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Mia figlia dovrà metterlo tra pochi giorni. Lei sembra convinta, la mamma meno… no, io proprio non sono convinta!
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Angela Girelli
lavora presso l'Unità Operativa di Diabetologia degli Spedali Civili di Brescia; si interessa della formazione del paziente, della gestione della cura e della gestione dei percorsi clinici e formativi relativi alla terapia con microinfusore. Fa parte del Gruppo di coordinamento GISED ed è stata, giovanissima, vicepresidente della AMD lombarda.
 
Microinfusore: perché?

La terapia con microinfusore o pompa per insulina è, tra le opzioni terapeutiche a disposizione per il diabete tipo 1, quella che dà maggiori possibilità di ottimizzare il controllo metabolico garantendo una migliore qualità della vita. Ma quali sono le persone a cui il microinfusore va consigliato? Tocca al Diabetologo individuarle seguendo certi criteri.


La terapia insulinica continua con microinfusore è la modalità che più si avvicina alla secrezione 'naturale' del pancreas. «Possiamo dire che il microinfusore 'mima', almeno parzialmente, il funzionamento del pancreas sano», afferma Angela Girelli, che coordina l'utilizzo di questa terapia presso l'U.O. di Diabetologia degli Spedali Civili di Brescia. La ragione è presto detta. Il microinfusore, che contiene una cartuccia riempita di insulina, rilascia nel sottocute a mo' di 'pompa' (da cui la denominazione italiana di 'micropompa'), con grande precisione e continuità, piccole quantità di insulina, riproducendo l'attività basale della betacellula: studiando i profili glicemici del paziente possiamo programmare al meglio questa somministrazione basale nelle diverse fasi della giornata fornendo nella maniera più precisa possibile la quota necessaria. Oltre alla modalità infusiva continua, lo strumento lavora con una somministrazione 'intermittente': al momento dei pasti o per correggere una glicemia elevata possiamo somministrare dei 'boli' di insulina. Il microinfusore vero e proprio pesa circa 100 grammi e ha le dimensioni di un sottile telefono cellulare. Un flessibile sondino in plastica lo collega a un ago (oggi vengono usati piccoli aghi morbidi in teflon, decisamente più tollerabili di quelli in acciaio utilizzati fino a qualche anno fa) che viene inserito sottocute nella zona dell'addome e assicurata da un cerotto. Il microinfusore, o pompa per insulina, rilascia quindi una dose basale (continua) di insulina durante tutto l'arco della giornata alla quale si sommano, quando necessarie, le dosi (boli) necessarie per far fronte a pasti/spuntini o per correggere la glicemia. Naturalmente valutare gli schemi insulinici basali e le dosi di insulina da fare ai pasti richiede impegno sia al paziente sia al Team. «Ma il punto critico non è questo. Gran parte del successo della terapia con microinfusore dipende da una corretta selezione della persona a cui proporlo», spiega Girelli. Il nostro lavoro è combinare matrimoni perfetti. Trovare il paziente 'giusto' per il microinfusore.

Perché occorre una selezione?
Questa terapia per avere successo richiede caratteristiche sia del paziente che del Team curante. Il paziente deve essere motivato a ottenere e mantenere un buon controllo metabolico, possedere abilità e capacità nel problem solving, dedicare tempo e attenzione alla gestione della cura (mediamente sono necessari almeno 4 controlli della glicemia al giorno); d'altra parte assorbe grandi risorse al Team diabetologico che deve avere esperienza specifica nel settore e comporta per il Servizio Sanitario Nazionale un costo economico superiore a quello della terapia multiiniettiva classica. A fronte di questo ci aspettiamo risultati: un miglioramento sia del controllo metabolico sia della qualità della vita del paziente. L'esperienza di decenni ci insegna che dove si è fatta una valutazione attenta i risultati ci sono sempre stati.

Sulla base di quali criteri viene fatta questa selezione?
Il microinfusore va proposto dopo una attenta, anzi attentissima valutazione complessiva degli aspetti clinici e psicosociali della persona che dovrebbe adottarlo.

Stiamo parlando solo di persone affette da diabete di tipo 1?
Sì, direi di sì. Esistono dati di utilizzo della CSII in persone affette da diabete di tipo 2 e anche noi seguiamo qualche paziente di questo tipo ma certamente l'assoluta maggioranza è di pazienti tipo 1.

Di quale età?
Ci sono bambini e anziani con il microinfusore. Noi vediamo che i migliori risultati si ottengono con giovani e giovani adulti, ma non è una regola assoluta. Certo è che la modifica dei comportamenti (anche e soprattutto quelli relativi alla gestione della cura) sono più difficili a ottenersi in persone di età avanzata o con durata di malattia molto lunga e quindi abitudini profondamente radicate.

I microinfusori sono governati da piccoli computer, chi non è a suo agio con le tecnologie è tagliato fuori?
Occorre una minima manualità, non grossi deficit della vista e dell'udito, ma prima ancora una mente disponibile a imparare cose nuove. Un buon punto di riferimento è il telefonino. Se una persona ha imparato non solo a comporre un numero con il cellulare ma anche a memorizzarlo nella rubrica e a leggere un sms, può benissimo utilizzare il microinfusore attraverso un percorso formativo graduale e adeguato ai suoi ritmi di apprendimento. La cosa importante è che il Team curante sappia adattarsi ai tempi del paziente e non pretendere il contrario!

Il microinfusore si consiglia a chi ha già un buon controllo glicemico o a chi non riesce a raggiungerlo?
Il microinfusore è necessario per chi deve raggiungere un controllo metabolico 'perfetto', pensiamo alle donne con il diabete che vogliono concepire un bambino. D'altra parte può migliorare la qualità della vita di alcune persone che già hanno un buon controllo glicemico. L'indicazione fondamentale è quella in cui la persona che, nonostante abbia motivazione e aderenza alla terapia insulinica multi-iniettiva, non riesce a raggiungere il risultato voluto.

Molte persone oggi bussano alla porta del diabetologo chiedendo il microinfusore.
Alcune persone chiedono il microinfusore ritenendolo una specie di 'pancreas artificiale'. Ritengono che "la macchina penserà a tutto", che "non ci sono più controlli da fare". È vero il contrario. I controlli della glicemia vanno aumentati, deve aumentare la capacità di valutare le situazioni e prendere decisioni riguardo all'alimentazione (in particolare al conteggio dei carboidrati), alle dosi di insulina, all'attività fisica. Bisogna pensare di più a quello che si fa. Per questo generalmente chi lo chiede non è il candidato ideale o comunque non è detto che lo sia. Viceversa al Team tocca spesso investire energie per avvicinare a questa prospettiva quelli che ritiene candidati 'ideali' cioé le persone che ne possono trarre beneficio.

Prima lei accennava a criteri di inclusione psicologici e sociali. Quali sono?
Sicuramente l'accettazione della malattia, la motivazione e la capacità necessaria all'autogestione. Offriamo molto con il microinfusore e al paziente sono richiesti impegno e senso di responsabilità. Dal punto di vista dello stile di vita è chiaro che si avvantaggiano maggiormente del microinfusore le persone con una vita sociale e lavorativa articolata e non prevedibile.

Stiamo parlando di qualità della vita o di controllo metabolico?
Di ambedue. Sul lungo termine questi due aspetti convergono. Una terapia che pesa più di quel che dovrebbe sulla qualità della vita non è una terapia giusta e rischia di essere abbandonata o mal condotta.

Ultima modifica: 16/06/2009

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