Mi è capitato di voler togliere il micro per una settimana una volta... i primi due giorni ti senti più libero... poi devi farti la Lantus in piedi nel bagno di un ristorante e cambi idea!
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Valentina
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La mia vita col ‘coso’

“Il diabete è una malattia di ragionamento”, afferma con felice sintesi Valentina, 23 anni, che racconta come nasce e come si dissolve il timore di trovarsi a che fare con un ‘corpo estraneo’.


Nella vita capita spesso, davanti a una nuova prospettiva, di avere dubbi e timori che poi, una volta effettuato il cambiamento, si rivelano infondati. Questo avviene anche per il ‘passaggio’ al microinfusore. «Ricordo benissimo che la mia paura principale», racconta Valentina, 23 anni emiliana, in procinto di laurearsi e partire per un mese negli Usa, «era di trovarmi ‘attaccata a un corpo estraneo’ come il microinfusore, tanto che per lungo tempo non l’ho mai chiamato 'il microinfusore' ma ‘il coso’».

Ancora oggi?
Ancora oggi, ma per scherzo, non più per timore. Del resto ho scoperto che tante persone creano una relazione stretta con degli oggetti come il telefonino, il PC, l’automobile o la moto. Diventano parte di loro. Oggi sinceramente non mi sento affatto di ‘dipendere da una macchina’, so che posso benissimo staccarlo. Spesso però non lo faccio perché penso di avere nel microinfusore un alleato, un amico. Infatti questa estate avevo programmato di tornare per qualche tempo alla terapia multi-iniettiva e invece... mi tengo il microinfusore.

Come si supera questa sensazione?
Potrei rispondere che si supera perché i vantaggi del microinfusore in termini di libertà e flessibilità, oltre che di controllo glicemico, sono tali da compensare ogni riserva. Ma in realtà la cosa è più profonda ed è anche un discorso un po’ lungo.

La ascolto, mi piacciono i discorsi lunghi.
Tutti ci diciamo che la persona insulinodipendente deve controllare il suo diabete. In realtà io credo che tutto sommato molti pensano di essere controllati dal diabete più che di doverlo controllare. Ovviamente è un errore logico: il diabete non è qualcosa che si aggiunge al tuo organismo e lo minaccia. È una cosa... che non c’è, è uno dei tanti piccoli automatismi che ci sono nel nostro corpo che non funziona. E allora devo sostituirlo io. Come? Pensando a quello che faccio e controllando questo benedetto processo dei carboidrati e dell’insulina. E soprattutto 'ascoltandomi'! Il diabete è una malattia di ragionamento, consiste nel dover ragionare e nel 'sentirsi'.

E il microinfusore?
È qualcosa che ti aiuta a ragionare e a controllare. Certo che devi continuare a pensare, a prendere decisioni insieme al diabetologo e in parte da sola, pensiamo ai boli per esempio; ma è anche vero che una volta impartite le istruzioni, una volta per tutte con le basali o periodicamente con i boli e le basali temporanee, ci pensa lui. O meglio, forse dire che ci pensa lui è troppo... diciamo che ci sono momenti in cui hai la sensazione di non dover stare in guardia. È un alleato, un amico che ti aiuta. Ti senti meno solo!

A proposito di amici. È importante parlarne con loro?
Gli amici sono importanti e ancora di più il fidanzato. Il percorso di accettazione del microinfusore passa anche attraverso l'accettazione da parte loro. Gli amici mi chiedono ‘come va il coso’ e si scherza insieme, come quella volta che una signora intravedendo il catetere sopra i jeans, pensò che si trattasse di un filo della maglietta e cercò di tirarlo. Ero al lavoro in un bar, feci un balzo per non permetterle di afferrarlo e mi misi a ridere vedendo la faccia della cliente!
Il fidanzato, poi, è importantissimo che accetti il microinfusore, lo prenda in mano, guardi come funziona; è importante che lo apprezzi insomma e non abbia nessun problema a vederti girare per casa magari in T-shirt e con il microinfusore... Il mio mi chiama “la mia robottina preferita”.

Mi pare che gli amici e il fidanzato siano stati bravissimi.
Certamente, però... io penso una cosa. Se in cuor tuo non accetti il microinfusore, o meglio se in cuor tuo non accetti il diabete e non capisci che tu stai controllando lui e non viceversa...

Cosa succede?
Succede che magari ti dici anche che lo accetti ma alla fine trasmetti le tue sensazioni negative agli altri e gli altri, gli amici, il fidanzato, reagiscono a quello che sei veramente, proprio perché ti sono vicini, e ti restituiscono quelle riserve quella scarsa accettazione che tu stessa hai dentro. Diventa un circolo vizioso.

Viceversa se uno si trova bene...
Capisce che il diabete consiste nel controllare delle cose e che il ‘coso’ aiuta in questo e rende la vita più semplice. Il tuo vissuto positivo coinvolgerà gli amici e chi ti è vicino e questi, a loro volta, ti restituiranno un vissuto positivo. Uno mi ha detto: «Certo che chi ha inventato il coso è proprio un genio». A proposito, lei sa per caso chi lo ha inventato?

A dire il vero no...
Be', secondo me chi lo ha inventato, aveva il diabete o comunque sapeva che il vero problema dopo un po’ di tempo che hai il diabete di tipo 1, non è fare iniezioni, controllare la glicemia o il dover rinunciare a qualcosa. A tutto questo ti abitui. La noia è di essere costretti a pensare sempre a quello che fai. E il microinfusore è un oggetto che ti permette di pensare un po’ meno. Hai la sensazione che c’è qualcosa che lavora per te. Ti senti meno sola in questa sfida, non troppo difficile ma continua, che ti accompagna, quella sì, per tutta la vita. Chi ha inventato il microinfusore ha saputo davvero assai bene immedesimarsi nella testa di chi ha il diabete!

Ultima modifica: 17/12/2009

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