In caso di influenza come ci si comporta con i controlli e con le dosi?
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Piccole emergenze | Febbre? Più controlli




Professor Franco Cerutti Responsabile Servizio di Diabetologia Pediatrica Dipartimento di Scienze Pediatriche e dell’Adolescenza dell'Università di Torino
 
Febbre? Più controlli

Le abituali patologie acute dell’infanzia, dalle malattie esantematiche alle infezioni virali e batteriche, richiedono un aumento della frequenza dei controlli, un aggiustamento, ma non sospensione, della terapia insulinica, e attenzione alla quantità e qualità degli alimenti assunti.


Il paziente diabetico in età pediatrica ha le stesse probabilità degli altri bambini di contrarre una delle ‘classiche’ patologie acute dell’infanzia: dalle malattie esantematiche alle infezioni virali e/o batteriche.
L’andamento della patologia acuta intercorrente (durata, serietà dei sintomi, entità del rialzo termico, possibilità di sviluppo o di complicazioni febbrile) non è di per sé influenzato dal diabete. La risposta immunitaria del bambino diabetico in età pediatrica è infatti perfettamente normale, a meno che la malattia si verifichi in concomitanza di scompenso metabolico importante e protratto. La patologia acuta può però interferire sul metabolismo glicidico, lipidico e proteico, sia in maniera diretta, sia indiretta attraverso modificazioni delle abitudini quotidiane di vita.
La prima regola per i genitori e per pediatra di famiglia è quella di non sospendere mai la terapia insulinica, ma di adeguarla alla situazione e alla sua evoluzione. In quale direzione? Tre sono le indicazioni valide nella grande maggioranza dei casi:
Intensificare il numero dei controlli della glicemia. La valutazione della glicemia deve essere eseguita al momento dei pasti dopo una/due ore e, almeno una volta, durante la notte. In questo modo è possibile ridurre il rischio di crisi ipoglicemiche, e di procedere a un adeguamento della quantità e del tipo di insulina da somministrare.
Controllare la chetonuria. Lo stato febbrile determina (non solo nel bambino diabetico) un aumentato catabolismo dei lipidi con accumulo ematico di corpi chetonici e successiva loro eliminazione con le urine. Il controllo della chetonuria, associato a quello della glicemia, è quindi un parametro utile per la valutazione della situazione metabolica durante il decorso della malattia intercorrente. Il riscontro di chetonuria elevata e di iperglicemia è una spia della necessità di una più attenta sorveglianza clinica del bambino e dell'eventuale somministrazione di una dose supplementare di insulina ad azione rapida.
Modulare la dose di insulina da iniettare. Anche la dove la malattia acuta, induce il rifiuto di alimenti e/o vomito, la terapia insulinica non deve essere sospesa. Infatti il bambino, soprattutto se affetto da patologia febbrile, tende a ridurre l'attività motoria e ha una maggiore produzione di ormoni antagonista dell'insulina (cortisolo, ormone della crescita, glucagone, adrenalina) ed è quindi più esposto alla iperglicemia. In linea generale è consigliabile aumentare il numero delle iniezioni, utilizzando di preferenza insulina ad azione rapida e riducendo eventualmente del 30% la dose di insulina intermedia.
Far fronte alla incertezza. La sfida, per i genitori e per il pediatra - consultato in questi casi con maggiore frequenza e sollecitudine dai genitori di un bambino diabetico - consiste non solo nella necessità di modulare il dosaggio insulinico, ma anche nella difficoltà di prevedere i ritmi sonno - veglia, gli orari dei pasti e la quantità di alimenti assunti e assimilati. Per far fronte a questa incertezza è consigliabile effettuare le iniezioni di insulina rapida immediatamente prima del pasto (anche senza rispettare l'abituale intervallo di trenta minuti fra somministrazione e inizio dell'alimentazione) o addirittura dopo il pasto. Una alternativa terapeutica che può essere adottata in queste situazioni è l'utilizzo degli analoghi dell'insulina, dotati di maggiore rapidità di azione e di più breve emivita. La farmacocinetica degli analoghi può creare qualche difficoltà per i genitori, ma rappresenta una valida alternativa per adattare il dosaggio alla glicemia del momento e all'alimentazione. In linea generale durante lo stato febbrile è consigliabile limitare l'utilizzo di preparazioni a emivita più lunga (le insuline ‘lente’ e le ‘semi-lente’) in modo da acquisire maggiori margini di manovra nella modulazione della terapia.
La terapia delle malattie intercorrenti. Va ricordato che non esiste alcuna correlazione diretta fra entità del rialzo febbrile e variazioni dell'equilibro glicemico. I farmaci da utilizzare nella terapia della malattia intercorrente sono gli stessi che si utilizzano per qualsiasi bambino. Il cortisone ed i suoi derivati devono essere usati in presenza di specifiche indicazioni (in questo caso l'effetto iperglicemizzante sarà corretta aumentando la dose di insulina.
Attenzione alle gastroenteriti. Le malattie del tratto gastrointestinale riducono spesso la digestione e l'assorbimento degli alimenti, il che rende necessari maggiore attenzione nel dosaggio insulinico ed intensificazione dei controlli glicemici. La febbre e soprattutto le gastroenteriti determinano una perdita dei liquidi corporei che deve essere bilanciata con un maggior apporto di liquidi: sono ammesse in questi casi anche bevande zuccherate che apportano liquidi e categorie prontamente utilizzabili in presenza di cali glicemici.
La convalescenza. Superata la fase acuta della malattia il bambino può tornare al normale schema terapeutico. Laddove invece la patologia ha interessa il tratto gastrointestinale, il ripristino della capacità di digestione ed assorbimento degli alimenti è più lento e una certa attenzione va prestata per alcuni giorni dopo la risoluzione della fase acuta.

Ultima modifica: 23/07/2007

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