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Piccole emergenze | Malattie intercorrenti: istruzioni alla famiglia |
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La famiglia di un bambino o un ragazzo con il diabete affronterà sicuramente, e più di una volta, la ‘sfida’ di una malattia intercorrente. Se ha un equilibrio glicemico buono, o anche solo discreto, il paziente DM1 non ha più probabilità di altri di sviluppare le classiche patologie dell’età pediatrica. Al contrario, un cattivo controllo è associato a deficit di difese immunitarie e in generale a una maggiore frequenza di infezioni batteriche o virali. Sottovalutata o mal gestita, la malattia intercorrente è la causa principale se non l’unica (almeno nel nostro paese), di chetoacidosi in età pediatrica dopo l’esordio. Sopravvalutata, è causa di ricorsi inappropriati al pronto soccorso o alla guardia medica. La ‘corsa in ospedale’ per una semplice febbre o una malattia infettiva ha un effetto psicologico negativo sulla autostima della famiglia e sull’immagine che il paziente sta costruendo di sé e della sua patologia. Viceversa, essere capaci di gestire la sfida rafforza la sensazione di ‘empowerment’, come si dice ora, nei confronti del diabete. Come trasformare in una opportunità la sfida (e il rischio) rappresentato dalla malattia intercorrente? La risposta è: attraverso l’informazione. Data l’altissima probabilità dell’evento, la famiglia va informata su come comportarsi in caso di malattia intercorrente già all’esordio, nel quadro delle informazioni che vengono date prima della dimissione. La situazione ideale è quella nella quale la famiglia padroneggia alcune norme generali; ricorre al pediatra di base per identificare la patologia intercorrente e la relativa terapia e fa riferimento alla struttura specialistica per mettere a punto l’adeguamento della terapia, soprattutto dello schema insulinico, quando questo è reso necessario dalle caratteristiche o dall’evoluzione della patologia. Nel nostro Centro siamo soliti ‘rinfrescare’ queste nozioni cogliendo l’occasione delle normali visite nei day hospital per organizzare incontri con piccoli gruppi. Ai genitori (e ai pazienti adolescenti) vengono sottoposti alcuni quiz per determinare i bisogni formativi che vengono colmati anche ricorrendo a un archivio di slide. Quali sono questi contenuti? Il primo passo consiste in una normale prevenzione delle patologie intercorrenti. Le vaccinazioni obbligatorie vanno fatte e tutte quelle non obbligatorie sono consigliabili, comprese quelle relative alle influenze.
Idratazione prima di tutto. Le terapie d’uso per la gestione delle malattie intercorrenti possono tranquillamente essere estese al paziente DM1: antipiretici, antibiotici e quant’altro utilizzato normalmente non hanno controindicazioni nel soggetto DM1. Un aspetto comune a queste terapie, la necessità di idratazione, assume però un valore ancora più importante. Non solo la febbre, ma anche i frequenti episodi di vomito o diarrea di-sidratano il paziente. L’aumento del glucosio, oltre la cosiddetta ‘soglia renale’, obbliga il rene ad au-mentare il prelievo di liquidi per espellere il glucosio (ed eventualmente poi i chetoni) e questo ag-grava la disidratazione. Le riserve di acqua del paziente vanno ricostituite continuamente spingendo il bambino o il ragazzo a sorseggiare acqua o ad alimentarsi con cibi che ne sono ricchi.
Insulina: mai sospendere la terapia. Durante la malattia intercorrente, il paziente riduce l’assunzione di cibo (e spesso lo espelle con il vomito). Questo porta le famiglie anche più esperte a ridurre o sospendere la terapia insulinica: è un grave errore. Lo stato febbrile e lo stress provocato dalla malattia determinano una insulinoresistenza (la stessa quantità di insulina ha quindi meno effetto) nonché la secrezione di catecolamine e altri ormoni iperglicemizzanti. La febbre aumenta an-che la neoglucogenesi. L’organismo tende quindi all’iperglicemia anche a fronte di un ridotto apporto calorico. La terapia insulinica andrà quindi mantenuta, o addirittura intensificata, inserendo nello schema iniezioni supplettive di minime quantità di insulina pronta. Questo aspetto andrà comunque concordato con il medico specialista.
Controlli continui del glucosio e dei chetoni. In presenza di una malattia intercorrente i controlli vanno intensificati. Le glicemie vanno fatte ogni due ore (notte compresa), a ogni minzione devono essere controllate, con le apposite strisce, sia la presenza di chetoni sia quella di glucosio. L’innalzamento della glicemia nei pochi giorni di fase acuta non è in sé un problema. La famiglia deve invece concentrarsi sul rischio di chetoacidosi, vale a dire di intossicazione da parte dei residui del metabolismo dei grassi. La chetonuria e i sintomi classici della chetoacidosi (l’alito fruttato, il respiro di Kussmaul, la minzione frequente e spesso incontrollata) devono essere considerati seri campanelli d’allarme.
Quando contattare il Centro. Generalmente è meglio contattare la struttura specialistica dopo 12-24 ore dall’inizio della malattia. Per valutare gli aggiustamenti da fare alla terapia e per capire se il caso necessita di un intervento, lo specialista ha bisogno di sapere quale effetto hanno avuto i primi provvedimenti presi e soprattutto l’andamento delle variabili chiave. Maggiori sono i dati, più puntuale ed efficace può essere la risposta dello specialista. Una telefonata, o meglio ancora, un trasferimento al Centro è inoltre altamente consigliabile: - quando le misure prese non danno effetto su glicemia e chetonuria o danno effetti opposti a quelli previsti; - quando il bambino ha meno di 3 anni; - se la malattia intercorre nelle primissime settimane dopo l’esordio; - quando intervengono condizioni quali sonnolenza, confusione e disorientamento o i segni di grave chetoacidosi (il respiro di Kussmaul); - quando il pediatra di base non riesce a collocare i sintomi in un quadro diagnostico preciso; - quando una serie di condizioni impediscono alla famiglia di seguire il paziente. Un vomito incoercibile, per esempio, può rendere necessaria una alimentazione via flebo, impegni di lavoro possono impedire la presenza a fianco del paziente in tutte le 24 ore. Il ricorso al Centro in questi casi è necessario.
Ultima modifica: 25/03/2010 |
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