche Diagnostics, le persone che in Lombardia utilizzano microinfusori Accu-Chek.
 
Per lavoro ti cambio la vita

Di lavoro Donatella Bianchi insegna a utilizzare i microinfusori Accu-Chek, fa infatti parte della ‘squadra’ di esperti che seguono personalmente una per una tutte le persone che iniziano a controllare il loro diabete con i microinfusori Accu-Chek.


Verso Natale il cellulare di Donatella squilla assai spesso. A chiamare sono molte delle oltre 400 persone che in questi anni ha aiutato a capire come funziona un microinfusore. Niente paura. I 400 microinfusori Accu-Chek funzionano benissimo e non c’è nessuna emergenza. Sono telefonate di auguri, e di amicizia. «Mi rendo conto, e questo è forse l’aspetto più bello del mio lavoro, di essere considerata una persona che ha contribuito a cambiare in meglio la loro vita. Un affetto in parte immeritato», si schermisce Donatella, che da Disetronic è passata a Roche Diagnostics continuando a occuparsi dell’assistenza agli utilizzatori di microinfusori, «perché il merito va piuttosto al Team diabetologico che ha proposto il microinfusore e a chi lo ha disegnato e prodotto».
Tocca infatti al Team diabetologico scegliere a quali persone proporre la terapia con microinfusore, illustrare la terapia, impostare e mettere a punto gli schemi basali, oltre a verificare e potenziare le informazioni del paziente sulla terapia. «Ma i Team possono contare su un aiuto concreto ed efficace da parte di Roche Diagnostics e in particolare da parte nostra». Sono infatti una decina i ‘CIS’, come sono chiamati in Roche Diagnostics, gli esperti di microinfusori che accompagnano singolarmente ogni persona nel passaggio dalla terapia insulinica tradizionale a quella multi-iniettiva.
Donatella si occupa di microinfusori ormai da sette anni, ed è una esperta non solo nel prodotto ma nella ‘pedagogia del microinfusore’, non per caso molti Team delegano a lei una parte importante della attività formativa. «I tempi e i modi del mio intervento variano a seconda del tipo di paziente, ogni Centro di diabetologia poi ha messo a punto un ‘protocollo’ più o meno formalizzato. In linea generale comunque io incontro ogni persona almeno due o tre volte, da sola o insieme alla famiglia se è un bambino. Ma non solo se è un bambino, a volte il paziente si presenta insieme al suo partner». In un primo incontro si parla del microinfusore in generale, «mi fanno alcune domande sul funzionamento della ‘macchina’ e molte, le più sentite, su ‘come è vivere’ con il microinfusore», spiega Donatella Bianchi, «per questo spesso porto con me anche una persona magari coetanea che già lo utilizza». Il ‘testimonial’ serve perché non è facile spiegare che quella ‘macchinetta’ non sarà sentita come un corpo estraneo, che ‘accettarla’ non comporta, nella stragrande maggioranza dei casi, nessun problema.
Le femmine si preoccupano molto dell’aspetto estetico, i maschi fanno domande sullo sport e più o meno velatamente sul come la terapia potrà influire sulla loro vita sentimentale. «Le domande sono molto pratiche e concrete e in questa fase punto soprattutto a dissipare ansie o a chiarire informazioni errate. Sto bene attenta però a non rendere le cose troppo facili. Non sono una ‘venditrice’, non serve a nessuno proporre il microinfusore a una persona che non lo accetta o che magari non è ancora pronta».
È interessante notare come, quando il paziente è in età pediatrica, «il bambino o il ragazzo colga subito gli aspetti davvero importanti e ponga domande molto più centrate e rilevanti di quelle poste dai genitori, i quali in genere sono un po’ titubanti e vedono con preoccupazione qualunque variazione alla terapia che hanno imparato a seguire e far seguire, come se il microinfusore facesse loro perdere il ‘controllo’ della situazione», ricorda la Bianchi che è nata e vive a Milano: «Vivo a Milano, è un modo di dire perché sono in giro per la Lombardia quasi tutta la settimana», racconta.
Il secondo incontro si tiene invece il giorno prima o il giorno stesso in cui avviene il passaggio vero e proprio alla terapia per microinfusione. Generalmente Donatella vi dedica tutta la giornata. Una prima parte è dedicata a ripassare gli aspetti chiave della terapia e il funzionamento del microinfusore stesso. La seconda parte, quando il paziente si sente a suo agio, nel chiarire come reagire a situazioni impreviste o comunque diverse dalla normale routine. Tornata a casa, Donatella sa che il suo cellulare squillerà. I ‘CIS’ sono infatti sempre a disposizione dei ‘loro’ pazienti per rispondere a ogni problema o richiesta di informazione relativa al funzionamento dei microinfusori e dei set d’infusione, mentre per le questioni più strettamente di carattere clinico i Team mettono a disposizione una loro linea. «Siamo disponibili 24 ore su 24 e 365 giorni all’anno», spiega Donatella. Per l’esattezza, la sera tardi di notte e nei giorni festivi le chiamate sono dirottate sul telefono di un collega che è ‘di turno’. «Abbiamo preferito questa soluzione a quella un po’ anonima di un call center specializzato», spiega la Bianchi, «anche se a chiamare non è un mio paziente penso di essere in grado di cogliere il suo problema e a risolverlo aiutandomi con la mia esperienza». In ogni caso essere di turno non è un gran problema: «Le chiamate dei pazienti – frequenti nei primi giorni – dopo una settimana diventano rare e alla fine... ci sentiamo solo per farci gli auguri».

Ultima modifica: 16/06/2009

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