gennaio - 2012
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| I tanti modi in cui lo zucchero fa male al pancreas
Sappiamo che il diabete tipo-1 è una malattia auto-immunitaria in cui l'organismo attacca e distrugge le propre beta-cellule causando un deficit assoluto di insulina. Tuttavia, questo potrebbe essere uno dei meccanismi, probabilmente il più importante ma non il solo, che danno origine alla malattia. Da tempo si sono raccolte evidenze che indicano un effetto 'tossico' dell'iperglicemia sulle beta-cellule. Questo effetto sarebbe mediato dagli AGE (Advanced Glycation End products), molecole 'anomale' che si formano in conseguenza dell'eccesso prolungato di glucosio nel sangue. Evidenze sperimentali (su colture cellulari ed in animali da esperimento) e cliniche indicano che gli AGE possono danneggiare direttamente le beta.cellule pancreatiche giocando un ruolo nella patogenesi diabete tipo-1 (DM1). Questo dato rafforza l'indicazione a preservare, quanto più a lungo possibile, le beta-cellule residue così come ribadisce la necessità di uno stretto controllo metabolico.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21911745
Coughlan MT et al. Diabetes. 2011 Oct;60(10):2523-32.
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| Se non abbiamo confidenza con i numeri
Il diabete è una malattia cronica. Nel caso del diabete tipo-1 dura tutta una vita. Non è sorprendente perciò che, accanto a gli ultimi trattamenti disponibili, richieda molta pazienza e molto 'lavoro' da parte della persona ammalata. Una parte di questo lavoro consiste nel dare regolarità alla propria vita col diabete: regolarità nel cibo, nell'attività fisica, nei farmaci che si prendono. Per dare flessibilità alla regolarità, per imparare cioè a gestire le irregolarità, potremmo aver bisogno di fare qualche calcolo a mente. E qui possono esserci dei problemi. Anche se non sempre ce ne rendiamo conto, le abilità e le competenze numeriche possono essere modeste, a volte molto modeste, e questo può avere un impatto negativo sul controllo glicemico. Per questo è bene che all'inizio della malattia valutare anche questo aspetto e magari tenerne conto quando si prescrivono misurazioni o trattamenti.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/21978203
Marden S et al. Diabet Med. 2011 Oct 6. doi: 10.1111/j.1464-5491.2011.03466.x. [Epub ahead of print]
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| Qual è il profilo di chi sceglie il microinfusore?
Quali sono i fattori che spingono le persone a scegliere il trattamento con il microinfusore? I migliori risultati nel controllo metabolico? La maggiore flessibiltà? La sensazione di 'libertà dalle iniezioni'? E quali sono, se ci sono, le caratteristiche delle persone che scelgono il microinfusore? Esiste un utilizzatore-tipo? Secondo uno studio svedese sembrerebbe di sì: ragazze e donne di giovane età, con livelli di glicata più alti e minore dosaggio insulinico giornaliero, minore livello di creatinina nel sangue(indicatore di danno renale). Questo il profilo di chi sceglie il microinfusore. Questi dati vengono da uno studio svedese che ha coinvolto più di 7mila persone con diabete tipo-1 (DM1). Gli stessi autori propongono di verificare questi risultati in altre aree geografiche per valutare,anche, se l'offerta di microinfusori è ottimale.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22050599
Carlsson BM et al. Diabet Med. 2011 Nov 3. doi: 10.1111/j.1464-5491.2011.03517.x. [Epub ahead of print]
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