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Ecco, Io... | La prova del nove |
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Per Federica, 19 anni accettare il diabete non è stato un problema «sono convinta che ‘iniziare’ da piccoli come è successo a me, a 4 anni, sia la cosa migliore. È meno traumatizzante, perché i bambini si adattano meglio alle situazioni nuove» afferma la giovane milanese.
Avere il diabete rendeva la tua vita quotidiana un po’ diversa, però... Non mi facevo troppe domande sul perché e il percome. L’unico vero problema era pratico: non mi accorgevo delle ipoglicemie, ma, anche di questo se ne facevano ovviamente carico i miei genitori, che si occupavano di tutto, e la mia situazione mi sembrava normale. Certo, quando andavo all’asilo, avevo un trattamento speciale perché il controllo della glicemia e le iniezioni di insulina me le faceva una dottoressa della ASL, ma già alle elementari tornavo a mangiare a casa e il massimo della stranezza era che se andavo in gita, mi doveva accompagnare la mamma. Le cose sono andate avanti così, in maniera tranquilla e regolare, fino circa ai dodici anni, quando ho effettivamente iniziato a rendermi conto di cosa vuol dire essere diabetici. Però, in quel momento mi hanno aiutato molto i campi-scuola che ho frequentato regolarmente dagli undici ai quattordici anni: oltre a essere stati delle bellissime vacanze – figurati che sono stata anche in Sardegna -, e ad avermi fatto conoscere tanti ragazzi e ragazze simpaticissimi, sono stati molto importanti perché ho imparato a controllarmi e gestirmi da sola.
Mi sembra quindi di capire che la tua vita è sempre trascorsa tranquilla e serena, anche dopo che per il diabete sei diventata indipendente dai genitori. Magari! Sarebbe stato troppo bello. No, no, ho avuto anch’io il mio momento nero, come credo capiti a tutti. Tra i quindici e i sedici anni sono entrata in una fase negativa, come fosse una specie di rigetto: non parlavo più né con i genitori né con il medico. Se uscivo, mi mangiavo tranquillamente il gelato e poi una volta a casa, quando la glicemia risultava alta, negavo tutto. Ricordo che una cosa mi dava molto fastidio: in momenti di particolare nervosismo, se mia madre mi diceva “Ti capisco”, io non l’accettavo, reagivo male perché mi sembrava impossibile che un non diabetico potesse capire la mia situazione, fosse stata anche mia madre. E come sei uscita da questo momento negativo? Quando ho saputo che l’emoglobina glicata mi era salita fino a 9: bel risultato avevo ottenuto con la mia ribellione! Allora mi sono resa conto che stavo sbagliando, che non valeva affatto la pena di rovinarsi la salute, che il diabete era gestibile e quindi dovevo accettarlo. Direi che in quel momento ho raggiunto la piena consapevolezza della mia condizione, l’accettazione del problema ma al tempo stesso la drammatizzazione. Certo, a volte risulta un po’ ‘palloso’, come quando vado in pizzeria e devo farmi l’iniezione di insulina prima di mangiare, ma anche in questo c’è il lato divertente: per gli amici sono quasi diventata un’attrazione, ogni tanto qualcuno mi chiede di accompagnarmi in bagno per vedere e imparare come si fa! E c’è di buono che, quando devo fare i controlli, una volta ogni tre mesi, salto la scuola, che non è proprio la mia passione, anche se me la cavo abbastanza bene.
Poco fa hai accennato agli amici: come vanno le cose con i compagni di scuola? E, visto che tuo padre non ci sente, con gli eventuali fidanzati? Nessun problema, né con gli uni né con gli altri. A scuola ho cominciato a raccontare che ero a diabetica intorno alla II media e da allora tutti i miei amici lo sanno. E con i fidanzati lo stesso, quando l’ho raccontato non ci sono mai state conseguenze. Figurati poi che l’ultimo, o meglio quello attuale, Mario, ha capito benissimo la situazione, perché anche sua nonna è diabetica. Come mio nonno paterno, a cui è stato diagnosticato il diabete a 27 anni e l’ha sempre nascosto a tutti, anche ai parenti più stretti, perché ne soffriva. Pensa che non aveva complicanze, ma è morto per un tumore una decina di giorni prima che si scoprisse che anche io avevo il diabete di tipo 1 come lui!
So che stai finendo il liceo linguistico, quindi immagino che starai facendo progetti per il futuro. Su questo il tuo diabete sta avendo qualche influenza? No, per niente. Sto decidendo adesso se proseguire per una laurea breve o cominciare subito a lavorare, magari andando all’estero per qualche mese con una mia amica, anche se fatico ancora a realizzare che tra poco la scuola sarà finita per sempre. Ma in tutto questo non mi sento affatto condizionata dal diabete: l’ho accettato e ho imparato che con un buon autocontrollo e una buona autogestione si può benissimo conviverci, quindi non lo sento come un problema e non penso che le cose cambieranno in futuro, se non in meglio. Magari riprenderò anche a fare a sport, è dalle medie che non faccio più niente: so che mi farebbe bene ma purtroppo non sono una grande appassionata!
Ultima modifica: 20/07/2007 |
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