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Matteo Bonomo
dirige l’ambulatorio ‘sistemi a tecnologia complessa’ della Struttura di Diabetologia e Malattie metaboliche dell’Ospedale Niguarda Cà Granda di Milano
 
A come alimentazione

L’insulina rapida rende ancora più necessaria una educazione alimentare che permetta di adeguare l’assunzione di insulina a ciò che si sta per mangiare. E il conteggio dei carboidrati è questa tecnica.


Per molte persone con il diabete, di qualunque età, la flessibilità e la libertà che la terapia con microinfusore regala nella propria ‘vita alimentare’ è il plus numero uno dei microinfusori. «Anche dal punto di vista del diabetologo questo aspetto è assai importante», conferma Matteo Bonomo che dirige l’ambulatorio ‘sistemi a tecnologia complessa’ (in pratica microinfusori e sensori in continuo della glicemia) e l’ambulatorio ‘diabete e gravidanza’ all’interno della Struttura complessa Diabetologia e Malattie metaboliche dell’Ospedale Niguarda Cà Granda di Milano, «capita di consigliare a un paziente il microinfusore proprio perché solo in questo modo riuscirà a conciliare la terapia con stili di vita, tipi di lavoro e orari imprevedibili».

L’alimentazione è una componente così importante nella terapia?
Sicuramente sì, nella vita del paziente così come nel suo equilibrio glicemico è un aspetto fondamentale. Negli ultimi anni abbiamo fatto passi avanti importantissimi nel conciliare questi due aspetti dando al paziente la flessibilità e la libertà che desidera o di cui ha assoluto bisogno, senza danneggiare la terapia.

Quali sono questi passi avanti?
Terapia con microinfusore e calcolo dei carboidrati. Sono passi avanti anche nei confronti dell’iniezione di analogo rapido e degli altri approcci educativi che pure erano validi.

Il microinfusore offre qualcosa in più rispetto a uno schema insulinico iniettivo basato su analoghi lenti e rapidi dell’insulina?
Io credo di sì. Premesso che gli analoghi ci consentono di arrivare molto vicino all’insulinizzazione fisiologica, con il microinfusore andiamo ancora più vicino, e questo vale sicuramente per la possibilità di modificare nel’arco della giornata e ‘in corsa’ la basale, ma anche nella gestione dell’alimentazione.

E che differenza c’è fra l’iniezione preprandiale di analogo rapido e il bolo del microinfusore che è pur sempre un analogo rapido?
A parte la maggiore affidabilità di un bolo infuso rispetto a uno iniettato, teoricamente nessuna. Dopotutto chi si trova subito dopo il pasto con una glicemia un poco più alta del dovuto, potrebbe alzarsi e iniettarsi una unità di insulina. In pratica questo avviene assai di rado. Ecco questo è un caso in cui la praticità della terapia si trasforma in una migliore terapia. Se per correggere una piccola iperglicemia basta premere un pulsante – come avviene con il microinfusore – lo si fa, se bisogna fare una iniezione no. Lo stesso vale ovviamente per i boli di correzione o per i fuoripasto e gli snack. Ti offrono un gelato. Cosa fai? Dici di no? Accetti ma vai subito a iniettare una o due unità di insulina? Questa è la risposta dei manuali, ma davvero lo si fa?

Torniamo alla sua affermazione, lei citava fra i passi avanti sia il microinfusore sia la tecnica del calcolo dei carboidrati, o carbohydrate counting...
Sicuramente: sono due cose connesse. Che sia iniettata o infusa, l’insulina rapida rende ancora più necessaria una educazione alimentare che permetta di adeguare l’assunzione di insulina a ciò che si sta per mangiare. E il conteggio dei carboidrati è questa tecnica.

Ma il calcolo dei carboidrati è una tecnica assai complessa: si tratta di stabilire a occhio il peso di una porzione, valutare quanti grammi di carboidrati contiene e dividere per i grammi di carboidrati che normalmente riesco a smaltire con una unità di insulina. Mica poco...
Io credo che una cosa è il calcolo dei carboidrati ‘dei libri’ e un'altra quello che potrebbe essere eseguito nella realtà. La tecnica va spiegata bene per filo e per segno, ma nella pratica noi possiamo pensare che il paziente valuti ‘a braccio’ associando direttamente a un pasto una quantità di insulina con margini di errore che vanno restringendosi grazie proprio all’esperienza.

Insomma c’è il calcolo dei carboidrati degli ‘addetti ai lavori’ e quello delle persone con il diabete.
Ci sono persone che per lavoro calcolano i carboidrati e ci sono quelli che devono far rientrare questa fra mille preoccupazioni e attenzioni chieste dalla terapia e... da tutto il resto della loro vita, cioè i pazienti. Poi, parliamoci chiaro, noi non possiamo dire a una persona col diabete: “Guarda adesso ti diamo una terapia che ti consentirà grande libertà nelle scelte alimentari”, e poi chiederle di fare duecento calcoli ogni volta che si trova qualcosa nel piatto. Non è coerente. Se stiamo parlando di flessibilità, di libertà, dobbiamo proporre un approccio ragionato ma veloce, pratico.

E allora come si fa?
È semplice. Si associa direttamente – dapprima con l’aiuto della dietista, poi con l’esperienza – ogni piatto a una determinata quantità di insulina. Dopotutto ciascuno di noi mangia sempre le stesse cose, anche le ‘eccezioni’ tutto sommato sono sempre quelle. Se ci sono delle variazioni vai a occhio e poi – questo è importante – misuri la glicemia dopo il pasto per vedere se hai indovinato e fai tesoro dell’esperienza. È l’esperienza che fa tutto. Se c’è un problema che non si riesce a risolvere se ne parla con la dietista o si prova a fare i calcoli bene bene, tirando fuori le tabelle e magari pesando con la bilancia la porzione.

Combinando calcolo dei carboidrati e insuline rapide una persona con diabete potrebbe mangiare di tutto mantenendo un buon equilibrio glicemico. Non esiste il rischio che qualcuno abusi di questa libertà?
Il rischio esiste in teoria, molte delle resistenze che si notano fra i dietologi per esempio, nei confronti del calcolo dei carboidrati sono di questo tipo, si teme di consegnare al paziente un'‘arma’ che gli consente di magiare troppo e male. Nella pratica, però, non mi è mai capitato che un paziente passando al microinfusore aumentasse di peso. Credo che questo avvenga per due ragioni. La prima è che il microinfusore consente anche di non mangiare. Spesso la persona con diabete deve mangiare per inseguire con i pasti la terapia, questo avviene in particolare con le insuline intermedie e rapide. In secondo luogo: i nostri pazienti hanno tutti una educazione alimentare piuttosto buona, magari non eccezionale ma buona. E chi ha una buona educazione alimentare non la perde perché ha il microinfusore.

L’educazione alimentare, però, fa parte della terapia...
L’educazione alimentare dovremmo averla tutti. Secondo me l’obiettivo è abbastanza chiaro: la persona con diabete deve seguire come tutti una dieta corretta e questa dieta non deve essere condizionata dal fatto di avere il diabete. Calcolo dei carboidrati e microinfusore, più ancora della terapia a base di analoghi, permettono di raggiungere questo obiettivo.

Ultima modifica: 16/06/2009

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