
 |
 |
 |
 |
 |
|
|
Cristina si è laureata, ieri mattina, in Biologia e con un lavoro di ricerca che intende continuare nella sua università o all’estero, pubblicandolo e puntando a un dottorato di ricerca. È una ragazza ‘tosta’ Cristina, che ha preso lo studio molto seriamente. Se si studia tanto per fare scaldando i banchi del liceo o dell’università, il diabete non è un gran problema. Ma quando vuoi veramente dare il meglio di te e apprendere davvero quello che stai leggendo, macinando un esame dopo l’altro, puntando se possibile al massimo dei voti, le cose sono diverse. «Una perfetta concentrazione richiede una perfetta glicemia», afferma Cristina, che da brava biologa ha seguito con molta attenzione la cosa, «nel mio caso il livello ideale è 100-110: sotto si può avere una iniziale sensazione di lucidità ma non si riesce a tenere la concentrazione, sopra questo livello si riduce la capacità di apprendere», afferma. Provare per credere.
Il microinfusore aiuta a studiare? Sicuramente sì. Prima di tutto – come avviene un po' per tutti quelli che mangiano fuori casa – il microinfusore ti permette di... non mangiare, cosa che capita all’università vuoi perché preferisci continuare a studiare vuoi perché quello che ti propone la mensa universitaria non è... come dire, di tuo completo gradimento e il digiuno diviene una opzione. Se hai fatto l’iniezione prima devi mangiarlo comunque. In secondo luogo, e questo vale per tutti i giovani, ti permette di gestire le serate. Quando usavo la penna, se gli amici mi chiamavano la sera invitandomi fuori spesso dovevo dire di no.
Ma nello specifico dello studio il microinfusore che aiuto dà? Sembrerebbe una attività sedentaria e regolare. Sedentaria lo è anche troppo, ma regolare no. Pensiamo allo stress pre-esame. A me è capitato di dover aumentare del 20-30% le dosi di insulina proprio per far fronte al semplice ‘stress della vigilia’. Studiare in vista di un esame lontano non è la stessa cosa che ripassare per un esame che si terrà domani per non parlare delle variazioni drastiche che avvengono nei giorni dopo un esame quando la tensione crolla, magari riprendi a fare movimento fisico e l’insulinoresistenza sparisce. Anche in una persona piuttosto metodica come me sono vere e proprie montagne russe. Per fortuna le situazioni sono abbastanza prevedibili, una volta che hai imparato a gestire lo stress e le ‘vacanze dopo esame’ non sbagli più.
Quale è la situazione glicemica ideale per affrontare un esame universitario o una interrogazione liceale ‘difficile’? In questo caso bisogna non solo avere una glicemia perfetta nelle ore dell’esame ma anche averla avuta nella notte precedente. Io soffrivo di ipoglicemie notturne non solo frequenti ma anche piuttosto serie, per questo hanno deciso di mettermi il microinfusore. Una notte in ipo ti sballa tutta la mattinata e la giornata non solo sotto il profilo glicemico ma anche della concentrazione. Sei ‘stordita’ fino a sera.
E per quanto riguarda il fenomeno Alba? In quel caso lo gestisco io... svegliandomi all’alba, ho visto che le ore del primo mattino sono ideali per la concentrazione. Studiare dalle 5 alle 10 si apprende più che in una giornata ‘normale’ di studio. Certo questo avviene se hai passato una notte glicemicamente tranquilla.
Gli insegnanti? Gli amici? Il diabete è arrivato d’improvviso quando ero in terza liceo. Per il primo mese gli insegnanti mi ‘coccolavano’ un po’, non solo consentendomi di assentarmi per controllare la glicemia o per mangiare, ma forse anche tenendomi un po’ fuori dalle interrogazioni. Passato il primo mese, poi, le cose sono tornate come prima... giustamente. Lo stesso ovviamente vale all’università. Non ti fanno sconti, né devono farli. Quanto agli amici è chiaro che quelli più vicini non solo sanno che ho il diabete e che porto il microinfusore ma sono anche in grado di aiutarmi se qualcosa va storto. Specialmente prima del microinfusore quando – avendo perso la sensibilità ai segni premonitori dell’ipoglicemia – mi capitava di accorgermi dell’ipo quando non ero quasi più in grado di intervenire da sola.
La carriera di un ricercatore soprattutto nelle materie scientifiche prevede soggiorni all’estero. Il microinfusore sarà un vantaggio? Sinceramente spero di non dover andare troppo lontano e troppo a lungo; credo infatti che le abitudini alimentari italiane siano l’ideale per tutti, tra l’altro la mia tesi verte proprio sugli effetti benefici di un componente tipico dell’alimentazione mediterranea nella apoptosi delle cellule tumorali e comunque – questo è ampiamente dimostrato – per chi ha problemi nel metabolismo. In ogni caso, credo che il microinfusore sia un modo per ridurre l’impatto del diabete nella vita di una persona. Viaggi all’estero compresi.
Lei si definisce una persona molto metodica nello studio. È il diabete che l’ha aiutata a essere così? Ci ho pensato spesso. Sicuramente il diabete di tipo 1 insegna a riflettere su quello che si fa, a tenere conto delle esigenze dell’organismo e ad adottare, là dove possibile, orari e abitudini. Il bello del microinfusore è che tutto questo cessa di essere un obbligo imposto dalla terapia e diviene una consapevole scelta di vita arricchita dalle doverose eccezioni.
Ultima modifica: 17/12/2009 |
|

 |
|
 |
|
|
|