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Il desiderio di fare sport a livelli amatoriali ma con passione ed entusiasmo rappresenta una vera e propria indicazione alla terapia con microinfusore. Questa la tesi che Roberta Assaloni, responsabile dell’Ambulatorio Diabetologico presso il Policlinico Universitario di Udine ha approfondito con ricerche e studi. “Questo è uno dei campi”, commenta la Assaloni, che fa parte del team diretto dal professor Antonio Ceriello, “in cui la diabetologia italiana, in cui la diabetologia italiana è rimasta indietro rispetto a quella americana o di altri Paesi”.
Che tipo di risposta ottiene dal suo Team il giovane con diabete che vuole fare sport seriamente ? In molti, troppi casi, una risposta prudente e poco convinta. Il Team diabetologico di rado appoggia e motiva l’attività fisica organizzata e continuativa. Si preferisce orientare il giovane verso ‘qualcosa di meno impegnativo’. E questo è giustificato solo in alcuni casi molto specifici: certi sport o certi pazienti che hanno magari un quadro compromesso da complicanze.
Insomma, c’è resistenza da parte dei diabetologi Sì, e non solo da parte loro. Se lo sport è percepito come un rischio, tutti i medici si sentono più sicuri a sconsigliare lo sport, a moderare gli entusiasmi a fare distinguo. Invece bisogna far entrare nella testa di tutti che lo sport, ad ogni livello, è perfettamente alla portata della persona con diabete. Devono capirlo le persone con diabete, i loro genitori, i loro partner e amici, gli allenatori e i dirigenti delle associazioni sportive e anche i medici. C’è ancora molto lavoro da fare.
Per quali ragioni, secondo lei, mentre l’attività fisica è consigliata con forza nel diabete di tipo 2 viene scoraggiata nel diabete di tipo 1? Il Team sopravvaluta i rischi soprattutto di ipoglicemia e sottovaluta... il paziente. L’esperienza mostra infatti che i giovani con diabete che fanno sport sviluppano una conoscenza molto buona del loro metabolismo e una grandissima attenzione al controllo delle glicemie. Sono dei veri esperti, attentissimi nel misurare le glicemie, nell’utilizzare a fondo tutte le potenzialità offerte dal microinfusore per impostare lo schema insulinico migliore. Io continuo ad apprendere moltissimo da loro. Non c’è paragone fra la attenzione dedicata alla terapia da un paziente che fa sport e da uno che non lo fa.
Ma è proprio necessario che il paziente faccia agonismo, non basterebbe qualcosa di meno impegnativo? L’agonismo fa parte dello sport. Non si può pensare che una persona affronti i sacrifici dell’allenamento o di una gara senza quella particolare motivazione che è data dall'agonismo. Non dobbiamo averne paura. Tra l'altro di fatto per accedere alle strutture sportive e per fare attività fisica in compagnia è necessario iscriversi a una associazione sportiva. Far parte di una Associazione aiuta a superare i momenti di calo della motivazione o dell’autostima. E non esistono credo Associazioni sportive che non siano impegnate in tornei o in calendari di incontri.
Lei parlava di autostima. Il giovane con diabete che fa sport , lo fa perché gli piace o perché vuole ‘dimostrare’ qualcosa? In realtà sono pochi quelli che fanno sport ‘per dimostrare qualcosa’ a se stessi o agli altri. Sono giovani che fanno sport perché amano fare sport. Lo facevano prima di avere il diabete o lo avrebbero fatto comunque. Non ritengono, e secondo me hanno ragione, che il diabete sia una ragione per rinunciare a questo piacere.
Esistono però dei rischi? Certo, chi ha il diabete e fa sport rischia delle ipoglicemie sia durante sia dopo l’esercizio, soprattutto se si tratta di uno sport che prevede uno sforzo prolungato. E qui arriviamo al microinfusore, che rende molto più facile la gestione dell’esercizio fisico. Su questo tutti, medici e utilizzatori sono d’accordo.
Perché? Ogni sport ha la sua maniera di utilizzare il microinfusore, anche quelli in cui è sconsigliato tenere inserito il microinfusore durante la gara. In linea generale possiamo dire che il microinfusore consente di arrivare all’inizio della gara in perfette condizioni glicemiche, di gestire le eventuali ipoglicemie durante l’esercizio fisico adattando momento per momento l’infusione alla necessità dell’organismo e soprattutto di mantenere l’equilibrio glicemico nella fase seguente alla gara. Un maratoneta lo utilizza in maniera diversa da un sollevatore di pesi, ma tutti raccontano non solo di aver migliorato la qualità di vita ma anche la loro performance sportiva con il passaggio al microinfusore.
Anche chi fa sport anaerobici? Il microinfusore serve anche negli sport anaerobici, anche se impostare lo schema giusto non è facile. In molti casi occorre aumentrare invece che ridurre la basale. Questo perchè lo sport anaerobico ha bisogno di un ‘carburante’ velocemente disponibile come il glucosio. In linea generale chi vuole avere le migliori prestazioni deve saper adattare a ogni momento della gara il giusto substrato energetico e il microinfusore è di grande aiuto in questo.
Ma lo sport è davvero utile per la persona con diabete di tipo 1? Dal punto di vista della qualità della vita, della autostima, del rapporto con il diabete sicuramente sì. Dal punto di vista metabolico le linee guida internazionali non si sono ancora espresse al riguardo ma diversi studi fanno pensare che anche nel diabete di tipo 1 e non solo in quello di tipo 2 una attività fisica regolare e strutturata permetta di ridurre i rischi di complicanze microvascolari e soprattutto macrovascolari.
Quindi si può parlare dello sport come di una ragione per passare alla terapia con microinfusore. Certamente: il desiderio di fare sport è già da solo una indicazione al microinfusore. Le ricerche che sto facendo, l’esperienza internazionale e gli studi affermano che con il microinfusore è l’unica modalità di assunzione dell’insulina che permette al paziente di fare sport ottenendo i risultati che ha diritto di attendersi.
Ultima modifica: 16/06/2009 |
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