Mi è capitato di voler togliere il micro per una settimana una volta... i primi due giorni ti senti più libero... poi devi farti la Lantus in piedi nel bagno di un ristorante e cambi idea!
elio
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Alfredo
14 anni (foto di agenzia)
 
Più in forma con il microinfusore

Alfredo, un ragazzo tranquillo abbastanza abitudinario ma simpatico e allegro è stato sorpreso dalla rapida riduzione della quantità di insulina assunta ogni giorno. Ora Alfredo usa la metà dell'insulina che usava con la terapia tradizionale.


Anche i ragazzi ormai badano alla forma fisica e ad Alfredo, un ragazzo di 14 anni, proprio non piacevano quei chili ‘messi su’ per colpa del diabete, Al resto ci era abbastanza abituato, dopo oltre dieci anni. «Ma l’insulina - e ne dovevo prendere tanta - mi portava a ingrassare. E non era solo quello, mi sentivo spesso ‘gonfio’, affaticato, insomma proprio fuori forma», racconta Alfredo, un ragazzo tranquillo abbastanza abitudinario ma simpatico e allegro.
Una delle conseguenze, una vera e propria sopresa, del passaggio al microinfusore è stato la rapida riduzione della quantità di insulina assunta ogni giorno. I libri dicono che - per effetto della assunzione più fisiologica - il fabbisogno di insulina può scendere anche del 20% rispetto alla terapia tradizionale. Nel caso di Alfredo è sceso della metà. Diventato più snello il corpo di Alffredo è divenuto ancora più sensibile all’insulina e questo ha permesso di ridurre ancora il fabbisogno. Risultato: «ho perso qualche chilo e mi sento più snello, più scattante, più in forma insomma».

Chi ha suggerito per primo l’idea di passare al microinfusore?
Il mio diabetologo. Le glicemie non andavano bene, capitava spesso di trovare 300 o 400 sul reflettometro. Ho avuto anche una chetoacidosi. Al Servizio di diabetologia hanno iniziato a parlare di questo nuovo modo di fare l’insulina, che forse era più adatto a me, che era più comodo, che mi avrebbe reso più libero. Io non ero convintissimo a dire il vero.

Cosa ti ha convinto?
Devo dire che non sapevo molto sull’argomento, per cui sono state importantissime le conversazioni con il mio diabetologo e con Roberto, l’esperto di microinfusori di Roche Diagnostics. Hanno parlato con me e con i miei genitori dandoci tutte le informazioni che volevamo, rispondendo a tutte le domande che ci venivano in mente e ci siamo convinti. Mi ha anche molto aiutato parlarme con un ragazzo più o meno della mia età che già aveva provato.

In famiglia cosa pensavano?
Dopo tanti anni ti abitui alle penne e fai fatica a pensare a qualcosa di diverso. Ma anche per loro è stato importante saperne di più. Mia sorella grande in particolare è stata incoraggiante.

Quando hai iniziato gli amici, i professori a scuola cosa ti hanno detto?
Molte domande, curiosità: ma come funziona, ma fammi vedere, ma come fai a fare questo o quello. Dopodichè basta. Ovviamente tutti sanno che ho il diabete. Ci mancherebbe altro.

Qualcuno aveva paura che si rompesse, che tu fossi divenuto più ‘fragile’?
No, un po io. Ricordo una volta che sono caduto per uno spintone proprio sopra il microinfusore. Ero molto preoccupato ma non è successo niente, solo un graffio sulla superfice.

Nello sport?
Ho dovuto abbandonare il calcio e da qualche tempo faccio nuoto. In piscina d’inverno, al mare d’estate. Generalmente tengo la cannula inserita e il microinfusore lo lascio a casa. Devo solo stare annento con I tuffi perchè se no si stacca. Per il resto nessun problema.

E le glicemie?
Vanno molto meglio, i 300 e i 400 sono un ricordo. Piuttosto devo stare attento alle ipoglicemie, nonostante continui a ridurre il dosaggio delle insuline. Anche li è una questione di pratica. Si aggiusta la basale magari anche solo di un decimo di punto...

Sei capace di fare questo da solo?
Certo: non è poi complicatissimo, impostarli sulla macchina è un attimo e in fondo anche valutare le variazioni da fare non è un problema. E lo stesso vale per i pasti. O per l’esercizio fisico non previst: a me piace correre per esempio. Devo dire che più o meno mangio sempre le stesse cose, diventa facile quindi calcolare I boli necessari.

L’anno prossimo andrai alle superiori. Hai iniziato a usare il microinfusore l’anno scorso a 13 anni, è l’età in cui generalmente si inizia a gestire davvero da soli la terapia...
Si, in un certo senso il microinfusore ha coinciso con una fase nuova. Ovviamente già facevo iniezioni e controlli da solo, ma è chiaro che a un certo punto diventi autonomo anche nelle decisioni. E il microinfusore è proprio arrivato in quel momento. Perciò non mi è mai capitato di pensare ‘Ah se avessi iniziato prima’. Questo era proprio il momento giusto.

Ultima modifica: 16/06/2009

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