 Antonio Nicolucci, Istituto Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro |
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La persona con diabete misura la sua glicemia. Un gesto quotidiano per molte persone, ma non banale. «Tutti misuriamo la febbre o il peso, molti la pressione arteriosa», spiega Antonio Nicolucci, «ma la persona con diabete è l’unica che può valutare i parametri principali della sua salute e può anche intervenire di conseguenza, in un processo di miglioramento guidato e informato ma autogestito». Nicolucci, medico internista, lavora da vent’anni all’Istituto Mario Negri Sud di Santa Maria Imbaro (CH), un centro di ricerca considerato il tempio della epidemiologia e della statistica in materia di malattie metaboliche e cardiovascolari. In effetti una persona con diabete, se ha la motivazione e le conoscenze necessarie, non si limita a segnare il dato sul diario glicemico che porterà in visione al medico, ma è in grado di collegare i numeri che appaiono sullo schermo con le scelte che ha fatto.
La misurazione «La glicemia è alta perché ho mangiato molti carboidrati; è più vicina alla norma del solito perché sono tornato dal lavoro a piedi», può pensare. «Inserita in questo contesto, la misura non è fine a se stessa: è un piccolo esperimento scientifico che la persona con diabete compie su se stessa», continua Nicolucci; «certo, il paziente deve avere le conoscenze necessarie: sapere quali sono i valori da raggiungere, intuire perché li ha superati e come agire. Insomma insieme allo strumento ci deve essere una strategia. In questo senso», aggiunge Nicolucci, «i sistemi che permettono di trasformare in grafici i dati raccolti dai lettori o dai microinfusori possono dare un aiuto importante ai pazienti nella loro attività di autocontrollo. Questo vale anche per i medici: un grafico può essere la base per prendere decisioni adeguate e per discuterle con il paziente». «Inoltre, comprendere che i dati misurati sono un punto di partenza per migliorare la propria condizione riduce il senso di colpa che molti pazienti provano di fronte a valori non ottimali. Per le persone con diabete è spesso difficile uscire dal modello buono/cattivo, dalla sensazione che una glicemia alta sia ‘sbagliata’, qualcosa di cui vergognarsi, da nascondere», interviene Danila Fava, giovane diabetologa romana. I Servizi di Diabetologia hanno da tempo raccolto questa sfida «e si sforzano di fare sempre più educazione, motivando il paziente a ‘prendere in mano il volante della propria malattia’, definendo insieme obiettivi chiari e adeguati».
Paziente e Team diabetologico alla ricerca del miglioramento continuo. È interessante notare che quello che la persona con diabete compie attraverso la misurazione del dato glicemico è un vero e proprio percorso di miglioramento. «Oggi sia il paziente, sia il team diabetologico sono spesso impegnati nello stesso processo: misura, valuta la distanza dall’obiettivo del dato rilevato, pensa a delle strategie per migliorare, mettile in atto e misura ancora», nota Nicolucci. Da tempo per impulso della Associazione Medici Diabetologi (AMD) un numero sempre maggiore di Servizi di diabetologia ha iniziato percorsi di miglioramento della Qualità dell’assistenza, seguendo il modello di accreditamento professionale proposto dalla società scientifica AMD. «L’accreditamento AMD è una garanzia per i pazienti. un servizio diabetologico accreditato deve definire chiaramente il livello di assistenza che è in grado di fornire ai suoi pazienti, impegnarsi per assicurarlo e nello stesso tempo cercare il miglioramento continuo delle proprie prestazioni», af-ferma Danila Fava che lavora in uno dei centri accreditati da AMD, quello dell’Azienda Ospedaliera San Giovanni-Addolorata di Roma. «Una delle prime cose che si imparano quando ci si occupa di qualità è che senza misurazione non ci può essere miglioramento», continua Danila Fava, che nel Team del San Giovanni-Addolorata è la responsabile della Qualità; «per questo motivo misuriamo diversi indicatori della nostra attività: l’emoglobina glicata media dei pazienti, il grado di soddisfazione degli utenti, i risultati dei corsi di educazione...», elenca Danila Fava.
Ultima modifica: 25/03/2010 |