Il medico è importante, ma spesso la ‘pacca’ sulla spalla di chi vive la tua condizione fa più effetto di qualche unità di insulina...
Daniela
Autocontrollo | Non solo perché 'lo chiede il dottore'




Gabriele Riccardi, presidente della Società Italiana di Diabetologia.
 
Non solo perché 'lo chiede il dottore'

L’automonitoraggio nel diabete di tipo 2 si rivela sempre più importante come strumento per rendere la persona con diabete sempre meglio informata e più autonoma.


È un cammino convergente quello fra la tecnologia e la scienza medica in materia di automonitoraggio della glicemia nel diabete di tipo 2. Da una parte le aziende propongono sistemi sempre più affidabili, veloci, semplici da usare e in grado di generare ed elaborare dati in modo sempre più chiaro, dall’altro la Diabetologia riconosce con sempre maggiore chiarezza nell’evoluzione delle sue Linee guida (i documenti che descrivono le terapie ottimali), il ruolo anche educativo dell’automonitoraggio.
«Volendo riassumere in una frase il senso dell’evoluzione in corso, direi che l’automonitoraggio mantiene alta la sua utilità per il lavoro del medico e si rivela sempre più utile per il paziente che in questo modo può imparare dall’esperienza», afferma Gabriele Riccardi, professore di Endocrinologia e Malattie del metabolismo presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II.
«Ovviamente la persona con diabete deve sapere quali sono i valori glicemici consigliati per la sua situazione e deve sapere in che modo le sue azioni potrebbero influenzare la glicemia», continua Riccardi, presidente della Società Italiana di Diabetologia. Su questa base, confrontando le scelte fatte con i risultati glicemici misurati nel corso della giornata, la persona può capire sempre di più come ‘funziona’ il suo diabete «e diventare, almeno in parte, il medico di se stesso», chiarisce Riccardi.

Maggiori opzioni
Per il medico che – soprattutto nella cura del diabete di tipo 2 – oggi ha a disposizione un ventaglio molto maggiore di opzioni terapeutiche rispetto a pochi anni fa, «disporre di una serie completa di misurazioni glicemiche ordinate e relative ai diversi momenti della giornata significa poter scegliere con maggiore cognizione di causa quale delle tante terapie possibili meglio si adatta al diabete di quello specifico paziente, insomma fare una prescrizione ‘su misura’ e poterne verificare i risultati», afferma Riccardi.
L’evoluzione verso un automonitoraggio fatto più o meno frequentemente ma con consapevolezza e non solo perchè ‘lo chiede il dottore’, è stata accelerata non solo dalla sempre migliore formazione offerta alle persone con diabete e dal desiderio di giocare un ruolo attivo nei confronti della condizione ma an-che, ancora una volta, dalla tecnologia.

Organizzazione dei dati
Oggi diversi sistemi di misurazione della glicemia consentono di organizzare i dati glicemici custoditi nella memoria del lettore, anche generando dei valori medi (generali, relativi alle sole iperglicemie a digiuno o alle sole postprandiali). Altri sistemi permettono con l’aiuto di un computer di generare diari molto chiari e grafici. «Si tratta di strumenti utili per il diabetologo ma soprattutto per la persona con diabete, uno strumento che consente anche a un occhio non allenato di capire quali sono le costanti e quali invece le iper o ipoglicemie sporadiche e di capire, anche da soli, quali modifiche potrebbero essere consigliabili, per esempio a livello di alimentazione», conclude Riccardi.

Ultima modifica: 25/03/2010

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